Carrello vuoto
Calcio
20 Agosto

Il sentimento infinito di Borja Valero e Francesco Flachi

Quando il calcio è qualcosa di simile all'amore.

Si è spostato soltanto di sette chilometri a sud di quelle coordinate 43° 46′ 04′ N 11° 15′ 11′ E che porta tatuate sul braccio destro. Avrebbe potuto decidere, a 36 anni, di monetizzare la vecchiaia calcistica in qualche campionato-barnum in giro per il mondo, Borja Valero, come fanno e faranno tanti suoi colleghi. Ha preferito invece seguire il cuore e non lasciare più la città che ha ammaliato lui, l’amata Rocìo (il cui tatuaggio è: “Di Firenze vanto e gloria”) e la loro prole. A nulla era valso nemmeno spedirlo a Milano, sponda Inter, contro il suo volere, per estirpare quelle radici che dalla Castiglia si sono duplicate in Toscana.

L’uomo nato nella periferia di Madrid, e diventato a Firenze “il Sindaco”, ha scelto la maglia grigionera del Centro Storico Lebowski, realtà che è già un mondo a parte, una filosofia di calcio dal basso che ha incuriosito reportage, documentari, narrazioni (l’ultimo: Federico Buffa) ma che solo chi l’ha respirata con la sua pelle può forse capire davvero.

Giocherà in Promozione: il derby non sarà più con la Juve ma con l’Audace Galluzzo. Sfiderà la nobile decaduta Rondinella Marzocco e nomi che hanno fatto la storia del calcio minore toscano come Lanciotto Campi, Audax Rufina, Sestese, Rignanese, Calenzano, Dicomano, Gallianese. Potrebbe andarci a piedi, Borja, ad allenarsi con la sua nuova squadra, sotto la guida del quasi coetaneo Diego Murras, ex difensore di professione tipografo, e chissà che qualche volta non lo faccia davvero.

Borja è un uomo profondamente innamorato di Firenze

Partendo da quelle cifre disegnate sulla sua pelle, lasciandosi alle spalle Ponte Vecchio, accarezzando Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli, dando un’occhiata su Porta Romana al faticoso equilibrio delle donne di marmo di Michelangelo Pistoletto, salendo in via Senese verso San Gaggio, poi scollinando alle Due Strade, raggiungendo il Galluzzo, godendosi l’incanto improvviso della Certosa e poi via sulla Cassia, l’unica strada che portava a Siena e a Roma, finché non costruirono lì accanto l’Autopalio.

A piedi, così, potrà arrivare fino allo stadio Ascanio Nesi di Tavarnuzze, fino a qualche anno fa classico campo polveroso di un calcio vintage, oggi impeccabile sintetico che non ha perso però lo stesso il suo fascino d’un tempo. Non era così scontato, un beau geste che è potenzialmente alla portata di tutti i ragazzi milionari della Serie A ma che pochissimi fanno davvero.

“Mi riconosco nei valori portati avanti da questi ragazzi, ero convinto di giocare un’altra stagione nella Fiorentina, avrei potuto dare una mano. Non certo per soldi o chissà cosa. Ho preso questa decisione non per giocare bensì per dare visibilità al lavoro di ragazzi che ci mettono il cuore”, ha raccontato alla Nazione.

In risposta a una Fiorentina-società che ha ammainato tutte le sue bandiere (una eterna come Giancarlo Antognoni, ma anche le più recenti come Germán Pezzella, colui che aveva ereditato da Davide Astori la fascia di capitano emotivamente più pesante della Serie A), Borja ha saputo calarsi fin da subito, al suo arrivo nell’estate 2012, nel fiorentino spirito bizzarro. Basta scorrere sui profili social di Valero e signora per leggerci quanta fiorentinità si è depositata loro addosso, giorno per giorno. La sintonia perfetta con una città intrisa di ironia, battute, polemiche. E viola a tutte le ore. L’atto di oggi è soltanto una conseguenza:

“Mi sono riconosciuto nei valori del Lebowski, a partire da quello che hanno fatto in San Frediano per ridare vita al giardino dei Nidiaci e per dare la possibilità a tutti i bambini e alle bambine del quartiere di giocare, divertirsi e imparare a vivere senza ansie uno sport bellissimo che però sta perdendo la sua umanità. Sono cresciuto in un quartiere periferico di Madrid. Non c’era niente, era difficile anche trovare un campetto per giocare. Certe cose non si dimenticano. Il calcio è anche questo: incontro, aggregazione, possibilità di stare insieme. Di crescere”, ha spiegato così, semplicemente, a Benedetto Ferrara.

No, non è una favola, la sua. È solo un modo di essere. Borja resterà a Firenze, come non hanno fatto né Baggio BatistutaRui Costa. Passerà al tramonto sui lungarni come l’Antonio e tante glorie del primo e del secondo scudetto.

“In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un gran signore, di quelli che hanno lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriero da caccia”, il suo quasi concittadino Miguel de Cervantes non avrebbe potuto descriverlo meglio, questo moderno Don Chisciotte che non insegue mulini a vento ma vuole soltanto godersi adesso gli applausi degli Ultimi Rimasti Lebowski, i tifosi grigioneri che saranno la sua nuova “Fiesole” nel tratto conclusivo della carriera. “Perché certe cose non si comprano, e a volte gli spiriti affini si incontrano” lo hanno accolto così, i ragazzi del Lebowski.

Il Centro Storico Lebowski raccontato da Federico Buffa

Intanto, a nemmeno venti chilometri da lì e un paio di uscite d’autostrada più a est, ripartirà a gennaio la carriera di un altro cuore viola, Francesco Flachi, congelata da 12 anni di squalifica dopo essere stato trovato positivo alla cocaina. L’aveva comunicato nemmeno sette giorni prima di Borja, perché a volte certe storie si chiamano a vicenda. “Mi dicevano che non ero più bono a giocare”: questa la motivazione, col sorriso di sempre, per tornare in campo a sorpresa.

Smaltita una delle squalifiche più assurde della storia del calcio italiano, il ragazzo di Campi Bisenzio ci riproverà a quasi 46 anni con la maglia del Signa, in Eccellenza, un campo mitico che ospitò perfino uno scampolo di Ferenc Puskás in fuga dall’Ungheria verso il Real Madrid alla fine degli anni Cinquanta. 111 gol in carriera, anche se solo due col giglio sul cuore in Serie A (il primo in assoluto a Brescia, di testa in tuffo su punizione di Rui Costa dalla destra), per tutti i fiorentini era “il ragazzo gioca bene”, il pupillo del presidente Elio Boschi quando era un bimbo prodigio con la maglia dell’Isolotto e costò cento e rotti milioni per passare in viola.

Avrebbe potuto essere il Totti di Firenze, ma era una Fiorentina allora troppo infarcita di campioni, specie in avanti, quella che lo costrinse a cercare fortuna a Genova. E forse fu un bene, come per tutti coloro che amano troppo la maglia della loro città, di una città come Firenze per giunta.

Lo sguardo di Francesco Flachi rivolto verso il popolo blucerchiato

Terzo marcatore della storia blucerchiata dopo Mancini e Vialli, idolo di Marassi, un’accoppiata micidiale con Marco Bazzani. Poi le tante disavventure e l’assurdità di una giustizia sportiva che lascia a piede libero chi vende partite e campionati e invece condanna lui, “il più bischero di tutti”. Un quasi fine pena mai per lui che non si è bombato per correre più veloce o segnare un gol in più, ma che è finito in mezzo alla cocaina solo per far male a se stesso.

Non ha perso il sorriso né ha maledetto il destino. Solo colpa sua. È diventato opinionista in radio e si è messo a fare panini per tifosi e impiegati in pausa pranzo. Per continuare a respirare quel calcio che lo voleva lontano, ha guidato il suo Bagno a Ripoli oltre la rete di recinzione del campo: campionato di Terza Categoria vinto, “double” anche con la Coppa nella stessa stagione 2017/18, sollevata in una notte in cui cominciò pure a nevicare (era lo stadio di Tavarnuzze, la nuova casa di Borja adesso, vedi un po’ il caso).

Non favola, nemmeno questa. Semplicemente gente che ha amato e ama così tanto il calcio da volersi sporcare col fango della vita e di ogni categoria del pallone.

Restando in tema sampdoriano, nella stessa Eccellenza dell’hinterland fiorentino ha cominciato quattro giorni fa la sua carriera da allenatore Nicola Pozzi. Un altro di quelli che, abbandonato il grande calcio, ha ricominciato dal basso. Da attaccante, con la maglia del San Donato Tavarnelle, ha entusiasmato il paese del Chianti fiorentino (“Intervengo da Tavarnelle / ha segnato Pozzi-gol” era diventato un must) e chiuso con il quinto amarissimo rigore della serie sbattuto sul palo che cancellò il sogno della Coppa Italia di Serie D nella finalissima del Due Strade di Firenze.

Vinsero i veneti del Campodarsego: era il maggio 2018. Adesso, ripartirà dalla panchina del Grassina, nei paraggi di dove ha cominciato un certo Maurizio Sarri. Solo qualche mese fa, Pozzi era in tribuna allo stadio di Ponte a Niccheri a seguire proprio i rossoverdi, poi retrocessi dalla D, insieme a Big Mac Maccarone nella sfida contro il Siena di Alberto Gilardino. Quando la Serie A si trasferisce in blocco ai piani più bassi, e non è semplice amarcord. È qualcosa di più simile all’amore.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Storie
Alberto Maresca
18 Gennaio

Morto un Re Cecconi non se ne fa un altro

44 anni fa un omicidio assurdo, nel pieno degli anni di piombo.
Calcio
Marco Metelli
21 Agosto

Grazie, Brescia

Una grande piazza del nostro calcio è tornata a sognare.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
2 Dicembre

L’umiltà di essere grandi

Napoli-Juventus, o "l'arte di saper vincere".
Calcio
Alberto Maresca
26 Dicembre

Anche la pastasciutta è una droga

Racconto dell'ultimo, e storico, scudetto del Bologna.
Papelitos
Marco Armocida
26 Agosto

Ci vuole equilibrio

La stampa italiana e la sindrome da titolite.
Calcio
Enrico Leo
22 Novembre

La crisi del Milan viene da lontano

Il momento negativo del Milan rispecchia l'incapacità gestionale della sua dirigenza.
Papelitos
Lorenzo Santucci
22 Gennaio

Nel calcio di oggi si giocano troppe partite?

Un problema comune, ma evidente in Premier League.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
13 Agosto

L’Italia che dorme aggrappata al sogno dell’Atalanta

Siamo stati costretti a credere in un miracolo.
Editoriali
Lorenzo Santucci
1 Marzo

Si scrive Serie A, si legge WWE

Il rinvio delle partite è la decisione tardiva di un sistema ipocrita.
Interviste
Gianluca Palamidessi
15 Agosto

Il cacciatore di stadi

Intervista a Federico Roccio.
Papelitos
Alberto Fabbri
6 Marzo

Giù le mani dal Meazza!

Contro l'abbattimento dello stadio di San Siro.
Storie
Alberto Fabbri
13 Luglio

Il Piccolo Brasile

L’incredibile favola del Mantova che, con quattro promozioni in cinque anni, raggiunge la serie A nel 1961.
Storie
Annibale Gagliani
1 Settembre

Craxi e il Torino, un amore da Prima Repubblica

Il Bettino calciofilo, presidente ombra dei granata.
Papelitos
Antonio Aloi
17 Febbraio

Vlahovic contro lo stato dei perbenisti

Lezioni di etica non richieste da un sistema che non ha più argomenti.
Calcio
Gianluigi Sottile
1 Ottobre

I campionati non valgono più nulla

Ormai, per le grandi squadre, è solo la Champions il metro della stagione.
Recensioni
Alberto Fabbri
27 Dicembre

Cavalli Selvaggi

"Campioni romantici e ribelli nell'Italia di piombo", raccontati da Matteo Fontana. Eclettica Edizioni.
Altri Sport
Alberto Fabbri
4 Ottobre

Bentornata Fortitudo

Il ritorno in A della Fortitudo non poteva passare inosservato
Interviste
Domenico Rocca
29 Marzo

Il livello successivo di Davide Nicola

Intervista a Davide Nicola, tra calcio e filosofia.
Papelitos
Lorenzo Santucci
17 Gennaio

Anche Gasperini può sbagliare

Gli insulti alla madre di Gasperini hanno sollevato un (ingiustificato) polverone.
Calcio
Lorenzo Santucci
28 Maggio

Sempre il solito Conte

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
20 Marzo

Pirelli è scritto nella storia dell’Inter

Dopo 26 anni finirà il rapporto di sponsorizzazione più bello del nostro calcio.
Calcio
Diego Mariottini
30 Giugno

Pruzzo faceva gol e se ne fregava del resto

Tra l'amore e la propria natura, scegliere comunque la seconda.
Calcio
Daniele Dell'Orco
24 Gennaio

De Laurentiis, il silenzio è d’oro

Le scintille tra Aurelio De Laurentiis e Maurizio Stirpe hanno messo a nudo tutta l'ipocrisia del patron napoletano.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
8 Dicembre

Meno Sarri più Inzaghi

Lazio-Juventus non è stata una sorpresa.
Calcio
Gianluca Palamidessi
23 Luglio

L’altro Claudio Lotito

Elogio del patron laziale.
Ritratti
Luca Giannelli
29 Maggio

Bruno Pesaola, napoletano d’adozione

Le estrose geometrie calcistiche attraverso il fumo delle sigarette.
Calcio
Michelangelo Freda
28 Marzo

Avellino resiliente

L'Avellino calcio è l'espressione di un popolo abituato a soffrire ma che ha sempre saputo rialzarsi, anche nei momenti più duri.
Papelitos
Valerio Santori
11 Settembre

Il lancio degli Inter Fan Token è stato imbarazzante

Il sonno dei tifosi produce mostri.
Papelitos
Federico Brasile
1 Novembre

Il Milan (in Italia) sta un passo avanti

Almeno ad oggi, almeno in Serie A.
Calcio
Luigi Fattore
14 Ottobre

Cassano non ama il calcio

Il tira e molla con l'Entella ha sancito la fine della carriera di Antonio Cassano.
Calcio
Lorenzo Santucci
4 Maggio

5 maggio

La Waterloo nerazzurra.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
2 Agosto

L’avvenire non è bianconero

Vincere sì, ma subito.
Papelitos
Filippo Peci
18 Aprile

Il crepuscolo degli idoli

Le polemiche degli ultimi giorni non fanno altro che dimostrare come i vecchi eroi sportivi italiani non siano più in grado di competere.
Calcio
Gianluca Palamidessi
25 Gennaio

Vedere Mauro Zarate alla Lazio e piangere

Ricordo di Mauro Zarate con la maglia della Lazio.
Calcio
Diego Mariottini
17 Febbraio

Ciro Immobile non è pop

Eppure in Europa segna nettamente più di tutti.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
16 Maggio

Alen Boksic, l’alieno

Perduto è l'amore di una classe così pura.
Calcio
Michelangelo Freda
10 Gennaio

Riconoscimento facciale, l’ultima folle idea della Serie A

L'ultima proposta della Serie A riguarda il riconoscimento facciale. De Siervo, amministratore delegato della Lega, sembra determinato.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
6 Dicembre

L’Atalanta è pronta per vincere lo Scudetto

Come è cambiata quest'anno la Dea.
Papelitos
Matteo Paniccia
27 Maggio

Fiorentina-Genoa, si salvi chi può!

Il biscotto è servito. L'Empoli è in B, Viola e Grifone rimangono tra i fischi.
Papelitos
Matteo Paniccia
13 Gennaio

Agli ordini di Sanremo

Perché Sanremo è Sanremo.
Calcio
Renato Ciccarelli
24 Aprile

Perché sono vecchio

La mia generazione, il calcio, se lo immaginava.
Ritratti
Matteo Paniccia
2 Febbraio

Le follie di Luciano Gaucci

In memoria di Luciano Gaucci.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Aprile

Serie A, c’è solo la Juventus

In una scialba giornata di campionato, la Juventus mette una seria ipoteca sul settimo scudetto consecutivo.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
22 Febbraio

Sulle spalle del gigante

Lukaku ha trascinato l'Inter in vetta al nostro calcio.
Calcio
Edoardo Franzosi
25 Maggio

Salvate il Tardini, salvate Parma

Cosa si nasconde dietro al rifacimento dello stadio gialloblu.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
1 Gennaio

Stadi Uniti

Il sogno americano non è un ideale sportivo.
Calcio
Luca Pulsoni
18 Gennaio

Spalletti ha dato un’identità al Napoli

Nonostante la sfortuna, questa stagione è ancora tutta nelle mani dei partenopei.
Calcio
Gianluigi Sottile
18 Febbraio

Giorgio Chiellini è la Juventus

Il rientro del capitano è cruciale per i bianconeri.
Papelitos
Federico Brasile
8 Novembre

Un derby che viene dal futuro

Per intensità, ritmo, qualità. La partita dell'anno.
Calcio
Lorenzo Serafinelli
9 Gennaio

È la Lazio a sceglierti

122 anni di gioia, sofferenza e senso d'appartenenza.