Come le tifoserie dell’Est hanno preso la morte del comandante.
La Ramonda serbica, pianta endemica dei Balcani Centrali, è nota per essere uno dei fiori più rari al mondo, nonché per la sua capacità di resistere a condizioni estremamente avverse. La sua scoperta sulle pendici del monte Rtanj, vicino alla città di Sokobanja, risale al 1874 ed è attribuibile a Josif Pančić, medico, botanico, professore universitario e accademico serbo di origine austriaca.
In seguito, dieci anni dopo, nel 1884, il dottor Sava Petrović, medico di corte del re Milan Obrenović, trovò una terza specie nei pressi di Niš, che, insieme a Pančić, descrisse come una nuova specie per la scienza con il nome di Ramonda nathaliae, in onore della regina Natalija. Dunque sono facili da intuire le ragioni per cui, dal 2012, il fiore in questione sia divenuto il simbolo del Giorno dell’Armistizio della Prima Guerra Mondiale in Serbia, siglato l’11 novembre 1918, e il motivo per cui venga indossato all’occhiello dalle autorità nella settimana che precede la festa.
Altrettanto intuibile fu la scelta del generale serbo-bosniaco Ratko Mladić di indossarlo sul bavero della sua giacca, il 22 novembre 2017, di fronte al tribunale dell’Aia, quando fu condannato condannato in primo grado all’ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità.
Tale sentenza scatenò le reazioni immediate dei tifosi della Stella Rossa e del Partizan. I Delije, in trasferta a Borisov in Bielorussia, esposero lo striscione “Hiljadu doživotnih da su ti dali častan Srbin tebe slavi”, ovvero “Anche se ti avessero dato mille ergastoli, un serbo onorevole ti celebrerebbe comunque”, mentre i tifosi del Partizan, squadra di cui il generale era tifoso, ringraziarono sua madre scrivendo “Nek je tvojoj majci hvala”, accompagnata dallo stendardo raffigurante proprio una Ramonda nathaliae, con le sue foglie viola su sfondo verde.
Mladic viene condannato dal Tribunale dell’Aia (2017)
Dalla morte del generale Ratko Mladić, avvenuta il 27 agosto 2026, il panorama giornalistico italiano ha partorito una serie di analisi storiche sulla vita e le azioni del defunto generale serbo, talvolta pertinenti e accurate, talvolta isteriche e accompagnate da titoli sensazionalistici avvilenti, che denotavano una scarsa conoscenza dell’argomento.
Quanto segue, invece, non si propone in alcun modo di ripercorrere l’operato del generale Mladić, né di glorificare in alcun modo una figura che avrebbe altrimenti poco a che fare con l’ambito sportivo, ma semmai, come si confà ad una rivista sportiva e culturale, di rendere note in maniera dettagliata le reazioni che la sua dipartita ha suscitato tra le principali tifoserie dei paesi dell’ex Jugoslavia, che sono state anche stavolta vero termometro dei sentimenti delle varie frange della società civile.
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