In riferimento all'ultimo striscione al Via del Mare.
Più volte ci è capitato di indicare la tifoseria organizzata del Lecce come una fra le migliori della Serie A: numerosa (anche in trasferte lontane e complesse, al di là dei risultati sportivi), coerente, dotata di quella “mentalità” di cui si parla spesso a sproposito. Molte le prese di posizione degli Ultrà Lecce in controtendenza e ribelli, a partire dalla decisione mai rinnegata di non tesserarsi – una delle poche eccezioni rimaste – e proseguendo con un’attitudine senza sconti al cosiddetto “calcio moderno” e alle sue appendici.
Una postura riassunta da una scenografia di due anni fa, somma di una serie di striscioni. Al centro la grande scritta “Ultrà Lecce: dal 1996, in direzione ostinata e contraria!” e sopra tante altre: Mai politicizzati, mai collusi, mai omologati, mai autorizzati, mai tesserati, mai asserviti, mai finanziati, mai intervistati. Insomma, la rivendicazione di essere duri e puri, con conseguente scontro frontale con istituzioni, media, Lega Serie A stessa – ricordiamo l’anno scorso la protesta per la decisione di non riprogrammare Lecce-Atalanta dopo la morte di Graziano Fiorita, con tanto di striscione:
“Lega infame Lecce ti schifa”.
Netto anche il contrasto alle forze dell’ordine, stile ultras vecchia scuola, evidenziato pure nell’ultimo omaggio a Fakir, il marocchino morto durante un fermo della polizia a Bologna: “Bologna 19-07-26: ennesima vittima di Stato. Poliziotto infame”. I toni e la terminologia restano gli stessi, per uno striscione magari poco condivisibile ma espressione di quell’attitudine intransigente di cui sopra, per cui lo Stato – al di là delle valutazioni specifiche, gli Ultrà Lecce sono infatti apolitici – resta sempre il primo nemico, autore della repressione e soggetto con cui non scendere mai a compromessi.
Questa logica l’abbiamo vista espressa sugli spalti lunedì contro la Roma, quando in curva è comparso un enorme striscione: “Petizioni e istituzioni: il tuo boia prepara la corda. Patetico sperare in chi ti vuole cancellare”. Il contenuto si riferisce alla petizione ‘Per un calcio giusto e popolare’, portata in Senato con il sostegno di oltre 120 tifoserie e quasi 150mila firme. Una critica, quella dei leccesi, a nostro parere piuttosto anacronistica, tribale, seppur certamente rispettabile. Ma il problema è anche un altro.
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