Papelitos
15 Ottobre 2026

Tutto è possibile, nulla è più epico

Un nuovo calcio senza più mito e misure.

Della folle partita di ieri si è detto tutto o quasi: una Roma dominante per più di un’ora, il Real che la ribalta negli ultimi 7 minuti di gioco con tre reti da corner (sarebbero potute essere quattro, essendoci fra i tre gol un colpo di testa, di Bellingham e sempre da calcio d’angolo, finito fuori di un soffio a Gollini battuto).

Giustamente si è scritto di cambi, di psicodramma romanista, di strategia mourinhana per cui i Blancos avrebbero azzannato i padroni di casa nel momento, inevitabile, in cui questi ultimi fossero calati. Ci permettiamo però di aggiungere un elemento. Da anni, almeno da dopo il Covid, tra calendari compressi, competizioni infinite, trasferte internazionali, il calcio è diventato uno sport diverso: ci si allena giocando ormai, come hanno detto Guardiola e vari tecnici; ci sono molti più spazi e, di base, i giocatori in campo hanno meno struttura caratteriale.

Il combinato disposto di questi e altri elementi porta a capovolgimenti improvvisi a cui non eravamo abituati: un tempo una partita ribaltata nel recupero sapeva di leggenda, veniva tramandata ed era un’eccezione, ora è quasi la norma; le partite, letteralmente, precipitano. E quasi nessuno, fisicamente o caratterialmente, sembra in grado di bloccare o comunque arginare queste valanghe.

“Tutto è possibile in questo calcio”, scrivevamo tempo fa, “ma non in senso positivo”.

Ecco allora che i tre gol, quasi quattro, del Real da corner non vengono avvertiti come mitici (nemmeno da chi ne ha gioito), ma come stranianti, un po’ esotici, tuttavia possibili e a un certo punto trascurabili. Aggiungiamo noi: nel fondo, più o meno inconsciamente, capiamo che sono patologici, frutto di qualcosa che non va. Ora, quel qualcosa può essere una squadra scoppiata, certo, con un portiere poco sicuro e una difesa rimaneggiata e cambiata in corsa; può e sicuramente è conseguenza di un’altra squadra e di un allenatore che hanno studiato come batterli, i corner. Ma è anche una spia inquietante di un calcio senza misura.



Possiamo e dobbiamo continuare a parlare di Roma mostruosa, perché lo è stata, rappresentazione in campo di un gruppo unito e di un tecnico stra-ordinario, come Gian Piero Gasperini. Ma l’altro lato della luna, quello scuro, ci fa intravedere anche un Real rinunciatario, indolente, individualista; se si guarda tra le pieghe di questo nuovo calcio, nella spettacolarizzazione generale, non si può che notare uno sport diverso. In cui nulla è più certo e tutto è possibile. Ieri la Roma vinceva 3-1 all’Olimpico contro il Real Madrid, la squadra più grande del mondo; ha perso 3-4 subendo tre gol da calcio d’angolo in sette minuti.

Questa cosa dovrebbe sconvolgere tutti, essere un fatto enorme, e passare alla storia del pallone. Invece, sembra già essere scivolata via, sotto l’acqua corrente di un calcio liquido e in perenne fluire, con gli ostacoli ridotti al minimo. È un football che sembra rispecchiare l’antico motto dell’Ordine degli Assassini: “Nulla è vero, tutto è lecito”. Ora c’è già un’altra partita, ce ne è sempre un’altra, dopo tre giorni. In cui ogni cosa potrà succedere, ma nulla rimarrà. Un’imprevedibilità, però, senza più i contorni della leggenda.

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