Basket
16 Febbraio 2026

Fidel e il basket

L'utopia sportiva della rivoluzione (ma anche del dialogo).

Il 2 febbraio del 2024 la nazionale cubana di pallacanestro ha inflitto una storica sconfitta per 81 a 67 alla formazione statunitense nell’AmeriCup. È stata la prima volta che la massima rappresentativa cestistica di L’Avana ha battuto, in uno dei suoi sport più iconici, i propri acerrimi rivali geopolitici negli Stati Uniti. Risulta complesso discernere come uno dei giochi tradizionalmente legati al carattere e alla storia di Washington, ovvero il basket, sia divenuto un simbolo identitario della Cuba castrista.

Nell’esistenza dell’isola prima spagnola e poi traslata a colonia informale dell’impero statunitense nell’emisfero occidentale, il basket fece la sua comparsa nel 1906, quando venne giocata per la prima volta una partita presso l’Havana Gymnastics and Fencing Club. La federazione cestistica cubana vide la luce nel 1937, restando però confinata a sport minoritario.

Molto meno apprezzato del baseball, quest’ultimo amato persino e tutt’oggi – paradosso del paradosso – nel Venezuela chavista, il basket risultò nondimeno relativamente popolare, data la sua accessibilità a prescindere dal contesto sociale. Senza sostanziosi investimenti da parte del governo di L’Avana, il movimento cestistico cubano visse di stenti nel corso di tutta la prima metà del Novecento, fino all’ascesa del Lìder Maximo Fidel Castro e all’inizio della rivoluzione cubana del 1959.

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