Quello che i giornali non vi hanno detto (e che forse neanche sanno).
la foto di copertina è di Simone Meloni / puoi recuperare gli altri episodi della rubrica qui
Diceva Simon Kuper che il calcio non può essere chiamato semplicemente «gioco» perché è un fenomeno planetario – e in quanto tale, supera i confini ludici dello sport. Ultimamente però, soprattutto quando si parla di gestione pubblica degli eventi sportivi, che sia in Italia (meno) o all’estero (molto di più: specie se sono coinvolte tifoserie italiane, laziali, bergamaschi, fiorentini, romanisti, poco importa), la sentenza di Kuper è stata quasi ribaltata: andare allo stadio è pericoloso, di gioco non c’è quasi più nulla, è tutto estremamente serio, freddo, militare.
Anche perché i tifosi, specialmente in trasferta, vivono di quella sana tensione nel desiderio di portare i colori della propria squadra nel luogo nemico, e la minima miccia può causare incendi irreparabili. È quanto stava per accadere a Manchester martedì scorso, ma non per “colpa” dei tifosi, al contrario. I romanisti, come spesso capita in trasferte così attese, erano molto disomogenei: trovavi l’ultras, certo, ma anche il tifoso semplice, i gruppi di amici, persino le famiglie. Parliamo di Old Trafford, mica del Velodrome di Marsiglia. Almeno in teoria.
Come ha raccontato Simone Meloni, infatti, «nelle dieci partite precedentemente viste in Inghilterra, solo in uno stadio mi era già capitato di incappare in qualcosa di simile: Old Trafford. Era il 2007, ma evidentemente alcune pratiche non sono mai cadute nell’oblio».
La tensione si è avvertita dal corteo pre-gara. «Il clima è stato sin da subito ostile e provocatorio. Con la polizia (soprattutto quella a cavallo… siamo nel 2026, anche basta!) che già durante il corteo dal centro allo stadio ha oltrepassato quella barriera tra contenimento e “sgradevolezza” in grado di innescare una pericolosa miccia». Ce lo ha confermato anche la nostra fonte, che chiameremo M. per riservatezza: «anche se durante il corteo la situazione era palesemente tesa, non è accaduto niente di così grave. Quando però siamo arrivati nei pressi dello stadio, la polizia ha cambiato modus operandi, diventando molto aggressiva, e senza una reale ragione».
Il nostro M. ci ha raccontato di momenti molto concitati e pesanti vissuti soprattutto ai tornelli, sorta di cunicoli per polli da batteria, strettissimi e pericolosi per chi magari ha qualche anno in più degli altri o soffre di problemi di salute. Simone Meloni lo ha confermato: «l’ingresso tramite le anguste porticine è avvenuto in modo coattivamente contingentato e letale per un cardiopatico o un claustrofobico, eppure loro dovrebbero sapere bene cosa significa mettere a repentaglio la vita di una massa di tifosi accalcati per entrare in luogo pubblico (Hillsborough docet)».
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