Tifo
06 Novembre 2026

Ascoli, dalla pelle al cuore

La curva, la città e la possibilità di un’altra strada.

La prima fotografia non è dentro lo stadio. È una sala piena. Persone sedute, altre in piedi oltre le vetrate. Sul fondo un drappo degli Ultras 1898. Qualcuno parla al microfono, gli altri ascoltano. Il 4 ottobre, al Centro Sportivo Piceno, l’incontro si chiama “Essere ascolani, essere Ascoli” ed è organizzato dagli Ultras 1898 insieme a Rivista Contrasti. Si parla di repressione e calcio moderno.


Potrebbe sembrare un’immagine marginale rispetto alle fotografie che verranno dopo: la curva, i corpi, le bandiere, le mani alzate. Invece penso che sia proprio da questa fotografia che occorra cominciare.

Perché forse racconta una trasformazione.

E pone una domanda che attraversa tutto questo lavoro: se il mondo ultrà sta cambiando, continuare soltanto a fronteggiare ciò che percepisce come repressivo è ancora l’unica strada possibile? O esiste un altro modo per resistere?

Non arretrando, ma occupando nuovi spazi. Non rinunciando alla propria identità, ma trasformandola in cultura, relazione, presenza nella comunità.

Ascoli reportage

Non volevo realizzare
l’ennesimo reportage sugli ultrà.

01 / LA PELLE


La fotografia di calcio possiede ormai un proprio vocabolario: il fumogeno, il volto coperto, la bandiera, l’esplosione della curva, il capo ultrà sulla balaustra. Immagini potenti, spesso bellissime, ma che rischiano di raccontare sempre la stessa cosa.

Io volevo capire cosa rimane quando togliamo il rumore.

Nelle fotografie in bianco e nero il campo quasi scompare.

Rimangono i corpi

Un uomo solleva la manica e mostra un tatuaggio dell’Ascoli: lo stemma, il 1898, la città diventano pelle. Poco più avanti due persone si stringono guardando la curva. In un’altra fotografia i capi sono sopra la folla, ma fotografati dal basso non sembrano monumenti: sono parte di un organismo molto più grande di loro.

Poi arrivano le mani

Una mano. Dieci. Cento.

Si alzano nello stesso momento.

La curva diventa un corpo collettivo.

Ed è probabilmente qui la parte più difficile da raccontare del fenomeno ultrà: per alcune ore l’individuo accetta di appartenere a qualcosa che lo precede e che continuerà dopo di lui.

02 / LE PERSONE – 03 / LA TENSIONE – 04 / LA CURVA


Il tifoso che non vuole diventare cliente


Questa dimensione diventa ancora più evidente ad Ascoli.

L’Ascoli Calcio nasce nel 1898 ed è indicato dal club come il quarto più antico d’Italia. La sua storia sportiva ha trovato nella lunga presidenza di Costantino Rozzi, dal 1968 al 1994, il periodo che più profondamente ha inciso sull’immaginario cittadino.

Ma forse il dato più interessante appartiene al presente.

Nel settembre 2026 la campagna abbonamenti si è chiusa con 10.039 tessere, nuovo record dichiarato dalla società.

Diecimila persone non sono soltanto un dato commerciale.

E qui si crea una frizione interessante con il calcio contemporaneo.

Le grandi organizzazioni sportive hanno imparato a misurare il tifoso: quanto acquista, quanto interagisce, quanto resta collegato al marchio. Nel marketing esiste persino una definizione precisa, customer lifetime value: il valore economico prodotto da una persona durante la propria relazione con un brand.

Ma cosa accade quando quel rapporto non viene percepito come consumo?

Quando qualcuno porta la propria squadra tatuata sulla pelle?

Quando la relazione precede il prodotto e sopravvive persino ai fallimenti, alle retrocessioni, ai presidenti e ai calciatori?

Ad Ascoli sembra quasi verificarsi un rovesciamento.

Non è soltanto la società calcistica ad avere una comunità di tifosi.

È la città che ha incorporato la squadra dentro la propria memoria.

05 / LE MANI


Educazione ascolana

Per me questa osservazione non è completamente esterna.

Mio nonno, mio padre, io, mio figlio. Quattro generazioni.

Potrei chiamarla educazione ascolana.

Non significa trasmettere le stesse idee. Sarebbe persino ingenuo pensarlo. Le generazioni cambiano, cambiano i linguaggi, le sensibilità, la politica. Cambiano anche le curve.

06 / I CORPI


Molti simboli che in un determinato momento sembrano assoluti diventano, con il passare degli anni, involucri che si riempiono e si svuotano.

L’appartenenza invece sembra possedere una temporalità differente.

Non dice soltanto io c’ero.

Dice soprattutto noi continuiamo ad esserci.

E forse proprio questa capacità di trasmissione offre al movimento ultrà una possibilità che va oltre lo scontro permanente.

Ascoli calcio stadio
07 / IL RIFLESSO

Un vetro e una domanda


Tra le immagini ce n’è una meno immediata delle altre.

È un riflesso.

Persone reali e persone riflesse si sovrappongono su una superficie di vetro. Non si capisce più chiaramente cosa stia davanti e cosa dietro.

Mi interessa perché l’identità funziona così. Non è mai immobile.

È quello che pensiamo di essere, quello che eravamo e quello che gli altri vedono di noi.

Forse anche il mondo ultrà oggi si trova davanti a un vetro simile.

Da una parte esiste una storia costruita sulla contrapposizione: contro il calcio moderno, contro la repressione, contro chi limita, controlla, vieta.

Una contrapposizione che appartiene alla sua storia e che non può essere semplicemente cancellata.

Ma dall’altra parte stanno crescendo forme diverse di presenza.

Un convegno. Un’iniziativa culturale. Un bar. Un luogo di aggregazione.

Persone che discutono della propria condizione invece di rappresentarla soltanto attraverso il conflitto. E allora la domanda cambia.

Non più soltanto: contro chi dobbiamo combattere?

Ma: che cosa possiamo costruire?

Ascoli calcio stadio abbraccio
08 / L’ABBRACCIO

FUORI DALLO STADIO / I LUOGHI DELLA COMUNITÀ


Quando lo stadio finisce


È per questo che alla fine della serie ritorna il colore.

La partita è lontana.

Entriamo nei luoghi ordinari della città. Il bancone di un bar, le bottiglie, una maglietta dell’Ascoli. All’esterno di un altro luogo di ritrovo alcuni uomini parlano prima della partita.

E poi due ragazzi seduti. Dietro di loro il grande ritratto di Costantino Rozzi.

LA MEMORIA / COSTANTINO ROZZI

Rozzi è morto nel 1994. L’Ascoli ricorda ancora ufficialmente la sua presidenza come il periodo dei maggiori successi della propria storia.

I due ragazzi fotografati sotto quel volto appartengono invece a un’altra generazione.

Probabilmente è questa una delle immagini che più mi interessa.

Perché non parla veramente di Rozzi. Parla del tempo.

Di come una comunità riesca a consegnare una memoria a persone che non erano presenti quando quella memoria è stata costruita.

È antropologia prima ancora che calcio.

Una fotografia appesa a una parete diventa racconto. Il racconto diventa memoria. La memoria produce appartenenza. L’appartenenza torna allo stadio e diventa voce, gesto, bandiera.

Poi esce nuovamente dallo stadio.

Il cerchio ricomincia.

L’ETERNO RIENTRO / IL VARCO

Un’altra forma di resistenza?


Forse la questione che queste fotografie lasciano aperta è proprio questa.

Per anni una parte importante dell’identità ultrà si è costruita anche attraverso la presenza di un antagonista: l’avversario, le istituzioni, il sistema del calcio, le restrizioni.

Ma cosa succederebbe se una parte di quella energia venisse utilizzata sempre di più per produrre comunità?

Cultura. Memoria. Mutualità. Luoghi. Racconto.

Trasmissione tra generazioni.

Non significherebbe necessariamente diventare più docili. Potrebbe significare, al contrario, diventare più difficili da cancellare.

Perché vietare una trasferta può limitare temporaneamente una curva. È molto più difficile mettere fuori gioco qualcosa che nel frattempo è diventato parte della vita quotidiana di una città.

Non so se questa sia la strada giusta. Ed è probabilmente per questo che continuerò a fotografarla.

Per capire se il futuro del movimento ultrà debba ancora essere soprattutto contro qualcosa, oppure possa iniziare a essere sempre più chiaramente per qualcosa.

Per una memoria.

Per una comunità.

Per un luogo al quale appartenere.


Qui trovate la galleria con gli scatti di Ascoli, da non perdere: Gallery ascoli calcio – Noris Cocci

Noris Cocci è un fotografo e pubblicista italiano. La sua ricerca documentaria esplora luoghi, identità e memoria collettiva. Tra i progetti in corso, un’indagine fotografica sulla cultura ultras e sui luoghi del tifo, tra territorio e appartenenza. Lo ringraziamo.

www.noriscocci.com


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