Le parole dell’allenatore livornese sui divieti di trasferta.
Cristiano Lucarelli non è un uomo qualunque. Quando prende la parola, bisogna fermarsi ad ascoltarlo – la sua storia e la sua coerenza, nonché i suoi valori, lo precedono. Si può naturalmente essere d’accordo o meno con le sue idee politiche, ma rimane la statura di un calciatore-tifoso che quest’anno, dopo aver girato l’Italia, è tornato nella città dove è nato, quella che gli ha dato tutto e alla quale lui sta dando tutto: Livorno.
Tenere alle radici significa anche difenderle, senza paura. Così Lucarelli ha parlato in conferenza stampa dell’ennesimo divieto di trasferta occorso ai suoi tifosi, in occasione della trasferta contro La Spezia – una partita già decisiva, con entrambe le squadre a punteggio pieno. Lo ha fatto criticando senza mezze misure il modus operandi della Questura (del questore, per essere più precisi), reo di continuare a ricevere un lauto stipendio senza muovere un dito, semplicemente vietando – senza una vera ragione, a oltranza. Il tutto mentre, quando le tifoserie straniere vengono in Europa, sono libere di distruggere le nostre città.
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