Papelitos
08 Gennaio 2026

Colpire Cossu per educarne cento

L'ex giocatore paga la propria vicinanza agli ultras.

L’ex bandiera del Cagliari Andrea Cossu si è visto confermare, dal Tar, la decisione di Daspo di quattro anni, precedentemente sancita dalla questura di Cagliari. Il motivo? Aver intrattenuto, da dirigente, rapporti con una frangia del tifo rossoblù afferente al gruppo degli Sconvolts, considerata violenta dagli inquirenti che nel 2022 hanno portato a termine l’operazione “Frari”, conclusasi con 33 misure cautelari. L’accusa, per i fatti relativi al quinquennio 2018-2022, era stata addirittura “associazione a delinquere”, finalizzata a organizzare agguati, aggressioni e spedizioni punitive nei confronti di tifosi avversari.

Sostanzialmente, l’equiparazione di ultras a paramafioso. Certo, sappiamo che il tifo più caldo cagliaritano non è mai andato troppo per il sottile (per usare un eufemismo), ma la gravità dell’operazione della Polizia di Stato – un maxi blitz che ha coinvolto 200 poliziotti, Unità cinofile antidroga e antiesplosivo, un elicottero del Settimo reparto volo di Oristano, il Reparto prevenzione crimine e la Polizia scientifica – aveva fatto interrogare molti sulla durezza riservata agli ultras, forse eccessiva se paragonata ad altre situazioni.



In ogni caso, lo stesso ex trequartista del Cagliari era finito nel registro degli indagati e aveva patteggiato a sei mesi (poi convertiti in multa), da cui poi era scaturito il provvedimento di Daspo. Come riporta l’Unione Sarda, Cossu avrebbe funto da mediatore tra la società e i tifosi, fornendo un “contributo causalmente rilevante alla sopravvivenza e al rafforzamento” del gruppo Ultras. La consegna di magliette in seguito utilizzate per il finanziamento delle attività della curva, oltre alla creazione di un corridoio diretto tra la squadra ed i tifosi durante i periodi di crisi, costituirebbero i pilastri fondanti della decisione. 

Decisione che, al di là della base giuridica su cui poggia, scoperchia il solito vado di Pandora sul cronico doppiopesismo di cui soffre la giustizia – specie quella sportiva – italiana.

Cossu, cagliaritano verace che porta sul polpaccio proprio il simbolo degli Sconvolts, paga duramente la propria vicinanza alla curva e a tutto ciò che essa rappresenta, con una vicenda che comprometterà anche la sua carriera fuori dal campo. Dovrà scontare a caro prezzo il fatto di aver concesso al gruppo ultras della sua città delle magliette, che il suddetto gruppo avrebbe usato per l’autofinanziamento, e dunque per mettere in piedi la propria ‘economia criminale’, e poi di aver tenuto aperto un canale tra società e tifosi, con i quali intratteneva rapporti di vicinanza imperdonabili – quasi una logica da ‘concorso esterno’, ritornando all’equiparazione con le associazioni criminali

Destino inevitabile, potrebbe chiosare qualche moralista da bar, quando si allacciano relazioni con criminali o presunti tali. Già, proprio inevitabile: la cronaca del nostro Paese è zeppo di vicissitudini – legate al calcio ma non solo – che testimoniano quanto sia moralmente e legalmente inaccettabile avere a che fare con delinquenti, lestofanti e malavitosi vari. D’altronde, siamo in Italia: quel posto in cui, come nella Fattoria di Orwell, tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.

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