Le Nazionali di Italia e Germania, tra le più titolate in campo europeo e mondiale, hanno dato vita ad una rivalità calcistica esistente da decenni. Complessivamente, le due squadre vantano un totale di quattordici presenze nelle finali dei mondiali (otto per la Germania e sei per l’Italia) ovvero due presenze in più di tutte le altre Nazionali europee messe insieme. Queste quattordici finali mondiali hanno portato alla conquista di otto titoli (quattro per ciascuna nazione). Anche per questo motivo le loro sfide sono molto sentite, in campo e fuori, tanto che alcuni addetti ai lavori e rappresentanti dei media le hanno definite derby d’Europa. Le partite giocate tra queste due compagini hanno decisamente contrassegnato la storia dei tornei mondiali ed europei. In particolare, la semifinale del campionato del mondo del 1970, giocata allo stadio Azteca di Città del Messico, è stata ribattezzata la partita del secolo ed è stata commemorata con una targa all’ingresso dello stadio.

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Una partita che ha fatto la storia

Le sfide tra Italia e Germania soprattutto hanno rappresentato un confronto tra due scuole e filosofie opposte: lo stile di calcio italiano è stato classificato per oltre un secolo in termini binomiali (difesa e contrattacco), mentre la Germania ha sempre privilegiato la forza fisica e la disciplina tattica. In quanto a risultati invece gli azzurri sono largamente in vantaggio negli scontri diretti, avendo battuto la Germania 15 volte in 34 partite (11 pareggi), mentre la Germania ha vinto 8 volte; mai i tedeschi sono riusciti a prevalere nei tornei mondiali ed europei. L’ultima sfida infatti, disputata agli europei francesi del 2016, ha visto i teutonici primeggiare, ma soltanto dopo la lotteria dei calci di rigore. Ripercorrendo nel tempo la sfida infinita tra Italia e Germania, occorre partire dai mondiali cileni del 1962, quando una gara poco emozionante terminò con un pareggio a reti inviolate. Le due squadre si ritrovano però di fronte in un’occasione ben più importante otto anni dopo, il 17 Giugno per la semifinale del Mondiale 1970, dando vita alla cosiddetta partita del secolo che vide l’Italia qualificarsi per la finale, dopo un emozionante 4-3 in suo favore ai tempi supplementari. Questa è la partita che ha avuto il ruolo mitogenetico e simbolico rispetto alla rivalità tra le due scuole calcistiche: in essa si ritrovano infatti tutte le tattiche e gli stereotipi tradizionali che segnano le competizioni tra Italia e Germania. L’Italia passa in vantaggio con Boninsegna dopo 8 minuti di gioco, e per il resto dei due tempi regolamentari contiene gli attacchi della Germania Ovest. I tedeschi, tuttavia, riescono a trovare il pareggio nell’ultimo minuto di recupero con Schnellinger. Si rendono così necessari i tempi supplementari. Müller porta subito in vantaggio i teutonici, ma Burgnich rimette le sorti della gara in parità. Quindi Riva porta nuovamente in vantaggio gli azzurri, raggiunti ancora da uno scatenato Müller. L’ultimo, definitivo, gol che chiude la sfida è segnato da Rivera, al 111º giro di lancetta, che con un tocco di piatto supera il portiere Maier.

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Un gol talmente importante da introdurre alternativi medium di rappresentazione…

Al Mondiale del 1978 le due squadre si affrontano invece nel girone di semifinale. L’Italia domina ma i tedeschi resistono strenuamente: la partita termina così senza gol, 0-0, in attesa di una nuova resa dei conti. Questa avviene appena quattro anni dopo, nel 1982 in Spagna, dove stavolta la sfida vale il titolo mondiale. Tutto si decide nella seconda frazione di gioco, in seguito all’errore dal dischetto di Cabrini a fine primo tempo. Nella ripresa passano dodici minuti, e al 57º minuto Rossi porta in vantaggio la squadra azzurra con un colpo di testa. Quindi raddoppia Tardelli, che si lascia andare ad un urlo diventato leggendario, scolpito nella memoria degli Italiani. Altobelli porta quindi gli azzurri sul 3-0, e all’ 83º arriva il gol della bandiera per i teutonici, siglato da Breitner. Grazie ad un gioco talentuoso e creativo gli uomini di Bearzot avevano avuto la meglio sui tedeschi: l’Italia diventava campione del mondo per la terza volta nella sua storia, dopo una netta vittoria in finale e un Mondiale partito senza le migliori prospettive.

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Nel 1988 poi c’è la prima sfida “europea”: le squadre danno vita ad una sfida incolore che finisce 1-1, ma che accontenta entrambe le tifoserie. Altro europeo nel 1996: l’Italia e l’ormai riunificata Germania sono inserite nello stesso girone. Gli azzurri si presentano al decisivo scontro diretto con la necessità di dover vincere, mentre i tedeschi sono già qualificati. Questi ultimi riescono a contenere la spinta italiana e la partita finisce 0-0 (con Zola che fallisce un calcio di rigore nei primi minuti). L’Italia viene così eliminata mentre la Germania andrà a vincere il titolo in finale contro la Repubblica Ceca per 2-1, sfruttando la nuovissima introduzione UEFA del golden goal con Oliver Bierhoff (una stretta conoscenza del calcio nostrano). Passano quindi dieci anni, e immancabile torna l’epica delle sfide migliori: la semifinale dei mondiali del 2006, organizzati dalla Germania, è giocata il 4 luglio del 2006 al Westfalenstadion di Dortmund davanti a 65.000 spettatori, un vero e proprio fortino per i tedeschi che nello stadio del Borussia non avevano mai perso. L’Italia vince con due gol segnati alla fine del secondo tempo supplementare, da parte di Grosso e Del Piero. Risultato finale, Germania-Italia 0-2, con gli azzurri che si aggiudicheranno poi il titolo mondiale contro la Francia.

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Le due Nazionali si ritrovano quindi nella semifinale di Euro 2012, la sera del 28 giugno, allo stadio Nazionale di Varsavia. Prima di questo match i tedeschi avevano stabilito uno storico record di quindici vittorie consecutive, inclusi tutti i match dell’Europeo e quelli delle qualificazioni. Contro i pronostici della vigilia, l’Italia vince ancora una volta il confronto, per 2-1, grazie ad una doppietta di Balotelli nel primo tempo; solo allo scadere la Germania accorcia le distanze con un rigore trasformato da Özil. E così giungiamo all’ultimo capitolo della sfida infinita, che tutti abbiamo ancora in mente, disputato la scorsa estate. Quarti di finale tra la Germania di Loew, campione del mondo in carica, e la selezione azzurra guidata da Conte. Le rete di Özil ed il rigore di Bonucci fissano il punteggio sull’1-1. I tempi supplementari non bastano a sbloccare il match ed i tiri dal dischetto sorridono ai tedeschi, che accedono in semifinale.

<> at Stade Matmut Atlantique on July 2, 2016 in Bordeaux, France.

La delusione azzurra dopo la lotteria dei calci di rigore

Questa una raccolta sul confronto-scontro tra due culture calcistiche diverse, una sfida infinita che ha sempre regalato grandi emozioni; e a tal proposito ci viene da riflettere su quanto il terreno di gioco sia condizione necessaria ma non sufficiente per l’epica di una rivalità del genere. Lo stesso ultimo capitolo della saga, vissuto dagli Italiani con grande trasporto, rifletteva una visione del mondo portata dagli azzurri nel rettangolo verde: l’undici di Conte aveva raggiunto i cuori degli Italiani con le caratteristiche migliori di un popolo e di una tradizione calcistica. L’immedesimazione e il retroterra culturale – in queste sfide – recitano nell’immaginario collettivo un ruolo fondamentale. Certo questa volta i tedeschi erano più giovani, molto più fluidi nel gioco e meno solidi, più multiculturali e per l’appunto meno “tedeschi”, secondo lo stereotipo un po’ banale e un po’ “ariano” di cui facciamo fatica a liberarci. Noi invece eravamo una squadra tecnicamente modesta, infinitamente inferiore alla controparte, ma avevamo fatto leva su una tradizione riconosciuta per giocare un Europeo da protagonisti. Anche per questo milioni di Italiani si erano legati così appasionatamente all’Italia di Conte: una squadra espressione di un popolo che, all’incontro con la globalizzazione, aveva raccolto la sfida riscoprendo la propria essenza, calcistica e non. In attesa che quindi la rincorsa al progresso ci privi delle rispettive identità, ricordiamoci che questo scontro – come tutti i derby che si rispettino – affonda le proprie radici nella storia e nei caratteri particolari (in questo caso nazionali): non solo, come pensano in molti, nei campi da calcio.