Calcio
14 Ottobre 2018

Cassano non ama il calcio

Il tira e molla con l'Entella ha sancito la fine della carriera di Antonio Cassano.

Riuscire bene in una disciplina non vuol dire necessariamente amarla. Così come le intuizioni più geniali spesso sono completamente indipendenti dal concetto di passione. Anzi, il talento smisurato può trasformarsi in una sorta di zavorra che impedisce a chi ne è in possesso di migliorarsi, perché non c’è tentazione più grande di dare per scontate le abilità innate. Attingendovi solo con il contagocce per poi lasciarle lì, in giacenza. Senza peraltro che qualcun altro possa raccoglierle e farle proprie, viste la ‘personalità’ e l’intrasferibilità che le caratterizza.

 

L’ultimo tira e molla con l’Entella dovrebbe aver sancito la fine del rapporto tra Antonio Cassano e il calcio. Uno sport che il barese non ha mai amato per davvero. Come detto, non dobbiamo farci depistare dalla sua vocazione naturale né, tantomeno, dalle emozioni che ci ha provocato con le sue giocate sopraffine, sebbene erogate a intermittenza secondo dosi e modi da lui stesso stabiliti. E non è in dubbio nemmeno la sua appartenenza al gruppo dei più grandi calciatori italiani degli ultimi quindici anni.

 

Checché se ne dica, la carriera Cassano l’ha fatta. E forse l’unico fallimento calcistico – certamente grave – è stato quello di Madrid, dove più che il talento a zavorrarlo sono stati i chili di troppo acquisiti. Mentre nelle altre esperienze, al netto delle intemperanze croniche, la sua impronta decisiva (in positivo) si è vista ed è agli atti: senza i gol e gli assist di Cassano Sampdoria e Parma non avrebbero centrato rispettivamente le qualificazioni alla Champions League (2010) e all’Europa League (anche se poi non disputata per le note vicende finanziarie, 2014).

Gennaio 2006, Cassano segna all’esordio con il Real Madrid. Ma l’esperienza alla Casa Blanca sarà il punto più basso della sua carriera (Photo by Denis Doyle/Getty Images)

 

Ma anche quando ha giocato bene, il merito è sempre stato del talento, mai davvero suo. Allenandosi sempre con il freno a mano tirato come se tutto gli fosse dovuto e cedendo spesso ai piaceri della tavola, Cassano non ha mai dato al calcio la priorità che richiede il sentimento amoroso. Perché l’amore si può declinare in mille modi, ma sacrifici e rinunce ne costituiscono principi fondanti non negoziabili. Cassano si è quasi sempre tenuto alla larga dall’assunzione di queste responsabilità, facendosi bastare le sue intuizioni indipendenti e il divertimento, senza mai mettere realmente in gioco se stesso. Rinunciando sin da subito alla possibilità di conoscersi. Per questo anche l’espressione “addio al calcio” suona quantomeno fuorviante.

 

Lui e il calcio non possono dirsi addio perché non sono mai stati davvero insieme. Certo, il calcio avrebbe voluto, ma il suo amore non è stato corrisposto. E a pensarci bene non si è trattato nemmeno di un legame di amicizia, vista la fiducia unilaterale e i continui ‘tradimenti’ perpetrati dal gioiello barese. Così come non si è trattato di un rapporto di reciproca stima, un sentimento che se da un lato libera da coinvolgimenti profondi, dall’altro impone equilibrio e rispetto, non esattamente qualità in cui Cassano spicca. E allora come qualificare la relazione tra Cassano e il pallone? Si è trattato di un rapporto hobbistico e nulla più, un’attività da svolgere – anche bene, benissimo – durante il tempo libero.

 

Oppure, viste anche le implicazioni economiche che Cassano non ha mai fatto mistero di apprezzare, al massimo di un rapporto di colleganza. Già. Per Fantantonio il calcio è stato un collega di lavoro con cui andare d’accordo a fasi alterne, e una volta a casa chi si è visto si è visto.

.


 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Luigi Fattore

46 articoli
Ayrton Senna, l’immortale
Altri Sport
Luigi Fattore
01 Maggio 2021

Ayrton Senna, l’immortale

Da ben prima di quel dannato 1 maggio 1994.
I 3/5/10 motivi per cui… ma basta!
Papelitos
Luigi Fattore
22 Dicembre 2020

I 3/5/10 motivi per cui… ma basta!

Un modello di “informazione” devastante.
Cicciolina e Moana hanno previsto il calcio di oggi
Recensioni
Luigi Fattore
06 Giugno 2020

Cicciolina e Moana hanno previsto il calcio di oggi

Può un film hard denunciare e prevedere le storture del calcio?

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

The TED Inside: tifare Roma uccide
Interviste
Gianluca Palamidessi
21 Novembre 2021

The TED Inside: tifare Roma uccide

Il vero tifoso non vince mai.
L’insostenibile leggerezza di Michael Owen
Ritratti
Andrea Mainente
14 Dicembre 2020

L’insostenibile leggerezza di Michael Owen

Bruciare le tappe per poi infine bruciarsi.
La Fiumana, orgoglio del Carnaro
Calcio
Massimiliano Vino
05 Marzo 2020

La Fiumana, orgoglio del Carnaro

Da D'Annunzio all'annessione alla Jugoslavia: la storia di Fiume nel pallone.
Tifare la Bari
Calcio
Giuseppe Cappiello
23 Ottobre 2020

Tifare la Bari

Una religione laica, tra San Nicola e la città vecchia.
Malatella l’impavido
Papelitos
Michelangelo Freda
26 Marzo 2019

Malatella l’impavido

Perché noi stiamo con Malatella, lo steward che più provinciale non si può.