Carrello vuoto
Altro
12 Giugno

Il Terzo Tempo del rugby è un rito sacro

Origini, miti e segreti di una splendida consuetudine.

Scrivere una storia ufficiale del Terzo Tempo oltre ad essere difficile sarebbe inutile. Difficile perché come le gesta degli antichi eroi, quelle dei “padri” del rugby si tramandano oralmente e il loro ricordo – giocoforza – sbiadisce con il passare del tempo e delle generazioni. Inutile perché il Terzo Tempo non è un istituto ufficiale, ma ufficioso. É il suo carattere spontaneo e in qualche misura necessario a renderlo al contempo così speciale e assieme circoscritto alla disciplina (disciplina più che semplice sport) della palla ovale.

 

 

Giusto per intenderci: forse qualcuno ricorderà l’iniziativa della Lega di Serie A italiana che per un periodo volle istituire uno scambio di saluti obbligatorio tra avversari al termine di ogni incontro. Tale scelta, pur sposando lo spirito generale del Terzo Tempo, non ne incarnava il significato profondo che è essenzialmente spontaneo e nasce poi dalla componente fisica, di vero e proprio scontro, che appartiene al gioco.

 

 

Mutuando una terminologia politico-giuridica piuttosto efficace potremmo parlare di una simile iniziativa come mossa da una logica top-down, piuttosto che da quella bottom-up che caratterizza invece il Terzo Tempo rugbistico e ne sancisce storicamente sia il successo che la rispettabilità. Quando, nel 1863, i rappresentanti delle principali università inglesi si incontrarono a Londra, presso la Free Mason’s Tavern, al 61 di Great Queen Street, né rugby né calcio esistevano ancora. L’uno e l’altro costituivano una medesima disciplina, sorta di ibrido tra i due codici attuali.

 

Una rappresentazione del College Football, ibrido tra il calcio e il rugby

 

 

In quell’occasione si discusse essenzialmente di regolamento, operando una scissione: quella tra chi voleva che il football rimanesse “maschio” (con la possibilità di colpire e sgambettare l’avversario in possesso di palla) e chi invece questa regola voleva abolirla.

 

 

Fu allora che nacquero il calcio e il rugby come noi oggi li conosciamo (con le debite differenze, dovute a un secolo e mezzo abbondate di evoluzione). Va notato che nel regolamento che ne derivò non venne inserito alcun articolo riguardante la condotta da tenere al termine degli incontri. Come ogni istituto di origine britannica, tuttavia, anche il rugby è costituito – più che da norme scritte – da consuetudini e tra queste spicca appunto quella del Terzo Tempo.

 

 

L’abitudine di trovarsi a fine partita con gli avversari si è talmente consolidata nel tempo da provocare una vera e propria levata di scudi in favore dell’istituto, in occasione della Coppa del Mondo francese del 2007, durante la quale – per ragioni logistiche – l’organizzazione aveva annullato diversi banchetti celebrativi post-partita.

 

John Smit e compagni, campioni del Mondo di Rugby nel 2007 (Ph: David Davies/PA Wire)

 

 

Un secondo elemento caratteristico del Terzo Tempo – il primo l’abbiamo detto è la sua natura spontanea – è la rilevanza che la dimensione alcolica riveste al suo interno: birra e vino sono simboli ancestrali di convivialità e comunione e dunque perfetti “strumenti” per la recita di un simile rito. Non la semplice assunzione, però, bensì la resistenza ai loro perversi effetti è stata generalmente accettata come specie di viatico di iniziazione ai “misteri” del Terzo Tempo. E dunque del rugby.

 

 

Tale aspetto pienamente connaturato all’esperienza conviviale dell’istituto ne sancisce il carattere popolare, anzi forse – per usare un altro termine oggi in voga – addirittura populista. Ma per quanto ingenua, primitiva o naif tale pratica possa sembrare essa è talmente radicata e anzi connaturata al gioco stesso del rugby che si può giungere ad affermare che senza l’una non esisterebbe l’altro. Almeno non nella forma che conosciamo.

 

 

Senza un bicchiere di birra o di vino stretto nella mano al termine di un incontro (e quindi di uno scontro) non si potrebbero davvero lavare via i colpi dati e subiti, reciprocamente, con un diretto avversario. Soprattutto risulterebbe più difficile mantenere il confronto sul campo entro i confini della semplice lotta (una lotta essenzialmente leale e dunque fiera e dunque codificata) senza che questa sfoci alla prima occasione nell’aperta, volgare violenza.

 

Birra e Rugby: binomio inscindibile

 

 

Sotto questa prospettiva la “club-house”, in cui si celebra di norma il Terzo Tempo, costituisce una sorta di camera di compensazione imprescindibile all’asprezza e alle inevitabili tensioni del gioco. Nella mia esperienza di giocatore, il Terzo Tempo non ha assunto la valenza universale e quasi “ecumenica” che oggi invece ha sino a che non ho raggiunto la prima squadra.

 

 

Nel rugby giovanile i terzi tempi erano di regola celebrati con un panino al salame e un’aranciata (se andava bene) o da una pasta scotta e l’acqua del sindaco (se andava male). In simili condizioni era difficile superare le naturali ostilità che ottanta minuti di gioco avevano eretto tra noi giocatori. Semplicemente, mancava l’atmosfera adatta a riuscirci.

 

 

A diciott’anni invece il mio esordio in Challenge Cup (l’equivalente rugbistico dell’Europa League) contro i francesi del Montauban venne salutato da compagni di squadra e avversari con fiumi di birra serviti con maliziosa solerzia ad ogni sorso conclusivo che riuscivo ad imprimere al mio bicchiere. Assieme all’ebrezza vennero i canti – terzo elemento basilare di un Terzo Tempo – e i “trenta energumeni” di wildiana memoria si trasformarono in una sorta di unicum che prescindeva in pari misura da nazionalità, credo, anagrafe e intonazione.

 

La battaglia prima della grande festa (Ph: Ravenna Rugby/Ilaria Vulcano)

 

 

Una simile logica potrebbe apparire nichilista, ma certo non lo era nelle intenzioni di chi me la proponeva: assumeva piuttosto un carattere semi-sacrale, sorta di iniziazione ad un codice antico di quasi due secoli che mi ero guadagnato sì con i placcaggi dati e ricevuti per un’ora e mezza circa sul campo, ma che andava ora ratificata alla vecchia maniera: bevendo dallo stesso calice e cantando canzoni sporche.

 

 

E la musica, appunto. I terzi tempi durano molto più a lungo del solo banchetto che pone fine alle ostilità: essi si protraggono alle volte per tutta la notte e si trascinano per vari luoghi delle città che di volta in volta ospitano i suoi celebranti. I canti che accompagnano queste incursioni rappresentano un altro elemento dionisiaco peculiare. La loro struttura (non il loro suono) ricorda per certi versi il Blues, in particolare quella corrente detta “Dirty Blues” che camuffa nei propri testi allusioni sessuali tanto implicite quanto percettibili.

 

 

É un altro aspetto questo proprio del “machismo” sopra richiamato, che completa il carattere de facto politicamente scorretto del Terzo Tempo. Un carattere comunque soprattutto goliardico che sopravvive ancora nonostante che per farlo abbia dovuto in parte mascherarsi, enfatizzando certi suoi tratti più presentabili (rispetto, armonia, fraternità), ad uso del grande pubblico.

 

Il Terzo Tempo a ritmo di Dirty Blues: si può

 

 

In comune con il Blues questi canti hanno poi la struttura “call and response”, in cui un capo-coro guida i compagni con ampi monologhi che si concludono appunto in una fragorosa risposta collettiva. Si tratta di testi semplici, basati su un umorismo non-sense che si fa più tanto più trascinante quante più persone partecipano all’inno.

 

 

Nella tradizione italiana spiccano per intensità e diffusione il “Padre Abramo” e la “Ballata del Mełon” (El mełon xè bon/el mełon xè naransòn…), che trascendendo i confini veneti in cui era stata concepita arrivò ad essere cantata (nel suo incomprensibile passaggio per Calvisano) dal 70 volte All Black, Andrew Merthens. Ma anche questa storia – appartenente ad un rugby amatoriale ormai tramontato – viene tramandata oralmente da aedi improvvisati e non presenta conferme scritte né, tantomeno, visive.

 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Tifo
Alberto Fabbri
13 Maggio 2022

Le sottoculture contro la società moderna

Intervista a Mauro Bonvicini, esperto ed interprete delle sottoculture giovanili.
Altri Sport
Lorenzo Innocenti
22 Marzo 2022

A che punto è la notte del rugby italiano?

Stato della (dis)unione dell'ovale tricolore.
Altro
Leonardo Aresi
4 Aprile 2021

La sovranità degli All Blacks è sacra

La tradizione e le radici non sono in vendita.
Basket
Raffaele Scarpellini
8 Gennaio 2021

Le macerie sportive dei Benetton

La famiglia Verde nello sport, un impero decaduto.
Calcio
Angelo Ceci
26 Dicembre 2020

Le origini del Boxing Day

Storia e tradizione del Santo Stefano sportivo nel Regno Unito.
Altro
Lorenzo Innocenti
21 Dicembre 2020

Il rugby in Italia parla veneto

Il nord-est è la patria dell'ovale nostrana.
Altro
Raffaele Scarpellini
13 Dicembre 2020

Classismo e razzismo del rugby argentino

La palla ovale come specchio delle diseguaglianze sociali.
Altro
Vito Alberto Amendolara
3 Dicembre 2020

Basta retorica buonista sul rugby italiano

Siamo stanchi delle “sconfitte onorevoli”.
Storie
Lorenzo Solombrino
1 Agosto 2020

Damon Albarn e il Chelsea, finché morte non ci separi

Dai Blur ai Gorillaz, nell'eclettismo di Albarn c'è un solo punto fermo.
Ritratti
Alessandro Imperiali
29 Luglio 2020

Giorgio Vaccaro, lo Sport come religione

Storia del generale che fece grande l'Italia nel mondo.
Altro
Alberto Fabbri
19 Luglio 2020

Per Nelson Mandela lo sport era politica

Rugby e calcio nella lotta contro l'apartheid.
Interviste
Leonardo Aresi
15 Giugno 2020

L’epica di Hugo Pratt, tra sport e avventura

Marco Steiner racconta il padre nobile della letteratura disegnata italiana.
Storie
Vito Alberto Amendolara
14 Giugno 2020

Il Che Guevara sportivo

Se la dimensione sportiva segna la vita del guerrigliero più famoso.
Papelitos
Lorenzo Santucci
2 Giugno 2020

Il calcio riparte, ma gli altri sport che fine fanno?

Non si vive di solo calcio.
Papelitos
Lorenzo Ottone
26 Maggio 2020

Rugby senza mischia, l’ultima follia da Covid-19

Abolita la mischia, la palla ovale avrebbe ancora senso?
Altro
Alessandro Imperiali
7 Maggio 2020

La Haka è un rito tramandato o svenduto?

Tradizione di popolo, miniera d'oro del marketing All Blacks.
Altro
Lorenzo Innocenti
28 Ottobre 2019

Inghilterra-All Blacks, la caduta degli dei

Dopo la disfatta del Mondiale 2015 il rugby inglese si è ricompattato, passando quattro anni a preparare la partita perfetta: All Blacks neutralizzati.
Altro
Lorenzo Innocenti
5 Ottobre 2019

Cosa è andato storto?

L'Italia del rugby da tempo ha smesso di crescere. Dove nascono i problemi e quali sono i punti da cui ripartire.
Altro
Lorenzo Innocenti
30 Agosto 2019

Geopolitica di Francia-Italia: il rugby come metafora della guerra

Il rugby è molto più di un semplice sport.
Ritratti
Cristian Lovisetto
15 Marzo 2019

Sergio Parisse

Venerabile gigante.
Altro
Cristian Lovisetto
26 Febbraio 2019

Sei Nazioni 2019, terzo atto

Come è andata la terza giornata di gioco tra i titani europei della palla ovale.
Altro
Cristian Lovisetto
10 Febbraio 2019

6 Nazioni 2019, secondo atto

Inghilterra dominatrice. Irlanda, Galles e Scozia in scia. Francia e Italia in affanno.
Altro
Cristian Lovisetto
3 Febbraio 2019

6 Nazioni 2019, primo atto

Cosa c'è da sapere sulla prima giornata del più antico torneo internazionale di rugby.
Interviste
Davide Bernardini
5 Febbraio 2018

Di giornalismo, pedali e divorzi

Intervista a Marco Pastonesi, uno che fa parlare i ciclisti come degli intellettuali.
Altro
Cristian Lovisetto
22 Novembre 2017

Il morso dei Pumas

L'Italia dell'ovale torna con i piedi per terra dopo la vittoria contro le Fiji.
Altro
Cristian Lovisetto
1 Novembre 2017

Il cielo sopra Murrayfield

Rovinare la festa agli scozzesi.
Altro
Graziano Berti
24 Ottobre 2017

Rugby, Francia e territorio

Genesi e apogeo del rugby francese. Il perché di uno sport, il perché di un popolo.
Altro
Leonardo Palma
13 Luglio 2017

Sopravvivere a Belfast

Sporcarsi le mani in combattimento per salvare la pellaccia.
Altro
Cristian Lovisetto
27 Giugno 2017

La legge del più forte

Cosa è successo lo scorso Sabato ad Auckland.
Altro
Cristian Lovisetto
21 Giugno 2017

Il rosso e il nero

I British and Irish Lions alle prese con il tour 2017.
Altri Sport
Cristian Lovisetto
11 Maggio 2017

La parabola di Re Carlos

Alla corte di Carlos Spencer. Lì dove il rugby è più bello.
Altro
Filippo Masetti
12 Marzo 2017

I Tre Leoni sono indomabili

La Scozia cade sotto i colpi dell'esercito di Eddie Jones. Il tanto ardito assalto allo strapotere inglese si è sciolto come neve al sole.
Altri Sport
Cristian Lovisetto
1 Marzo 2017

Fiji, l’ovale che unisce

Le isole Fiji, paradiso naturale per turisti e surfisti. Un Paese divorato da tensioni interne, golpe di Stato e divisioni sociali. Dove l'unico vero collante tra chi decide di restare è una palla ovale, quella da rugby.
Altri Sport
Filippo Masetti
26 Febbraio 2017

I cardi tornano a pungere

La Scozia dopo tanti anni di oblio si è ripresa la scena del Six Nations.
Altro
Leonardo Aresi
12 Febbraio 2017

Disavventure italiane

L'Italrugby continua a navigare in acque agitate nel mare del Sei Nazioni, in attesa che il nuovo comandante aggiusti la rotta.
Altro
Filippo Peci
9 Gennaio 2017

Hagakure. L’arte della palla ovale

Ogni pomeriggio in Giappone, allo scoccare della campanella, miriadi di studenti escono nelle strade delle grandi città e si riversano sulle tante occupazioni post-scolastiche a loro disposizione. Questa consuetudine ormai consolidata sta assistendo negli ultimi anni a una lenta e irreversibile inversione di tendenza. Sempre meno giovani calcano i campi da baseball, i tappeti delle […]