Ultra
10 Luglio 2026

Ma quale integrazione, tifiamo disintegrazione!

“L'immigrazione è come una caldarrosta”.
Angolo brasile

Signori cari, buongiorno a tutti. «Con tali predicatori dell’uguaglianza io non voglio essere confuso o scambiato. Poi che così parlò in me la giustizia: “Gli uomini non sono uguali”. E nemmeno devono diventarlo! Su mille ponti e sentieri essi devono lanciarsi verso l’avvenire, e sempre più ci dev’essere tra di loro guerra ed ineguaglianza: ciò m’insegna il mio grande amore!»

Ah, amici, fratelli, compari! Ho un nuovo proposito: lanciare la petizione ‘Date un’abissina a Cazzullo’, poi vi spiego meglio, che tra l’altro doveva essere il titolo di questo episodio ma la censura del direttore sta iniziando a diventare troppo asfissiante, ora mi sa che me ne vado da… da.. ma da chi cazzo vado sono uno peggio dell’altro, al massimo dal Primato Nazionale come erede di Svart Jugend. Con l’occasione al buon Aldo però intendo donare una copia di Così parlo Zarathustra – da cui lo splendido attacco sopra, capitolo ‘Delle tarantole’ – intanto perché magari un libro se lo legge e smette di scriverne, voglia il Signore, ma poi anche per tentare la madre di tutte le missioni, far capire a lui e non solo che è la guerra, il contrasto, lo scontro il motore della vita e il presupposto della creazione.

Sì perché leggendo e ascoltando il meglio e il peggio dei nostri commentatori, analisti, dirigenti sportivi il ritornello è sempre lo stesso: “ci vuole più integrazione! Ci vogliono più risorse! Servono più ne… più giocatori forti”. Prima è stato il turno di Tutankhamon Ulivieri, 85 anni di pura grinta, presidente da vent’anni dell’Assoallenatori – e già questo dovrebbe destare qualche sospetto sul perché il nostro calcio sia ad uno stato terminale – e insomma tra un pantalone di velluto e una giacca di flanella, direttamente dal 1958, Renzo ogni tanto riesce fuori dalle botteghe oscure e ci regala qualche perla particolarmente inclusiva. L’ultima:

«Se vediamo le squadre straniere, in ognuna ci sono 5-6 neri. Se facessimo una squadra di tutti bianchi saremmo migliori della Francia? Ci servono leggi e norme per adeguarci a un’idea mondiale della cittadinanza, a come l’idea della cittadinanza si sta evolvendo. Serve incentivare lo ius soli sportivo. Se si guarda la Francia, vengono tutti dalla periferia di Parigi».

A parte che quella della “cittadinanza” è un’idea bislacca che esiste solo in Occidente, quale mondiale, e noi con Carmelo Bene lo gridiamo con spirito liberatorio, basta con i cittadini, zombie, anche da morti continuate a fare i cittadini!. Ma poi top, che gran modello LE PERIFERIE DI PARIGI, forse riusciremmo anche a qualificarci ai Mondiali così, certo nel frattempo cederemmo interi quartieri alla Sharia – che comunque vi posso dire? uomo al comando, donne velate, minoranze represse, tradizione viva e vegeta, quasi quasi… – con una delinquenza alle stelle e una guerra civile e razziale più o meno strisciante, mentre giovani ragazzi bianchi vengono massacrati e uccisi di botte con gli aspiranti Dembelé che riprendono il tutto con il cellulare. Devo dire che effettivamente, per qualificarci a una Coppa del mondo, il gioco potrebbe valere la candela.

Mettiamo il video di CB va, che il pestaggio e la morte in diretta preferiamo risparmiarceli


Poi, senza che citi i vari giornalistucoli twittaroli e segaioli che popolano la cloaca del web, così come quelli talmente immersi nella loro bolla ZTL da potersi permettere appunto di fare i giornalisti-educatori, tipo gli autori dei vari media progressisti che appena sentono ‘multiculturalismo’ gli viene un’erezione, ebbene arrivo direttamente ad Aldo nostro che perlomeno è un peso massimo e uno che conosce il mestiere. Ebbene, lui ha scritto in un lungo commento sul Corriere della Sera …

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