Tra leggerezza e magnificenza.
La tappa numero 19 del Tour de France ci ha portato via qualcosa. Il dominio incontrastato di Pogacar ha permesso allo sloveno di programmare prima, e riuscire poi, nell’impresa di togliere un primato rimasto ancorato al nome di Marco Pantani per oltre 30 anni. Nel mondo degli appassionati, italiani e non, è scattato inevitabilmente il paragone: Pogacar è più forte di Pantani? Si tratta di un confronto irrealistico – come Messi con Maradona per capirci – che cela qualcosa da approfondire.
Guardando la classifica “All-time”, Pantani occupa ancora tre dei primi cinque tempi migliori, ottenuti tra il 1994 e il 1997; questo significa che la sua non fu una prestazione isolata, ma un livello di eccellenza ripetuto negli anni. Il punto infatti non è il distacco tra il nuovo record di Pogacar e quello di Pantani, ma che dopo trent’anni di evoluzione tecnologica, metodologica e scientifica, il nome che continua a comparire ovunque è quello di un corridore di vent’anni fa.
Se fosse solo una questione di bici, alimentazione e allenamenti, quei tempi sarebbero stati cancellati nel corso degli anni da altri corridori. Complimenti a Tadej Pogacar ma questo risultato, più che “ridimensionare” Pantani, ne conferma ancora una volta la grandezza: perché trent’anni dopo il confronto è ancora con lui, e questo dice già tantissimo.
Per chi mastica pane e ciclismo, Tadej Pogacar è qualcosa di mistico. In termini calcistici, per farla breve, è come fondere in unico giocatore Messi, Cristiano Ronaldo e Ronaldinho. Il capitano della UAE vince ovunque e comunque: nelle tappe di montagna, nelle cronometro e anche nelle classiche a un giorno. Batterlo sta diventando sempre più impossibile, tanto che l’ormai eterno secondo Vingegaard, prima di ritirarsi dal Tour per via di una brutta caduta, non ha nemmeno osato provarci. Il controllo assoluto della corsa francese ha permesso a Pogacar di programmare con anticipo l’impresa dell’Alp de Huez. Perchè lo sloveno non vuole vincere, ma stravincere.
Battere il record di Pantani non è stata solo un’ovvia conseguenza della prestazione messa in scena sulla montagna francese, ma un obiettivo mirato. La sua impresa però, non può essere paragonata a quella del Pirata.
Partiamo dalle certezze: la bici utilizzata da Pogacar per la scalata dell’Alp de Huez in 35 mintui e 27 secondi pesa 7kg: il 15% in meno rispetto a quella utilizzata all’epoca da Pantani (8,5kg). Una differenza che vale già il 2% nella differenza cronometrica. Nonostante il ciclismo degli anni 90’ non fosse privo di conoscenze fisiologiche, oggi la preparazione atletica è diventata un processo continuo di misurazione e correzione. Produzione di lattato, Vo2Max, carico dell’allenamento, tempo di recupero e un’altra marea infinita di dati e statistiche fanno parte del monitoraggio.
A tutto questo andrebbe poi aggiunta la “rivoluzione nutrizionale”: una documentazione del 1998 fatta sugli atleti elitè riportò l’assunzione di circa 800 grammi di carboidrati al giorno. Si tratta di un valore in linea con quelli attuali, ma quello che è cambiato drasticamente è la distribuzione in gara. Prima del 2010 infatti, i corridori professionisti assumevano durante ogni tappa 30-60 grammi di carboidrati l’ora; oggi si arriva tranquillamente ai 120gr, una differenza di quasi mille chilocalorie, che si traduce in un vantaggio ipotetico del 3%. Che su una salita di 36 minuti si può inquadrare in un “range” tra 30 e 60 secondi.
Anche se tutti i record sono fatti per essere battuti, come se non bastasse a tutte queste certezze bisognerebbe aggiungere anche altre considerazioni importanti. In primis, la lunghezza della tappa: quella corsa da Pogacar, infatti, è stata lunga “solo” 127 km contro i 162 km corsi nel 1995 da Pantani. Inoltre, a fare una grossa differenza è anche il contesto: arrivato a ridosso dell’Alp de Huez, Tadej Pogacar aveva già il Tour de France in tasca.
Molto probabilmente, “l’attacco” al record di scalata era in programma da diverse settimane; Pantani arrivava invece da un brutto infortunio a quell’edizione del Tour de France, e inoltre, dovette provare a recuperare secondi di classifica da rivali come Indurain – che nella tappa precedente gli aveva rifilato proprio in salita circa due minuti e mezzo – e Zulle.
Sebbene vittorie e tempi da record non facciano altro che alimentare confronti in un ciclismo sempre più monotono e prevedibile, Pogacar ci ricorda Pantani proprio perchè, come il pirata, anche lui sta dimostrando di avere la leggerezza di poter “attaccare” a sensazione. Chi non darebbe anche più di mezza gamba per poterli vedere duellare anche solo per una tappa? Una suggestione che rimarrà tale. Ma che ci fa sognare.