Città di Castello è una storia unica nel panorama italiano.
Uno degli slogan più ripetuti nel mondo della pallavolo italiana è da tempo: «Il mio sport è differente». Perfetto per descrivere uno sport ricco di fair play, un pubblico composto da famiglie, un clima che non ha nulla a che vedere con quello delle curve degli stadi e in cui, in molti casi, la maggioranza degli spettatori assiste allo spettacolo sportivo con lo stesso atteggiamento con cui andrebbe al cinema o a teatro.
Ci sono però delle eccezioni. Delle piazze in cui la pallavolo viene vissuta come massima espressione dell’identità collettiva, e in cui il tifo per la squadra della propria città diventa un culto tramandato di generazione in generazione. È il caso di Modena e Cuneo, che hanno fatto la storia della pallavolo mondiale sia in campo sia sugli spalti per decenni, ma anche di province più piccole come Gioia del Colle o Pineto, solo per citarne alcuni. Nelle ultime settimane Città di Castello ha dimostrato ancora una volta di appartenere a questa categoria.
Il palasport comunale porta il nome di Andrea Joan, detto “Principe”, capo ultras della Vecchia Fossa, il gruppo di tifo organizzato che accompagnò la squadra nella scalata dalla Serie D del 1980 fino alla prima promozione in Serie A1, raggiunta nel 1991 con una rosa composta per otto undicesimi da ragazzi cresciuti nel vivaio della società. Nella primavera del 2011, a seguito della prematura scomparsa del Principe a 33 anni, nasce Seconda Giovinezza, il gruppo ultras che, riunendo e organizzando i membri della Vecchia Fossa e gli amici di Andrea per onorarne il ricordo e tramandarne gli insegnamenti, trascinerà la squadra in Superlega nel 2013.
Vecchia Fossa
Un gruppo indimenticabile.
Il Pala Principe
Così si chiamerà il palazzetto di Città di Castello dopo la morte del suo leader.
Dieci anni dopo quell’impresa, nell’estate del 2023, la lunga storia del Città di Castello Pallavolo, iniziata nel lontano 1964, sembrava essere giunta al capolinea. Pareva di assistere a una delle tante vicende che si sentono spesso nelle cronache dello sport di oggi: storiche realtà costrette a cedere titoli sportivi e cartellini dei giocatori, o addirittura a fondersi con altre società per sopravvivere ai problemi finanziari. Si pensò che l’unica soluzione per riportare la pallavolo locale ad alti livelli fosse emigrare da Città di Castello, unendo le forze con la vicina San Giustino, per dare vita a un’unica squadra rappresentativa dell’intera Alta Valle del Tevere.
Ma non proprio tutti la pensavano allo stesso modo. Mauro Alcherigi e Giovanni Pieroni, storici soci e dirigenti della pallavolo tifernate, non si rassegnarono di fronte alla constatazione che il Città di Castello Pallavolo non più aveva alcun tesserato, nessun giocatore e nessun allenatore disponibile ad andare avanti. Per invertire la rotta, nel luglio 2023 chiamano Enzo Sideri, rinomato allenatore tifernate da poco liberatosi proprio da San Giustino, conosciuto in patria come “Maestro”: di pallavolo e di vita. È l’unico che può risollevare le sorti della società, e accetta di farlo senza esitare.
Seconda Giovinezza nel derby contro Perugia, rivale storica di Città di Castello
Del resto, non sarebbe la prima volta: già nella stagione 1997/98 aveva raccolto le ceneri del club, salvandolo dal rischio di fallimento e di chiusura, ripartendo dalla Serie D e accompagnando la squadra fino alla B2, raggiunta con due promozioni in tre anni grazie, ancora una volta, a un gruppo composto da soli atleti tifernati. Anche questa volta l’ossessione dei vecchi amici è ricostruire un gruppo di ragazzi del posto disposti ad allenarsi quotidianamente e a giocare gratuitamente per permettere alla società di iscriversi al campionato di Serie D. Ci riescono, iniziando la stagione in sette, e ottengono un’insperata e incredibile promozione in C al primo tentativo.
A poco a poco, la macchia d’amore per i colori biancorossi impressa da questo ristretto gruppo di temerari si espande in tutta la città. La stagione 2024/25, segnata da una difficile quanto romantica salvezza, riporta al Pala Principe un pubblico superiore a quello presente nei palazzetti di categorie ben più importanti. Il settore giovanile riprende forma, il pubblico aumenta di settimana in settimana, vecchi e nuovi sponsor si innamorano del progetto e aiutano la società a riprendersi e a crescere.
Vecchio tifo, antico splendore
La stagione 2025/26 parte bene, ma la primavera del 2026 inizia nel peggiore dei modi. Il 21 marzo la squadra, seconda in classifica, perde 3-1 in casa contro Orte e si ritrova, per cause di forza maggiore, senza il Maestro Enzo Sideri. La società fatica a trovare qualcuno in grado di sostituirlo; comprensibilmente, i giovani allenatori tifernati non hanno neanche il coraggio di provarci: troppo ingombrante e pesante la sua eredità. La squadra resta senza guida, ma c’è ancora da giocare, nell’ultima giornata di regular season, un fondamentale derby contro la School Volley di Perugia dell’amico Paolo de Paolis, terza a un punto di distanza, e, soprattutto, da disputare i play-off.
Anche stavolta il destino offre a Città di Castello una seconda opportunità. Il 12 aprile il Gabbiano FarmaMed Mantova viene eliminato ai quarti di finale di play-off di Serie A3 e termina la sua stagione. Sulla panchina dei mantovani siede Andrea Radici, l’allenatore con più presenze e vittorie della storia del Città di Castello Pallavolo, condottiero dell’ultima promozione in Superlega nel 2013.
Nei giorni successivi, al “Millefiori Non Solo Bar”, punto di ritrovo degli ultras della Vecchia Fossa prima e della Seconda Giovinezza poi, inizia a circolare una voce a cui, inizialmente, credono in pochi: il “Conte Mascetti”, come lo chiamano gli amici di sempre, tornerà sulla sua panchina per traghettare la squadra fino a fine stagione.
Le indiscrezioni si rivelano fondate, da Mantova arriva il via libera necessario per ridare vita a questa temporanea operazione-nostalgia e la Seconda Giovinezza organizza un mese e mezzo di fuoco al Pala Principe per riabbracciare il proprio amico e spingere i suoi ragazzi a credere nella vittoria di un campionato che non sembra poter essere alla portata. Il derby contro Perugia termina 20/18 al tie-break per Città di Castello, dopo una battaglia infernale vinta anche e soprattutto dagli oltre 1000 tifosi che accorrono. Siccome al Pala Principe non c’è più fisicamente una curva laterale come ai tempi della Serie A, il palazzetto intero viene monopolizzato dal tifo organizzato: tutti sono tenuti a cantare, tutti devono partecipare alla festa.
Lo spettacolo si ripete nelle sei partite che portano alla finale contro Foligno, la corazzata che ha vinto il campionato per tre volte consecutive nelle ultime tre stagioni, cedendo sempre il titolo sportivo, ma stavolta intenzionata, pronta e decisa a fare il salto di categoria. Il 23 maggio al Pala Paternesi di Foligno, di fronte a oltre 300 tifernati accorsi a tifare, i padroni di casa dimostrano tutta la loro superiorità fisica, tecnica e tattica vincendo 3-0 senza dar modo agli avversari di varcare il 20 in nessun set.
Dopo la batosta, la preparazione delle coreografie per gara-2 al Millefiori si svolge in un clima di amara consapevolezza che l’avversario sia quasi impossibile da battere. Ma, ricordando bene le vecchie imprese della piccola Città di Castello contro le grandi Roma, Milano e, soprattutto, Perugia, tutti gli ultras custodivano intatta la consapevolezza che il clima che da sempre contraddistingue il Pala Principe potesse essere l’arma segreta contro una squadra poco abituata a soffrire e, soprattutto, a giocare contro un palazzetto infuocato. E così è stato, come riconosciuto dagli avversari stessi: “Il Pala Andrea Joan ha vinto gara-2”, dopo una battaglia di due ore e mezza terminata 15-12 al tie-break, rimandando il verdetto finale a gara-3.
Uno spettacolo unico, tenendo conto di contesto sportivo (pallavolo) e categoria (Serie C)
Alle 16:00 di Sabato 6 Giungo, oltre 500 tifernati si radunano davanti al Pala Principe per partire assieme e dare vita a una vera e propria invasione di Foligno, armati di megafono, stendardi e striscioni creati per l’occasione da esporre accanto a quelli che da decenni accompagnano la Seconda Giovinezza. Sembra di essere tornati indietro di 10 anni, 20, o forse 50 anni: l’unico elemento di discontinuità sono le facce che nascono e quelle che invecchiano.
La comunità che sembrava scioltasi per sempre in quattro e quattr’otto si è ricostituita per dimostrare di nuovo che la pallavolo, a Città di Castello, non è mai stata solo una questione di sport, ma il modo per dimostrare al mondo il proprio valore. La mattina del 7 giugno, dopo il muro di Rinaldo Conti, in arte “N’Gapeth dei poveri”, che ha sancito il 17/15 del tie-break la promozione del Città di Castello in Serie B Nazionale, in città nessuno parla di mera impresa sportiva. Interrogato sull’accaduto, il tifernate medio non ha dubbi: “È stata la mano del Principe”.
Un articolo a cura di un Tifernate doc, che ha voluto rimanere anonimo, facendo parlare l’impresa al posto suo
Come si diventa il Re del volley? Il talento da solo non basta. Servono allenamento mentale e olio di gomito. Dopo essere diventato una leggenda della pallavolo sulla sabbia e sul mondoflex, ora si appresta a diventarlo anche in panchina.
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