Critica
29 Luglio 2026

È troppo tardi per fermare (davvero) Infantino

Il calcio è ormai irrimediabilmente corrotto.

Neanche un mese fa, commentando il mondiale americano e le sue bizzarre peripezie economiche, sportive e politiche, titolavamo su queste colonne che “Questa FIFA è il male assoluto”. Assoluto, mai termine fu più felice: letteralmente «sciolto da» (qualsiasi decenza, qualsiasi freno inibitorio, qualsiasi supposta e pure decantata etica).

Quello che è accaduto riguarda il delirio di onnipotenza; e questo, nella sua pericolosità, finché è relegato a una sola persona, si può tenere sotto controllo — ma quando ne accumuna due rischia di sfociare nell’associazione a delinquere.

M.Z. Garau, Contrasti, 7 luglio 2026



E infatti, a pochi giorni da quell’articolo, eccoci di nuovo qui riuniti a dover prendere atto dell’ennesima prepotenza (siamo buoni nel definirla così) di Gianni Infantino, l’italo-svizzero-libanese deus ex machina della FIFA, con una proposta che in realtà è un ricatto mascherato – e che la stampa estera, a differenza della nostra, ha accolto con quella fermezza d’intenti che è propria di chi non intende piegarsi alla menzogna e alla violenza tipica dei regimi.

Infantino, con una lettera resa nota dal Times e rivolta a tutte le 211 federazioni calcistiche mondiali, ha comunicato i propri piani di vendita delle quote della Coppa del Mondo a privati, pena la riduzione del 75% dei potenziali finanziamenti. Chi accetterà questa proposta rientrerà nelle risorse destinate alle federazioni per un totale di 10 miliardi di dollari disponibili a partire dal 1° gennaio 2027, oltre all’accesso a 40 mln di dollari tramite la Fifa Forward Enterprise.

Il rifiuto della proposta comporta l’esclusione dal nuovo modello di finanziamento, qualora questo venisse approvato dalle federazioni – che devono votare a maggioranza. Ha commentato opportunamente il Telegraph che «una simile mossa creerebbe un sistema di finanziamento a due livelli nel calcio mondiale e rischierebbe di stravolgere completamente gli equilibri di potere finanziario all’interno di questo sport». Nel frattempo sul Sun è uscita un’altra notizia, a corredo di quest’ultima: la FIFA, mentre aspetta la democratica conferma o bocciatura della proposta da parte delle federazioni, ha pianificato una collaborazione commerciale da 20 miliardi con Thrive Capital, di cui Joshua Kushner è principale azionista.

Sapete chi è Kushner? Il fratello del genero di Donald Trump, già investitore di primo piano di Instagram e OpenAI. Gestisce 18.6 miliardi di dollari in asset e possiede quote nei Miami Heat e negli SF Giants.

Questa volta girarsi dall’altra parte non è possibile. La FA ha già apertamente condannato il piano di Infantino, l’UEFA è pronta al boicottaggio. Aspettiamo la risposta della federazione italiana (grilli in sottofondo). Anche perché intanto c’è pure chi, nelle stanze del potere, si sta informando sulla realtà delle cifre. Così, giusto per sapere. Oliver Brown, uno dei più importanti giornalisti al mondo nonché corrispondente del Telegraph, ieri usciva con un editoriale titolato: «Il calcio deve essere salvato dal megalomane Infantino». Ci accodiamo, ma non da oggi. Anzi, tra longform, papelitos e articoli di vario genere, ci vantiamo di avvertire da tempo sul pericolo rappresentato da quest’uomo – a tutti gli effetti il politico più ambizioso e senza scrupoli al mondo.

Per quanto ci riguarda, non siamo che all’inizio di una nuova fase, di una nuova epoca per il calcio mondiale. Un’epoca che la Superlega aveva plasticamente prefigurato, seppure con quella fretta delle operazioni che ne aveva fatto naufragare i propositi in partenza. Ma in fondo, quelli che al tempo vedevamo come i Nemici del Nostro Adorato Calcio non erano che lo specchio di un sistema malato da tempo – e ormai irrimediabilmente malato.

Perché nemmeno il calcio è per sempre. E quello che abbiamo conosciuto e amato noi, è semplicemente perduto. Dirselo comporta pure la presa di coscienza di un cambiamento concreto sì, ma altrove. Quindi non interno alla FIFA – né all’UEFA, che pure di questo sistema fa pienamente parte – ma esterno ad essa, in altre forme e luoghi che ora neanche è importante chiamare in causa. Basta saperlo, prenderne coscienza sul serio e agire di conseguenza. Noi siamo pronti, già da un po’. Basta volerlo. Il resto sono chiacchiere e un’illusione protratta nel tempo. In attesa del prossimo scandalo.

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