Papelitos
30 Agosto 2021

Ridateci la fascia di Davide Astori

La Lega insegna che anche la memoria ha una data di scadenza.

I più attenti l’avranno notato, i più distratti se lo saranno lasciati sfuggire – e il punto è proprio questo. Dall’inizio della stagione è scaduta la deroga che permetteva alla Fiorentina di utilizzare la fascia di capitano che fu di Davide Astori. Era il marzo 2018 quando, in circostanze tragiche, il capitano viola lasciava per sempre il mondo terreno; e quel simbolo, quella fascia elastica contrassegnata dalle sue iniziali DA13 circondate dagli stemmi di S. Croce, S. Maria Novella, S. Spirito e S. Giovanni aveva sempre rappresentato un ricordo struggente della sua presenza in campo.

Dalla stagione 2018/2019 la Lega Calcio ha imposto il format unico di fascia di capitano, uniformandolo a tutti i giocatori della Serie A, sulla falsa riga di quanto accade da sempre in Premier League. Aveva però consentito di mantenere intatto il ricordo di Astori, derogandone l’utilizzo per i viola, saldamente legati al cimelio assicurato intorno al braccio sinistro di German Pezzella.

Da ora basta. In nome dell’uniformità, della standardizzazione, la Lega ha deciso di voltare pagina.

È scaduta la deroga e non è più rinnovabile, come se il ricordo avesse un tempo, una data limite entro cui considerare estinto il tributo. Una data di scadenza come una confezione di latte intero. Anche un piccolo simbolo, innocente e molto significativo come questo, è stato derubricato come superfluo.


Sia chiaro, il punto non è nemmeno la fascia o la non fascia in sé. Però dovrebbe spettare alla Fiorentina la decisione sul ricordo, su come coltivarlo e in quale forma: nessuno pretende che la fascia di capitano sia un modo indispensabile per ricordare Astori, ma di certo il fatto che sia la Lega Calcio a stabilirlo, per l’applicazione di una norma generale e omologante, è una mancanza di sensibilità fin troppo burocratica.

La società ha reagito timidamente, inserendo una patch interna sulle divise per ricordare il capitano: una soluzione piuttosto arrendevole e monca di quel senso di ostentato orgoglio che rappresentava quella fascia di capitano. Di fronte all’insensibilità della Lega, sarebbe stato forse opportuno mostrare un’altra tempra, coinvolgendo magari la Fiesole in quello che sarebbe stata senza dubbio una manifestazione di piazza non ignorabile.

Ci auguriamo quindi che la Lega Calcio possa ritornare sui suoi passi e capire che sacrificare il ricordo non è mai giustificabile, specie in casi come questi. Perché le morti, proprio come le vite, non sono mai tutte uguali. E alcune andrebbero ricordate senza limiti di tempo – o almeno, fino a quando vogliono i diretti interessati.

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