Carrello vuoto
Calcio
19 Dicembre

Duncan Ferguson

Remo Gandolfi

20 articoli
Ritratto del folle Big Dunc, scozzese di sangue, Toffees per necessità.

Roba da non crederci! Tutta colpa di quello sfigato del terzino dei Raith. Una sceneggiata così me l’aspetterei da un fottuto sudamericano o al massimo da uno spagnolo o da un italiano. Quelli come li sfiori li trovi per terra a rotolarsi come margherite quando soffia il vento delle Highlands. Ma non me lo aspetto certo da uno scozzese purosangue, cazzo!

 

Vabbè ammettiamolo, anch’io ci ho messo del mio prima di questa assurda e ridicola farsa. Il mio nome è Duncan Ferguson. La pazienza non è mai stata la mia virtù principale. E se sei un coglione non sto a guardare se sei un tassista, un pescatore o un poliziotto. Sei un coglione e basta. Anche in campo è sempre stato così. Gioca, picchia e prendile. Ma non rompere i coglioni. E se non ti va bene allora forse il calcio non è il gioco che fa per te. Smettila con il football e magari datti a quel gioco da checche che piace tanto agli inglesi, quello dove sono tutti vestiti di bianco immacolati e con un bastone cercano di colpire una pallina.

 

Ora però ho qualcos’altro a cui pensare, per almeno 3 mesi. Quelli che passerò qua a Bairlinnie, il carcere di Glasgow, in compagnia di papponi, spacciatori e rapinatori.

 

Gioco che, guarda caso, quassù in Scozia non ha attecchito nemmeno un po’. Resta il fatto che quei quattro pagliacci della Federazione scozzese questa me la pagano cara. Per quanto io sia scozzese al 100% e ami visceralmente il mio paese è giusto che sappiano fin da ora che non devono neanche provarci a chiedermi di rimettermi la maglia della Nazionale. Io con loro ho chiuso. Anzi. Ne avevo talmente le palle piene del calcio scozzese che ho accettato di andare a giocare aldilà del Vallo di Adriano, a Liverpool.

 

Nella parte Blu di Liverpool. Dove mi hanno accolto in maniera fantastica e dove ho già capito che voglio rimanere per tanto tanto tempo, anche quando finirò di giocare a pallone. Ora però ho qualcos’altro a cui pensare, per almeno 3 mesi. Quelli che passerò qua a Bairlinnie, il carcere di Glasgow, in compagnia di papponi, spacciatori e rapinatori. Passeranno anche questi, nessun problema. In fondo, anche qua come in campo o nella vita di tutti i giorni, basta che non mi rompano i coglioni.

 

Duncan Ferguson Everton Liverpool
Il tranquillo Duncan Ferguson durante il derby del 2004 tra Everton e Liverpool (foto Ross Kinnaird/Getty Images)

 

Duncan Ferguson fu effettivamente condannato a 3 mesi di reclusione nel tristemente noto carcere di Glasgow per la testata rifilata al difensore dei Raith Rovers John “Jock” Mc Stay, cugino di Paul, capitano del Celtic di Glasgow, rivali storici dei Rangers – squadra dove giocava Big Dunc all’epoca.

 

Il fatto che Duncan sia finito in carcere per uno scontro di gioco (e neppure particolarmente cruento) fece assolutamente scalpore all’epoca. Il problema era che Ferguson un anno prima si era già reso protagonista di ben tre “incidenti”, con conseguenti denunce. Vittime del suo carattere impulsivo e “focoso” (eufemismo) sono stati nell’ordine un poliziotto, un tifoso del Celtic (in stampelle) alla fermata dei taxi e infine un pescatore in un pub.

 

Ed è proprio nel periodo apparentemente più difficile che, per Ferguson, arriva la classica ancora di salvataggio: Mike Walker, manager dell’Everton.

 

La veniale testata a McStay non fu altro che la classica gocciolina che fece traboccare il vaso con la giustizia scozzese. A quel punto, Duncan “Disorderly” (come venne ribattezzato dai suoi tifosi a Liverpool) prese la decisione, mai più ripensata, di non giocare mai più per la Nazionale del suo Paese nonostante TUTTI i selezionatori che si sono via via succeduti sulla panchina della Patria di Robert Burns e di William Wallace abbiano provato e riprovato disperatamente a far cambiare idea al fortissimo centravanti scozzese.

 

E pensare che Duncan Ferguson era destinato a diventare per la Nazionale di Scozia quello che è stato Joe Jordan per oltre una decade. Dai sensazionali inizi nel Dundee United al passaggio ai suoi amati Rangers di Glasgow. Chiuso da una coppia di attaccanti affiatata e letale come Ally Mc Coist e Mark Hateley si trovò gli spazi ristretti al minimo. Ed è proprio nel periodo apparentemente più difficile che, per Ferguson, arriva la classica ancora di salvataggio: Mike Walker, manager dell’Everton.

 

Duncan Ferguson Everton
Duncan Ferguson oggi, nei panni di allenatore proprio dei Toffees (foto Clive Brunskill/Getty Images)

 

La primissima partita da titolare per Duncan è nientemeno che il derby contro gli acerrimi rivali cittadini del Liverpool. Chiunque vedrebbe con impazienza questa partita come occasione perfetta per lasciarsi alle spalle uno dei periodi più turbolenti e tribolati della vita. Ma Dunc è Dunc. Il sabato sera, meno di 48 prima del derby previsto per il “Monday night”, Duncan decide di farsi un giro per la città. In un locale incontra una ragazza con la quale proseguire il tour dei locali e dei pubs più rinomati di Liverpool.

 

Il tasso alcolico di Duncan arriva ben presto a livelli difficili da gestire. Ferguson entra con la sua auto in una stazione degli autobus assolutamente interdetta alle altre vetture. Duncan cerca di porvi rimedio ma le sue goffe manovre non fanno altro che attirare l’attenzione di una volante della polizia che lo ferma. Le condizioni Ferguson non sono esattamente “consone” e Big Dunc viene così accompagnato in caserma.

 

Le condizioni Ferguson non sono esattamente “consone” e Big Dunc viene così accompagnato in caserma. A questo punto, però, la sorte decide di dargli una mano. Diversi poliziotti tifosi dell’Everton alla stazione di polizia di St. Anne Street lo riconoscono. Iniziano a passargli bevande zuccherate e acqua in grandi quantità.

 

A questo punto, però, la sorte decide di dargli una mano. Diversi poliziotti tifosi dell’Everton alla stazione di polizia di St. Anne Street lo riconoscono. Iniziano a passargli bevande zuccherate e acqua in grandi quantità. Duncan butta giù tutto e quando arriva la prova del test il suo limite è sopra di solo 15 milligrammi. Dopo qualche ora passata alla stazione di polizia, Duncan verrà rilasciato senza altri procedimenti alle 6 del mattino. Ferguson stesso ammetterà di aver bevuto non meno di 5 bottiglie di vino rosso nelle 24 ore precedenti. Fatto sta che per il egli riesce ad evitare l’arresto per guida in stato di ebbrezza.

 

Arriva dunque la sera della partita. Duncan, per sua stessa ammissione, ha recuperato solo parzialmente dalla sbronza di poche ore prima. Per tutto il primo tempo sarà un fantasma, inutile alla causa dell’Everton e alla sua carriera. Joe Royle, l’allenatore dei Toffeemen, è tentato di toglierlo alla fine del primo tempo. Poi cambia idea. “Sarà una delle decisioni migliori della mia carriera” dirà in seguito. Ad inizio ripresa Neil Ruddock, il roccioso difensore dei Reds, entra in maniera brutale da dietro su Ferguson. E’ esattamente quello che ci vuole per Duncan.

 

Duncan Ferguson Everton Liverpool
Riedle, Staunton e Carragher contro il guerriero Duncan Ferguson, qui in divisa Newcastle (foto Clive Brunskill/Getty Images)

 

“Da quel momento Dunc è come se fosse andato in guerra”, dirà Joe Royle a fine partita. Diventa letteralmente “immarcabile”, una furia scatenata. Passano pochi minuti. C’è un corner dalla destra battuto dall’eccellente sinistro di Andy Hinchcliffe. Nel nugolo di calciatori posizionati nei pressi della porta dei Reds si vede Ferguson saltare mezzo metro buono più in alto di tutti e con una imperiosa “testata” mettere il pallone alle spalle di James, numero 1 del Liverpool. Goodison esplode. E’ nato un idolo. Da quel giorno Duncan Ferguson sarà “culto” puro tra i tifosi dei Blues che per i 10 anni successivi gli perdoneranno praticamente tutto.

 

Espulsioni, cali di forma, prestazioni incolore e soprattutto decine di infortuni, che ne hanno condizionato in maniera determinante la carriera. Fortissimo fisicamente, con un sinistro potente e preciso, bravissimo a far salire la squadra e quasi insuperabile nel gioco aereo. Due grandissimi difensori come Jurgen Kohler e Jaap Stam lo hanno definito uno degli avversari più forti mai affrontati in carriera. Oltre agli infortuni in serie anche la sua decisione di non giocare più per la Nazionale scozzese dopo il fattaccio costatogli il carcere ne hanno sensibilmente ridimensionato la possibilità di farsi conoscere ad un pubblico più vasto che non fosse quello della Premier League.

 

 

ANEDDOTI E CURIOSITÀ

 

Nel 2001 due ladri (evidentemente non esperti di calcio) scelgono l’abitazione di Duncan Ferguson e della sua famiglia (moglie e tre figli) come obiettivo per un classico furto. Il problema è che i due si trovano ancora in casa quando Duncan rientra con la famiglia. Ferguson li affronta e inizia a riempirli di botte ENTRAMBI. Uno dei due riesce in qualche modo a fuggire mentre l’altro verrà “trattenuto” da Ferguson fino all’arrivo della polizia.

 

Quando i poliziotti prendono in custodia il malcapitato malvivente si accorgono che prima del carcere occorre portarlo al Pronto Soccorso per rimetterlo in sesto dalla gragnuola di calci e pugni ricevuti da “Big Dunc”. Passerà tre giorni in ospedale prima di venire dimesso. Problemi per Duncan con la legge ? Eccesso di autodifesa ? Aggressione o addirittura sequestro di persona ? Niente di tutto questo. In Inghilterra la proprietà privata è sacra. E come tale si ha il diritto di difenderla. Memorabili le parole di Ferguson subito dopo il fattaccio, quando parlando del malvivente spedito all’ospedale commentò: “Beh, non ho voluto fargli troppo male. Avevo paura che i miei figli si impressionassero”.

 

Duncan Ferguson Moise Kean
Un episodio che ha fatto molto discutere: la sostituzione di Moise Kean a 20′ dal suo ingresso in campo (foto The Sun)

 

Due erano le cose che riuscivano a motivare Duncan e ad “accenderlo”. La prima era quando subiva un fallo di una certa durezza. A quel punto “Big Dunc” entrava in guerra e allora diventava dura per chiunque, si chiamasse Jaap Staam, Tony Adams, Jurgen Kohler o Rio Ferdinand. A volte erano gli stessi compagni di squadra di Ferguson ad incitare i difensori avversari a picchiarlo. L’altra è quando doveva affrontare squadre che lo stimolavano (Liverpool e Manchester United su tutte) oppure contro avversari prestigiosi o particolarmente “di moda”.

 

La prima partita della stagione 1996-1997 mise di fronte l’Everton di Duncan Ferguson contro il Newcastle del nuovo acquisto Alan Shearer. Per settimane, prima del match, allenatore e compagni videro un Duncan “carico” come non mai. Quel giorno l’Everton vinse per 2 reti a 0 e Duncan Ferguson oscurò totalmente Shearer con una prestazione mostruosa, guadagnandosi il rigore da cui scaturì il primo gol e poi offrendo al compianto Gary Speed l’assist per il secondo.

 

“Fuck off Dunc!”. Ferguson rimane immobile per diversi secondi, fissando negli occhi il difensore italiano. Al rientro negli spogliatoi Ferguson va verso Pistone, “Vieni fuori che dobbiamo risolvere il nostro problema” gli dice Ferguson chiaramente ancora arrabbiatissimo. Negli occhi di Pistone c’è il panico.

 

Un’altra cosa che Duncan Ferguson non sopportava era di vedere “presunti duri” andarsene in giro ad intimidire e a picchiare i compagni di squadra. Contro il Charlton, il difensore islandese Hermann Hreidarsson si era reso protagonista di diversi interventi molto decisi nei confronti dei giocatori Toffees. Ferguson quel giorno è in panchina ed è evidente il suo fastidio nei confronti del corpulento difensore.

 

A meno di venti minuti dal termine Moyes, manager dei “Blues”, manda in campo Ferguson. “Adesso vediamo quanto sei duro”, sono le prime parole di Ferguson al giocatore islandese. Non passano neppure dieci minuti che durante un duello aereo c’è lo scontro. Hreidarsson va’ giù come un sacco di patate, colpito al volto da Ferguson che non attende neppure di vedere il cartellino rosso e si incammina verso gli spogliatoi. “Scusate ragazzi”, sono le sue parole ai compagni di squadra, “ma certi personaggi mi fanno proprio incazzare!”.

 

Duncan Ferguson Everton
Big Dunc all’arrivo all’Everton

 

Duncan Ferguson non era temibile solo per gli avversari. Racconta Kieron Dyer, l’ex nazionale inglese e compagno di squadra di Ferguson al Newcastle, che durante un allenamento Ferguson più volte si era lamentato verso il compagno di squadra Alessandro Pistone, reo di non servirlo a dovere. All’ennesimo rimbrotto di Dunc Pistone decide di rispondere “Fuck off Dunc!”. Ferguson rimane immobile per diversi secondi, fissando negli occhi il difensore italiano.

 

Al rientro negli spogliatoi Ferguson va verso Pistone, “Vieni fuori che dobbiamo risolvere il nostro problema” gli dice Ferguson chiaramente ancora arrabbiatissimo. Negli occhi di Pistone c’è il panico. “Non farmelo ripetere” urla Ferguson “o ti porto fuori da qui a calci nel culo”. In quel preciso momento Pistone inizia a piangere, tremando come una foglia. Ferguson è decisamente spiazzato, ma non perde l’occasione di mettere in chiaro le cose. “Te lo dico ora e non te lo dirò mai più. Mandami un’altra volta affanculo e io ti apro il cranio in due”.

 

Oggi Ferguson allena l’Everton, ma solo ad interim. Si vocifera il nome di Carlo Ancelotti per la panchina dei Toffees. Due profili diametralmente opposti, uniti da un’unica convinzione di fondo: la vittoria. Vedremo gli sviluppi. Quel che è certo è che, fino ad ora, Ferguson ha dimostrato di trasmettere il proprio carattere a giocatori e ambiente tutto: la vittoria all’esordio col Chelsea di Lampard è lì a dimostrarlo. Aspettiamo il prossimo gesto folle di Big Dunc, sicuri del fatto che anche in cravatta sia rimasto sempre lo stesso.

 


Il racconto “Duncan Ferguson” è tratto da “Mavericks & Cult Heroes del calcio britannico”, di Remo Gandolfi (Urbone Ed., 2019)

Clicca QUI per acquistare il libro


 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Estero
Marco Marino
9 Maggio 2022

Il Salford City, tra cuore e denaro

A Manchester non ci sono solo City e United (forse).
Cultura
Emanuele Iorio
5 Aprile 2022

Robert Plant, Led Zeppelin e Wolves

Alle origini del football, alle origini del rock.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
26 Febbraio 2022

La carne è forte, ma lo spirito è debole

Antonio Conte è sempre lo stesso, non i risultati della sua squadra.
Estero
Eduardo Accorroni
3 Febbraio 2022

Mikel Arteta è un maniaco del controllo

È lui il vero erede di Pep Guardiola?
Ritratti
Marco Armocida
3 Gennaio 2022

Momo Salah è un’icona vivente

Di sicuro in Egitto, probabilmente anche nel mondo.
Estero
Emanuele Iorio
21 Novembre 2021

Manchester United, una crisi lunga otto anni

Da Ferguson a Solskjaer, i colpevoli sono sempre gli stessi: Ed Woodward e i Glazer.
Estero
Eduardo Accorroni
20 Novembre 2021

Aaron Ramsdale, ovunque proteggimi

Il portiere dell'Arsenal è matto come un cavallo e forte come un leader.
Tifo
Andrea Mainente
15 Ottobre 2021

No one likes us, we don’t care

Viaggio nel mondo Millwall e nel popolo degli abissi.
Calcio
Gianluigi Sottile
1 Ottobre 2021

I campionati non valgono più nulla

Ormai, per le grandi squadre, è solo la Champions il metro della stagione.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Settembre 2021

Ronaldo è un sogno

E insieme un incubo.
Estero
Lorenzo Solombrino
12 Settembre 2021

A beautiful mind (and club)

Costruito sugli algoritmi, il Brentford sta scrivendo la storia del calcio.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
30 Agosto 2021

C’era una volta il calcio inglese

Secondo Klopp e Solskjaer alcuni club giocano un calcio troppo duro.
Estero
Eduardo Accorroni
21 Agosto 2021

In Inghilterra c’è un razzismo di serie b

Quello nei confronti dei British Asian.
Recensioni
Emanuele Meschini
4 Giugno 2021

Ted Lasso, non siamo americani

Cosa accadrebbe se un allenatore americano allenasse una squadra inglese?
Cultura
Vito Alberto Amendolara
28 Aprile 2021

Il Manchester City è quello dei Gallagher

Noel e Liam: fratelli divisi da tutto, ma uniti dal City.
Estero
Luca Pulsoni
23 Aprile 2021

La Brexit nel calcio di Boris Johnson

Il primo ministro britannico ha deciso la partita.
Papelitos
Guglielmo Russo Walti
14 Aprile 2021

Le follie dell’imperatore

Le spese del City e l'obbligo di vincere la Champions.
Estero
Gianluca Palamidessi
13 Aprile 2021

La difesa è il miglior attacco

Il Chelsea di Tuchel lo dimostra.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
30 Gennaio 2021

Dimitar Berbatov, il più elegante svogliato di sempre

Compie oggi 40 anni un gentiluomo del pallone.
Editoriali
Roberto Gotta
10 Gennaio 2021

Non è più la nostra FA Cup

Il (fu) torneo più bello del mondo.
Tifo
Alessandro Imperiali
8 Gennaio 2021

I tifosi del West Ham United tra storia e mitologia

Congratulations, you have just met the Inter City Firm.
Calcio
Lorenzo Solombrino
27 Dicembre 2020

Ancelotti ha stravolto l’Everton

Una squadra che si era rassegnata a galleggiare.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
24 Dicembre 2020

Più si gioca, meno si gioca

Un calendario sanguinoso che sta alterando il paradigma.
Ritratti
Emanuele Meschini
16 Dicembre 2020

Lo strano caso del dottor Dennis e di mister Wise

Compie 54 anni un fuoriclasse che amava picchiare gli avversari.
Storie
Simone Galeotti
21 Novembre 2020

L’Aston Villa è un pilastro del calcio inglese

Compie oggi 146 anni una squadra simbolo d'Inghilterra.
Papelitos
Federico Brasile
21 Ottobre 2020

Una Superlega made in JP Morgan

Sembra tutto pronto per la stretta degli oligarchi.
Tifo
Alessandro Imperiali
12 Ottobre 2020

Chi canta prega due volte

Chiesa, cultura popolare, stadio: l'evoluzione dei cori in terra anglosassone.
Ritratti
Mattia Curmà
9 Ottobre 2020

Mesut Özil, contraddire il talento

Gli assist in campo, gli autogol nella vita.
Calcio
Gianluca Palamidessi
30 Settembre 2020

Il Wolverhampton è più portoghese del Portogallo

La più grande magia del mago Jorge Mendes.
Ritratti
Emanuele Meschini
10 Settembre 2020

Jack Grealish unisce l’Inghilterra

Il capitano dell'Aston Villa e la nuova vecchia identità britannica.
Ritratti
Enrico Leo
2 Settembre 2020

Bill Shankly è un mito di popolo

L'epopea dell'allenatore più amato dalla Kop.
Calcio
Lorenzo Ottone
26 Agosto 2020

Harry Maguire, ultimo baluardo di Britannia

Una scazzottata in stile british gli è costata tantissimo.
Calcio
Lorenzo Solombrino
3 Agosto 2020

Burnley, Britishness and Brexit

La squadra più britannica della Premier rispecchia la città.
Storie
Lorenzo Solombrino
1 Agosto 2020

Damon Albarn e il Chelsea, finché morte non ci separi

Dai Blur ai Gorillaz, nell'eclettismo di Albarn c'è un solo punto fermo.
Calcio
Antonio Torrisi
14 Luglio 2020

La supremazia della Premier è un falso storico

Non è tutto inglese quel che luccica, anzi.
Ritratti
Lorenzo Solombrino
12 Maggio 2020

Robin contro Van Persie

Una carriera contraddittoria ma circolare, divisa tra estetica e ambizione.
Calcio
Niccolò Maria de Vincenti
8 Maggio 2020

Thierry Henry, immensamente bello

Il francese è stato soprattutto un miraggio estetico.
Recensioni
Gianluca Losito
26 Aprile 2020

Sunderland ‘Til I Die

La docu-serie sul Sunderland mette a nudo i demoni del calcio.
Tifo
Luca Quartarone
16 Aprile 2020

FC United of Manchester, il sogno della working-class

Il calcio, quello vero, è del suo popolo.
Calcio
Roberto Gotta
8 Aprile 2020

I Magpies vogliono la testa di Mike Ashley

Cronistoria del tormentato rapporto tra i tifosi del Newcastle United e il loro presidente.
Cultura
Enrico Leo
7 Aprile 2020

Arctic Monkeys e il calcio: Flourescent Adolescent(s)

Arctic Monkeys, Chris Waddle, Sheffield. Tra musica, dribbling ed emozioni.
Calcio
Remo Gandolfi
4 Aprile 2020

Bere Eddie Howe e ubriacarsi del Bournemouth

Il figlio più amato di Bournemouth sta scrivendo un romanzo calcistico.
Calcio
Lorenzo Solombrino
23 Marzo 2020

La crisi del West Ham United

I tifosi degli Hammers sono stanchi dopo anni di illusioni e prese in giro.
Storie
Roberto Tortora
18 Marzo 2020

L’ultimo Liverpool campione d’Inghilterra

Trent'anni di attesa, ma serve ancora qualche mese.
Calcio
Rudy Galetti
10 Marzo 2020

Vardy 33, l’anno della rinascita

L'attaccante del Leicester, attualmente capocannoniere della Premier, ha riscoperto le sue radici.
Calcio
Remo Gandolfi
6 Marzo 2020

Lo Sheffield United è troppo bello per essere vero

Una squadra di tifosi e vecchi amici sta scrivendo la storia della Premier League.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
27 Febbraio 2020

Kevin De Bruyne, l’ultimo dei poeti

Un fenomeno introverso è sempre più il leader tecnico del Manchester City.
Ritratti
Vito Alberto Amendolara
15 Febbraio 2020

Robbie Keane, il fiore d’Irlanda

Il fallimento con la maglia dell'Inter ha privato il nostro calcio di un giocatore entusiasmante.
Papelitos
Lorenzo Santucci
22 Gennaio 2020

Nel calcio di oggi si giocano troppe partite?

Un problema comune, ma evidente in Premier League.
Calcio
Simone Galeotti
6 Dicembre 2019

Umbro is the name

Storia del marchio sportivo più inglese di sempre.