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26 Gennaio

Per Infantino i Mondiali possono salvare i migranti

L'ultima sparata del capo Fifa è oltre ogni limite.

In un articolo del 2018, Simon Chadwick commentava con invidiabile lucidità l’apparizione di Gianni Infantino al G20 di Buenos Aires: « [il presidente della Fifa vuole] democratizzare il calcio promuovendo gli interessi di vari Paesi in tutto il mondo, generando più soldi per tutti. Tuttavia, per raggiungere questo obiettivo, Infantino ha bisogno di promuovere il calcio come entità geopolitica ». Forse l’autore dell’articolo non si rendeva conto a) che il calcio è già in quanto tale un fenomeno geopolitico e b), soprattutto, che per lo stesso fatto di essere stato invitato al G20, Infantino non stava “promuovendo” il calcio in quanto geopolitica; egli in quel momento rappresentava il calcio in quanto questione geopolitica.

È solo accettando questo come dato di fatto – e non come uno dei possibili modi d’interpretare la Fifa, accanto a quelli sportivi, sociali, ludici – che è facile comprendere le ultime dichiarazioni di Infantino all’assemblea parlamentare del Consiglio europeo: « Il calcio è opportunità, speranza. Non possiamo dire al resto del mondo [al di fuori dell’Europa, ndr] “dateci i vostri soldi” ma “guardateci in televisione”. Dobbiamo includerli ».

Non è la prima volta che Infantino parla del calcio in termini proto-messianici. D’altra parte, se c’è una cosa che abbiamo imparato negli ultimi tempi è che i potenti del calcio sono convinti di esserne i “redentori” (Florentino Perez, Gianni Agnelli e Arsene Wenger docent). « Facciamolo per i nostri figli », aveva detto proprio Infantino lo scorso 22 ottobre parlando sempre dell’ipotesi mondiale ogni due anni. Negli ultimi mesi i toni del presidente Fifa sono stati esagerati, volutamente radicali e brutalmente economici ma mai, come nelle ultime ore, patetici e vagamente razzisti:

« Dobbiamo trovare il modo di includere tutto il mondo per dare speranza agli africani. In questo modo, non dovranno attraversare il Mediterraneo alla ricerca di una vita migliore e, come spesso capita, la morte in mare ».

Gianni Infantino, 26 gennaio 2022

Tornano così alla mente le parole del libro Calcio e geopolitica (A. Postiglione, N. Pallarès-Domènech, V. Mancini, 2021), dove si legge che «la Fifa è un po’ come le Nazioni Unite del calcio, ma funziona anche come Banca Mondiale o Fondo Monetario Internazionale, orientando gli investimenti, favorendo lo sviluppo calcistico di un Paese o legittimando le pretese geopolitiche delle potenze». Ecco, il punto forse è proprio questo: che Infantino non ha parlato ad un’emittente privata, non ha rilasciato dichiarazioni ad un’agenzia di stampa in particolare, né ha scritto un comunicato. Ha parlato davanti al Consiglio europeo, proprio come un capo politico. Il Guardian scrive che l’intervento di Infantino ha destato grande indignazione. Ronan Evain, il capo esecutivo di Football Supporters Europe, ha twittato: « Fino a dove può spingersi Infantino? Strumentalizzare le morti nel Mediterraneo per vendere i propri piani megalomani lascia senza parole ». E siamo solo all’inizio.

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