Carrello vuoto
Calcio
25 Aprile

La Roma non è pronta

Andrea Antonioli

80 articoli
Il suicidio di una provinciale.

Questa mattina Roma, o almeno la parte giallorossa della capitale, si è svegliata frastornata, confusa. E probabilmente l’abitudine nel non trovarsi a certi livelli ha fatto la differenza anche nelle analisi più disparate. Perché quando si arriva a questo punto ha ragione Zidane, un allenatore fenomenale perché vincente, che ha espresso in termini coloriti un concetto cardine nella conferenza stampa all’Allianz Arena:

“Nosotros no nos vamos a cagar en los pantalones, no existe eso, nos gusta jugar estos partidos […] Yo creo que es la determinación que tenemos es la clave de este equipo, porque jugamos contra equipos muy buenos. El Madrid es un club que tiene ADN Champions”

Non serve traduzione, e certo la Roma non è il Real Madrid e non ha un DNA Champions, tuttavia queste parole potevano risultare utili per Di Francesco e i suoi secondo un doppio piano di interpretazione. Il primo era quello dell’imitazione, e infatti la Roma ha approcciato bene la partita nei primi venti minuti; il secondo però era un livello di differenza, perché la Roma non è il Real Madrid e la trasferta infernale di Anfield si può leggere secondo il filo (giallo)rosso del provincialismo.

.

Già era iniziata male, prima che si scendesse in campo, con la foto di Bruno Conti e Pruzzo che aveva fatto il giro dei social e dei telefoni. Una goliardata, così l’ha definita Conti al momento delle inevitabili scuse, giustificandola con “il sorriso sulle labbra” al momento dello scatto e con il suo lavoro ventennale fondato su valori come il rispetto e la correttezza. Qui però non siamo più a Roma, non siamo più in Italia, non è più tempo di goliardate e di dito medio quando stai tra le prime quattro squadre d’Europa. Ve lo immaginate un dirigente della Juventus fare una cosa del genere? Questo, già prima di solcare il prato di Anfield, era il primo capitolo del provincialismo romanista, portato poi degnamente avanti da Di Francesco e i suoi.

 

Una foto emblematica di quanto la Roma non sia pronta

Così oggi si sente parlare dei primi venti minuti, dei duelli individuali e dei contrasti persi, di Salah e del mercato, ma in fondo nessuno riesce ad essere veramente critico dopo una simile cavalcata europea. E rimane la solita favoletta senza lieto fine, perché stavolta la Roma non ha alcuna possibilità di ribaltare il risultato come avvenuto con il Barcellona: i catalani sono una squadra che se pressata esageratamente, sovrastata sul piano fisico e dell’agonismo, in trasferta può subire – e ha subito – sconfitte molto pesanti: una squadra che fa del possesso palla, e del gioco in orizzontale, il suo modus vivendi. Capovolgete Messi e compagni e troverete invece il Liverpool: la banda dei Reds guidata da Jurgen Klopp, l’ultima rockstar rimasta, gioca il calcio più verticale dell’ultimo secolo, forse paragonabile solo al Borussia Dortmund dello stesso Klopp, campione di Germania e finalista in Champions nel 2013.

.

Sperando di aver esaurito le premesse, e certi che non sia sufficiente una partita per svuotare di senso il lavoro di una stagione (e di una cavalcata trionfale nell’Europa che conta) siamo liberi di passare al match di ieri. È stata una partita letteralmente folle, forse il suicidio tattico più palese che si sia visto negli ultimi anni: andare a Liverpool con la difesa alta, a tre, vuol dire o non aver visto le partite dei reds oppure semplicemente essere un dogmatico.

“Credo sia ridicolo il modo in cui la Roma si è presentata ad Anfield. Come è stata schierata? Sembravano tattiche scolastiche! Forse Di Francesco non ha avuto tempo di vedere le partite del Liverpool di questa stagione, come portano il pressing e verticalizzano. Non c’è mai stata pressione sulla palla da parte dei giocatori della Roma, i difensori sono lenti e hanno sofferto sempre. In pratica Di Francesco si è consegnato al Liverpool, si è messo completamente nelle loro mani. Ha grandissime responsabilità per quanto successo stasera, poche volte capita di addossare tutte le colpe a un allenatore per una prestazione insufficiente di una squadra. Oggi ha letteralmente abbandonato i suoi giocatori per come li ha schierati” (Rio Ferdinand)

Uno scontro impari (Foto di Clive Brunskill/Getty Images)

Di Francesco ha preparato la partita in modo totalmente irrazionale ed illogico, forse convinto che la sua squadra fosse già arrivata ad un livello di confidenza che probabilmente non raggiungerà mai. Atto secondo, e decisivo, del provincialismo giallorosso. Ma anche qualora la Roma fosse giunta a quel grado di sicurezza, anche se avesse avuto giocatori più pronti e più forti, presentarsi in quel modo ad Anfield significa entrare direttamente nelle fauci del leone. E ancora di più, all’intervallo, dopo un bombardamento come pochi se ne ricordano nelle gare finali europee, durato circa venticinque minuti, il tecnico romanista invece di cambiare modulo e passare a una più accorta (in tutti i sensi) difesa a quattro, ha mantenuto lo stesso modulo mandando letteralmente allo sbaraglio i suoi calciatori nella ripresa. Le reti giallorosse – che ancora tengono, secondo qualcuno, acceso il lumicino della speranza – sono poi arrivate con il cambio di sistema di gioco, ma non si può dire questo fino a che punto sia dovuto alla correzione in corsa, all’uscita di Salah o molto più probabilmente alla stanchezza dei reds, dopo una partita straordinaria.

.

Di Francesco si è poi giustificato a fine partita raccontando la versione di un dogmatico schiacciato dalla realtà: sembrava Zeman ai microfoni della stampa dopo le sconfitte per 4-0, a parlare di contrasti e duelli persi, poca qualità e poca personalità. Riesce difficile concepire come avrebbe potuto Juan Jesus vincere i duelli individuali con Salah, o in generale come la squadra avrebbe potuto uscire indenne dagli attacchi famelici dell’undici di Klopp, durante i quali si formavano costantemente coppie di giocatori, uno contro uno nella metà-campo giallorossa; anche perché, lo sappiamo, il Liverpool non attacca unicamente con le tre frecce là davanti, ma anche con il rimorchio dei centrocampisti, con i terzini, e probabilmente anche con il pubblico e l’allenatore che scendono in campo. Non ci si può appellare ai fatti, perché certamente i primi due gol arrivano rispettivamente prima da una palla persa (Dzeko), poi da un’altra palla persa (Kolarov) e da un contrasto anch’esso poco deciso (Manolas), ma è altrettanto vero che già non si contavano più le occasioni create dal Liverpool con lanci lunghi anche dalla difesa, in cui si aprivano praterie in cui i padroni di casa hanno poi letteralmente banchettato.

L’ex si è trasformato in un fenomeno e soprattutto in giustiziere (Foto di Clive Brunskill/Getty Images)

Si potrebbe dire molto altro ma si tratterebbe di aspetti marginali. Possiamo aggiungere che Salah ha sfoderato una prestazione da pallone d’oro – con quegli spazi poi a facilitarlo nel compito, non ne parliamo – e che come ultima e finale attenuante, l’undici titolare della Roma di quest’anno è addirittura di minore qualità rispetto a quello della stagione passata (e di questo certamente non ha responsabilità Di Francesco). Oltre all’egiziano divenuto incubo peggiore, e ceduto più o meno per la stessa cifra alla quale si è acquistato Schick, la Roma ha perso anche Rudiger, che al posto di Juan Jesus avrebbe forse potuto limitare i danni; ma insomma, parliamo del nulla.

.

Nessuno si aspettava che i giallorossi insidiassero le migliori squadre d’Europa, e in ogni caso questo Liverpool è semplicemente fantastico, un piacere per gli amanti del calcio, e probabilmente meriterebbe più di chiunque altro la coppa dalle grandi orecchie. Dallo 0-5 agli ottavi in Portogallo al 3-0 in casa e 2-1 fuori con il Manchester City di Pep Guardiola, una squadra che sembrava aver raggiunto la sua fase finale di maturazione ed è invece andata in mille pezzi contro il gegenpressing e le verticalizzazioni dell’allenatore più rock che esista. Per la Roma, al contrario, questo deve essere il primo passo in un processo inevitabile di sprovincializzazione che la squadra, l’allenatore e la società dovranno inevitabilmente compiere. Nel 2013, dopo essere uscito dalla Champions League in Turchia con il Galatasaray, Antonio Conte disse paradossalmente: “Adesso testa all’Avellino” (la partita di Coppa Italia da disputare pochi giorni dopo); un’esagerazione, che suonava quasi ridicola, ma faceva parte di un processo, di una mentalità. La Roma adesso ha il campionato da giocare, e soprattutto un posto in Coppa dei Campioni da conquistare: da qui si riparte, per sperare di rivivere altre serate magiche.

.


 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Tifo
Domenico Rocca
4 Giugno 2022

Nel nome di Antonio De Falchi

04/06/1989: il buio a San Siro.
Tifo
Jacopo Gozzi
15 Maggio 2022

La mia trasferta ad Anfield Road

Liverpool-Inter negli occhi di un tifoso nerazzurro.
Papelitos
Andrea Antonioli
5 Maggio 2022

Tradizione, mistica, religione

Así gana el Madrid.
Papelitos
Gianluca Palamidessi e Andrea Antonioli
27 Aprile 2022

Manchester City-Real è stata utopia

Tra orrori difensivi e talento smisurato dei singoli.
Estero
Vito Alberto Amendolara
11 Aprile 2022

Manchester City-Liverpool, e tutto il mondo fuori

Da qui passano i destini del calcio attuale (non solo inglese).
Papelitos
La Redazione
31 Marzo 2022

La nuova Champions sarà una Superlega

Tanto valeva fare quella originale.
Italia
Vito Alberto Amendolara
13 Gennaio 2022

L’anno del Serpente

L'Inter è ancora la squadra da battere.
Ritratti
Marco Armocida
3 Gennaio 2022

Momo Salah è un’icona vivente

Di sicuro in Egitto, probabilmente anche nel mondo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
9 Dicembre 2021

Non studio, non lavoro, non guardo la tv

Non vado al cinema, non faccio sport.
Cultura
Niccolò Maria de Vincenti
9 Dicembre 2021

L’Inno della Champions

Storia della melica più celebre del Calcio.
Papelitos
Federico Brasile
8 Dicembre 2021

Siamo periferia d’Europa

Mai così impotente e lontana del centro.
Interviste
Gianluca Palamidessi
21 Novembre 2021

The TED Inside: tifare Roma uccide

Il vero tifoso non vince mai.
Papelitos
Andrea Antonioli
28 Ottobre 2021

José Mourinho il dittatore

A Roma si governa solo con il pugno di ferro.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
25 Ottobre 2021

Zero a zero è puro punk

Roma vs Napoli è stata la partita perfetta.
Papelitos
Federico Brasile
20 Ottobre 2021

L’Europa chiama, l’Italia non risponde

Il calcio italiano deve guardarsi allo specchio.
Tennis
Marco Armocida
19 Ottobre 2021

Radja Nainggolan, guerriero incompreso

Un giocatore irripetibile, come i suoi eccessi.
Calcio
Gianluigi Sottile
1 Ottobre 2021

I campionati non valgono più nulla

Ormai, per le grandi squadre, è solo la Champions il metro della stagione.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Settembre 2021

Non ditelo a Florentino

Lo Sheriff Tiraspol dà una lezione al Real e ai (pre)potenti del calcio.
Papelitos
Valerio Santori
15 Settembre 2021

Da Malmö a Malmö

Sta tornando la Juventus di Allegri?
Tifo
Lorenzo Santucci
6 Settembre 2021

State attenti ad insultare i tifosi

La protesta dei tifosi del Milan è sacrosanta ma non sufficiente.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
30 Agosto 2021

C’era una volta il calcio inglese

Secondo Klopp e Solskjaer alcuni club giocano un calcio troppo duro.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Agosto 2021

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.
Ritratti
Matteo Latini
30 Maggio 2021

Agostino Di Bartolomei, orgoglio di Roma

30 maggio, giornata maledetta per il romanismo.
Ritratti
Matteo Latini
18 Maggio 2021

Quel galantuomo di Gaetano Anzalone

Tre anni fa ci lasciava un signore del pallone, presidente e primo tifoso della Roma.
Ritratti
Marco Armocida
5 Maggio 2021

Toni Kroos, il principe

Elegante, intelligente, colonna del Real Madrid.
Papelitos
Federico Brasile
16 Aprile 2021

Italianissima Roma

L'arte dell'adattamento e della difesa.
Papelitos
Guglielmo Russo Walti
14 Aprile 2021

Le follie dell’imperatore

Le spese del City e l'obbligo di vincere la Champions.
Estero
Gianluca Palamidessi
13 Aprile 2021

La difesa è il miglior attacco

Il Chelsea di Tuchel lo dimostra.
Italia
Federico Brasile
18 Marzo 2021

Il fallimento italiano non è colpa del “gioco”

Ma del ritardo (tecnico, fisico e caratteriale) del nostro calcio.
Papelitos
Marco Armocida
13 Marzo 2021

È troppo facile prendersela con Cristiano Ronaldo

Da leggenda vivente a fardello il passo è in un click.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
10 Marzo 2021

L’identità non è un’opzione

Cosa ci ha detto l'eliminazione della Juventus.
Ritratti
Andrea Angelucci
11 Febbraio 2021

Lo strano caso di Aritz Aduriz

Compie oggi 40 anni un simbolo del calcio basco.
Calcio
Gianluca Palamidessi
1 Febbraio 2021

L’onnipotenza delle radio romane

L'amico/nemico di Roma e Lazio.
Ritratti
Marco Metelli
1 Febbraio 2021

Batistuta giocava con il cuore e segnava come un pazzo

Compie oggi 52 anni Gabriel Omar Batistuta.
Calcio
Lorenzo Solombrino
27 Dicembre 2020

Ancelotti ha stravolto l’Everton

Una squadra che si era rassegnata a galleggiare.
Ritratti
Andrea Mainente
14 Dicembre 2020

L’insostenibile leggerezza di Michael Owen

Bruciare le tappe per poi infine bruciarsi.
Interviste
Gianluca Palamidessi
23 Novembre 2020

Una nuova alba per la cultura Casual?

Due chiacchiere con Sergio Tagliabue, tra Joy Division, Casuals e amicizia.
Storie
Simone Galeotti
21 Novembre 2020

L’Aston Villa è un pilastro del calcio inglese

Compie oggi 146 anni una squadra simbolo d'Inghilterra.
Calcio
Gianluigi Sottile
27 Ottobre 2020

All or nothing: la strategia di Amazon nel calcio

Lo sport come nuova frontiera da conquistare.
Papelitos
Federico Brasile
21 Ottobre 2020

Una Superlega made in JP Morgan

Sembra tutto pronto per la stretta degli oligarchi.
Storie
Diego Mariottini
1 Ottobre 2020

Quella Roma non sarà un fuoco di paglia

Torniamo nell'ex DDR, subito prima che la Roma diventasse grande.
Ritratti
Enrico Leo
2 Settembre 2020

Bill Shankly è un mito di popolo

L'epopea dell'allenatore più amato dalla Kop.
Calcio
Andrea Antonioli
24 Agosto 2020

Il Bayern Monaco non è un top club qualsiasi

Affrontare la modernità con la forza della tradizione.
Tennis
Lorenzo Ottone
23 Agosto 2020

Il calcio post-Covid è più finto della Playstation

Quanto è triste alzare una coppa in uno stadio vuoto?
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
16 Agosto 2020

In un calcio sballato, il solito Pep

Tutto cambia in questa Champions, tranne la sfortuna di Guardiola.
Tennis
Gianluca Palamidessi
15 Agosto 2020

È questo il calcio che volete?

Se quello di ieri è football, meglio votarsi al tennis.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
13 Agosto 2020

L’Italia che dorme aggrappata al sogno dell’Atalanta

Siamo stati costretti a credere in un miracolo.
Calcio
Niccolò Maria de Vincenti
12 Agosto 2020

Pallotta, poche luci e tante ombre

Dopo nove anni di passione termina l'esperienza romana del finanziere di Boston.
Papelitos
Alberto Fabbri
7 Agosto 2020

Champions League 19/20: prove tecniche di Superlega

E se l'élite europea se ne andasse davvero per conto suo?
Ritratti
Remo Gandolfi
2 Agosto 2020

Francesco Rocca, con la Roma nel cuore

Kawasaki è tuttora nel cuore dei tifosi giallorossi.