Quando il 9 ottobre abbiamo titolato ‘Milan-Como, la grande vergogna’ pensavamo che la misura fosse colma. Le scuse con cui il calcio italiano si preparava alla prima trasferta intercontinentale, in barba ai tifosi e ai calciatori coinvolti, erano obiettivamente ridicole. Infatti, ora che la possibilità di giocare a Milano, semplicemente posticipando la gara di una o due settimane, era finalmente sul banco [1] (rendendo così palese che la chiusura per “un mese” di San Siro annunciata da Ezio Simonelli, presidente della Lega, e usata come motivazione principale per non giocare nella sede naturale fosse un’assurda boutade) [2] – i fatti ci danno ragione. Malgrado questo, però, la partita si farà lo stesso dall’altra parte del mondo.
Il balletto degli ultimi dieci giorni (Perth sì, Perth no, Perth forse) è stato stucchevole, indegno e vergognoso nei confronti del calcio italiano. Il gran finale, ammesso che la parola fine sia effettivamente stata pronunciata ieri, è ancora peggiore. Noi avevamo definito un progetto idiota quello di andare a giocare in Australia una partita di Serie A. Ma finire per andarci facendosi arbitrare, per la prima volta nella storia, da una terna non italiana perché obbligati dal paese ospitante e non sapendo ancora se si potrà o meno promuovere la gara come una gara del nostro campionato – è ben oltre l’idiozia. Ed è bene ricordare che questa genialata veniva presentata da chi la promuoveva come “l’occasione unica per internazionalizzare il calcio italiano”.
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Queste parole, frutto dell’acume del Ministro Andrea Abodi, risuonano ora tanto altisonanti quanto prive di significato. A meno, certo, che il senso non fosse esattamente opposto a quello pensavamo: non il calcio italiano che entra nel panorama internazionale (difficile senza poter pubblicizzare il nostro campionato e facendosi prestare gli arbitri), bensì il panorama internazionale che entra nel calcio italiano (come se il nostro pallone, però, avesse bisogno di internazionalizzarsi un altro po’…).
Si tratta di una delle peggiori figure della nostra storia. Il fatto è che a Perth, parliamoci chiaro, non ci volevano e hanno posto delle condizioni che solo dei folli avrebbero accettato. E alle quali, fino a ieri, la Lega Serie A paventava con un certo orgoglio di non voler sottostare, millantando l’intervento della Fifa per farle togliere – ma che adesso, invece, vengono accolte senza grossi drammi. Un cambiamento repentino dopo nella spasmodica danza macabra del nostro calcio – a meno di cinquanta giorni dall’evento ma dopo averne parlato a mezzo stampa per sei mesi facendo intendere che tutto fosse a posto. Allora, di nuovo, non è neanche idiozia – è sadomasochismo. Il calcio italiano è in mano a personaggi tafazziani.
l’intervento del nostro caporedattore Gianluca Palamidessi a RadioSei di ieri, proprio sulla questione Milan – Como a Perth
Quello a cui abbiamo assistito certifica che Ezio Simonelli e Luigi De Siervo avevano organizzato una partita senza discutere con la Asian Football Confederation e Football Australia le condizioni per giocare a Perth. È un po’ come un gruppetto di adolescenti qualunque che mette su una partita di calcetto e una volta arrivati tutti al circolo, trova il campo occupato perché Gigino ed Ezietto si sono dimenticati di prenotare… Solitamente, poi, i due vengono spernacchiati e si evita, da quel momento in avanti, di far loro organizzare anche il torneo online di Fifa – invece il presidente e l’amministratore delegato di Lega Serie A non schioderanno di certo. Anzi, ora che una toppa (peggiore del buco) sembra essere stata messa – i due, magari, si beeranno pure del risultato.
D’altronde sono stati votati e voluti ed evidentemente vanno bene ai presidenti della nostra massima serie. Conoscendo poi i 20 soggetti in questione, la cosa non ci stupisce. Ma allora, non deve stupire neanche i media sportivi italiani la desertificazione crescente che affligge il nostro calcio – che si articola su mille livelli diversi. A vedere bene, anzi, data la nostra classe dirigente, i risultati dei nostri club sono addirittura ancora buoni – e quindi c’è quasi da ringraziare che le proprietà straniere siano in maggioranza in Serie A; è la nazionale, diretta estroflessione sia della Federcalcio, con Gravina che ha le sue enormi colpe, sia dei quadri dirigenziali del nostro massimo campionato, casa d’elezione ovvia dei massimi talenti tricolori.
Infine, per tornare all’inizio di questo pezzo, ora che è stato svelato che la partita si poteva giocare tranquillamente a San Siro con un rinvio di pochi giorni (come prevederebbe il regolamento e come abbiamo visto accadere negli anni scorsi per le più svariate motivazioni) – come dobbiamo rileggere le parole di Simonelli che diceva che andare fino in Australia per giocare Milan – Como era “un’esigenza, non un capriccio” perché “non abbiamo alternative vicine con quella capienza”? O quelle di De Siervo, che diceva che “noi siamo persone che rispettano le regole e riteniamo di avere il diritto di farlo”?
Dobbiamo prenderle per ciò che sono: buffonate, evidentemente, perché è dimostrato che un’alternativa c’era e che non c’era nessuna esigenza e l’opposizione della confederazione asiatica che ci costringe a non utilizzare arbitri italiani e forse neanche a pubblicizzare l’evento come una partita del nostro campionato ci dimostra sia che le regole non le stavamo rispettando (ignorantia legis non excusat) sia che non rispettiamo tutt’ora, visto che tutte le partite del nostro campionato dovrebbero essere arbitrate da tesserati dell’Aia designati dall’Aia. Come potremmo rileggere ora questi sproloqui se non come le parole di due dilettanti? Come se non così – visto che ancora ieri Simonelli, nello stupire di nuovo tutti dichiarando che la partita si giocherà sicuramente a Perth, ha anche detto, con nonchalance allarmante, che ancora “ci sono altre cose da mettere a posto”?
Eppure a questi due sono state messe in mano le chiavi del nostro calcio. Il problema è che pur se i dilettanti sembrano loro, allo sbaraglio ci andiamo noi. E a noi, di intercontinentale, oggi, ci è rimasta solo la figura di merda.