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22 Febbraio 2026

Dónde se hace el amor, se hace el fútbol

Sfide geografiche e lotte sociali del calcio boliviano.

El Alto è un’ex periferia, un ex dormitorio, un ex municipio. Dal 1988, è una città. La seconda più popolosa della Bolivia, situata nel dipartimento di La Paz, nonché la città india più grande d’America: oltre l’80% dei suoi abitanti è di origine aymara o quechua. El Alto, però, nasce da una “violenza storica”.

Nel 1985 il governo neoliberale di Victor Paz Estenssoro, con l’intento di eradicare il sistema economico boliviano dalla sua dipendenza dal settore minerario, chiuse molte miniere: i minatori abbandonarono i villaggi e i contadini abbandonarono le campagne poiché i destinatari dei loro prodotti erano gli stessi minatori. Gente “cacciata dallo Stato”, impossibilitata ad integrarsi nella ricca modernità delle metropoli del Paese, che decise di costruirsi la propria città.

Come se non bastasse, El Alto costituisce il secondo insediamento urbano più alto del mondo, a circa 4100 metri di altitudine.

La storia sociale e (soprattutto) la geografia di El Alto sono indissolubilmente intrecciate alla sua storia sportiva, in particolare, calcistica. Non priva di curiosi aneddoti da raccontare. La vita calcistica di El Alto, come ogni città latinoamericana che si rispetti, ruota attorno ad uno stadio: el Estadio Olímpico Los Andes Cosmos 79, teatro di casa degli incontri della formazione a undici La Paz Fútbol Club, che cambiò nome in El Alto Fútbol Club prima di essere sciolta nel 2013.

È il 23 gennaio 2011. Yuri Villarroel, centrocampista de La Paz FC, al 26esimo minuto del secondo tempo di una partita ben lontana dalle glorie delle finali europee, segna un gol che muta il destino suo, della sua squadra e della città di El Alto. Un gol strano, di coscia, non tecnicamente “pulito”. Come i gol migliori, quelli che cambiano il corso della storia.

Grazie anche a quella partita, La Paz FC, allora militante nella Copa Simón Bolívar (la serie B boliviana), viene promossa nella Primera División. Ad una condizione: le partite di casa non potranno più essere disputate allo stadio Los Andes Cosmos 79 che, causa la sua posizione a 4080 metri s.l.m. e le conseguenti criticità fisiche sofferte dai calciatori ospiti, non avvezzi alla ridotta scorta di ossigeno tipica di certe altitudini, non è ritenuto adatto agli incontri della massima serie.

Né Villarroel né nessun altro avrebbe potuto prevedere ciò che accadde un mese dopo quella partita.

Il 22 febbraio 2011 un gruppo di alteños residenti nel barrio dello stadio, frustrati dalla decisione della Liga che li avrebbe privati della possibilità di seguire il “deporte rey” nella loro città e nel loro quartiere, rapisce i giocatori e alcuni dirigenti e assistenti della squadra (per un totale di 40 persone) e li tiene sequestrati all’interno dello stadio per 7 ore in protesta contro il veto posto sulla partita tra gli azulgranas de La Paz FC e il Club Deportivo San José previsto inizialmente presso lo stadio di El Alto.

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