Basket
27 Gennaio 2020

Mamba forever

L'amico che non hai mai incontrato.

Quando fatico a prendere sonno e mi dimeno nel letto, la mia compagna è solita tuonare “Mettiti il video di Kobe“. Afferro il pc e googlo ‘Kobe Bryant Sportitalia’. Il video, di sedici minuti totali, è una intervista dell’aprile 2007 che la leggenda NBA rilascia in un italiano arrogantemente perfetto. Il tenore delle domande alterna convenevoli banalità a qualcosa di più profondo: dal rapporto con il nostro Paese a quello, spasmodico, con la pallacanestro. Ma il punto dell’intervista è un altro. Un tono di voce irenico, una calma serafica che rasserenerebbe il più inquieto degli animi. Qualche minuto del sorriso di Kobe ed io, finalmente acquietato, prendo sonno.

 

Gli epitaffi hanno il talento di essere la peggiore declinazione possibile della retorica. I tributi post mortem, specialmente quelli confezionati in Italia, diventano la sede elettiva di una ipocrisia senza nome. Eppure sono piuttosto sicuro che tutto quello che leggerete in questi momenti di sgomento corrisponderà alla realtà. Kobe non è stato solo una leggenda della storia dello sport, ma un vero e proprio semidio. Alessandro Mamoli, storica voce italiana di commento all’NBA, in uno stato confusionale ha provato a comparare questa immane tragedia alla morte di Ayrton Senna o di Lady Diana. Per noi è la Superga del Terzo Millennio. Con Kobe muore l’epitome della Pallacanestro, l’antonomasia di questo sport—seconda a Michael Jordan?—quel Gioco di cui si era innamorato ‘from the moment I started rolling my dad’s tube socks’

 

L’ultimo trionfo, nel 2010, contro i rivali di sempre a gara 7. Nathaniel S. Butler/NBAE via Getty Images

 

Jabbar ha detto qualcosa di molto semplice ma molto efficace ‘Un magnifico atleta, ma lo ricorderò più come uomo‘. Si è scritto e detto qualsiasi cosa di quello che è stato uno dei più forti giocatori di basket della storia: la Mambamentality, l’innato talento, l’ostinazione, la naturale grazia, quel sorriso che ti strappa gli occhi. Kobe Bryant è stato in realtà una figura metasportiva, un personaggio pubblico pienamente responsabile del suo ruolo e delle possibilità di influenzare la società. Kobe disponeva del carisma necessario per correre alla presidenza degli Stati Uniti. Una figura ispirante e motivatrice, leader spirituale per una intera generazione, per chiunque abbia avuto la fortuna di imbattersi nella sua stella negli ultimi venticinque anni.

 

La totale assurdità di questa tragedia lascia una sensazione di ingiustizia e di impotenza tale da non poterne parlare lucidamente. Le parole ci eludono, ricordi e immagini si affastellano gli uni sulle altre, e malgrado ciò viva è la sensazione di aver avuto l’onore di essere cresciuti con un essere umano così irripetibile. Che la terra sia lieve a Gianna e Kobe e a tutte le vittime di questo infame elicottero.

 

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