Calcio
14 Ottobre 2022

TelenovHellas

A Verona regnano caos e masochismo.

Once upon a time Hellas Verona. Corre fine maggio, il Verona ha da pochi giorni chiuso un’altra brillante stagione, quando il presidente Maurizio Setti è ospite di una tivù locale per una lunga intervista: «Più di così non posso fare, anzi ho fatto anche di più» gli scappa a dire. Perplesso e preoccupato, il conduttore gli chiede allora se sarebbe disposto a cedere la società qualora un ipotetico acquirente gli mettesse sul tavolo 100 milioni di euro; la risposta è secca, quasi sdegnata:

«No, a quelle cifre non mi siedo nemmeno al tavolo. Il Verona vale molto di più».

Rimaniamo basiti, ma è in quel preciso istante che capiamo che il futuro prossimo non sarà così roseo e che qualche nube presto si addenserà. Pochi giorni e parte un’operazione di piazza pulita: via Tony D’Amico, uomo di campo, giovane e dinamico direttore sportivo il cui copyright sta inciso sulle fortune (e le plusvalenze) del Verona di questi ultimi anni; oltre a lui, via anche il direttore della comunicazione e il direttore sanitario. Per rimpiazzare D’Amico, bravo ma pure scomodo per la sua sanguigna veracità, viene scelto Francesco Marroccu, uomo di fiducia di Massimo Cellino a Cagliari e a Brescia, un profilo aziendalista in linea con l’ala amministrativa del club. L’esatto opposto di D’Amico.



E poi il campo; Igor Tudor, che tanto bene ha fatto proseguendo sulla rotta tracciata da Ivan Juric, non perde tempo comunicando al presidente che il suo compito lo ha svolto e che il suo rapporto col Verona è finito. Insomma, «tutto da rifare» brontolerebbe Ginettaccio in un’aria montante di smobilitazione nell’ambiente. Cattivi presagi. Per la panchina si punta su Gabriele Cioffi, reduce da una buona stagione all’Udinese dov’è subentrato in corsa a Luca Gotti. Un allenatore giovane, con tanta voglia di fare ed emergere, e una certezza: la difesa a tre che non sconvolge un piano tattico stracollaudato negli ultimi anni. Tutto bene quindi? No. Perché di fatto a Cioffi la squadra gliela stravolgono.

Si ritrova senza i tre tenori offensivi, Barak, Simeone, e Caprari, 40 gol in tre la scorsa stagione: che i primi due se ne andassero, lo sapevano anche gli scalini del Bentegodi, la partenza del terzo per Monza è un duro colpo sotto la cinta, soprattutto dopo che Marroccu alla sua prima conferenza stampa lo ha definito senza mezzi termini un “incedibile”. Cioffi si trova improvvisamente senza trequartisti, in quanto anche Cancellieri, sul quale si sarebbe dovuto puntare quest’anno, è stato ceduto insieme a Casale alla Lazio di Sarri. Diciamo pure, un po’ troppo frettolosamente. A Cioffi i trequartisti li daranno solo a mezz’ora dalla conclusione del mercato con i tasselli Hrustic e Verdi, entrambi arrivati a Verona in palese ritardo di condizione.

L’inizio della stagione puntualmente conferma i timori estivi: squadra passiva, molle e smarrita, linea bassa e attendista, anima priva di quell’aggressività sulla quale ha costruito le sue fortune.

Dai ruggiti delle Tigri di Mompracem Salgariane si è passati ai miagolii dei Gatti di Vicolo Miracoli. Un avvio di stagione da incubo, segnato da due colossali scoppole rimediate al Bentegodi contro Bari, in Coppa Italia, e Napoli alla prima di campionato. Le cose non vanno poi tanto meglio, anzi. Il Verona ha raccolto sin qua la miseria di 5 punti, frutto di una vittoria in casa contro la derelitta Sampdoria di Giampaolo e due sbiaditi pareggi esterni a Bologna e a Empoli. Di più, ha fatto sempre tanta fatica a trovare una sua precisa identità.


Un passato prossimo, ma che sembra remoto


Marroccu, molto loquace in estate salvo poi defilarsi ed eclissarsi, l’allenatore avrebbe voluto cacciarlo prima; non potendolo fare, lo ha lasciato da solo sotto la tempesta senza mai proferire verbo a sua difesa. Lo scaricabarile perfetto, cose viste e riviste. Gabriele Cioffi ha incassato, ci ha sempre messo la faccia e l’anima ma non è bastato. Alla quarta sconfitta consecutiva, per lui il capolinea è stato Salerno. Ha le sue responsabilità, certo, nel senso che la quadra non l’ha mai trovata e un po’ di confusione l’ha fatta, ma anche mille attenuanti: ha dato tutto quello che poteva, e rimane il fatto che gli hanno smontato una macchina che era perfetta.

Non è stato nemmeno fortunato, il Verona centra pali come John Turturro i birilli nei panni di Jesus Quintana, sbruffone campione di bowling protagonista ne “Il Grande Lebowski”, capolavoro dei fratelli Cohen. Il club gli ha dato il benservito con un comunicato così scarno che pareva partorito dall’agenzia Tass ai tempi di Leonid Breznev. Nemmeno i rituali auguri per il proseguo della carriera gli hanno fatto, segno che il divorzio è stato tutt’altro che consensuale. Poi è andato in scena il melodramma: per rimpiazzare Cioffi, Marroccu, autore di un mercato estivo che Bartezzaghi potrebbe benissimo proporci su La Settimana Enigmistica, non ha trovato di meglio che estrarre dal cilindro il nome di Diego Lopez, un suo fedelissimo a Casa Cellino a Cagliari e Brescia. Apriti cielo; sollevazione di popolo e di spogliatoio.

Dinanzi alle rimostranze dei senatori, Setti ha allora inchiodato e sterzato di brutto sulla soluzione interna, meno onerosa (questione di schei: oltre a Cioffi, la società ha tuttora a libro paga Eusebio Di Francesco).

Squadra al tecnico della Primavera Salvatore Bocchetti, soluzione fatta in casa come la mitica pearà, la salsa per i bolliti a base di midollo, pepe e pan grattato decantata dal grande cuoco scaligero Giorgio Gioco in un memorabile carteggio con Gianni Brera, in cui ne difese con orgoglio la veronesità. “Sasà” avrebbe dovuto rappresentare il futuro, ma «il futuro è adesso» deve avergli detto il presidente. Ha lavorato da giocatore con Juric, e un anno in panca come vice di Tudor: il marchio di fabbrica dovrebbe essere quello, ed è certamente un bene. Non ha il patentino: e dove sta il problema?

Essendo il nostro il meraviglioso Paese delle deroghe, gliene hanno già concesso una fino alla sosta per i mondiali sulle sabbie dei petrodollari, poi gli affiancheranno un prestanome, tanto in Italia abbondano. Ora ci auguriamo non brucino pure lui. Rimane un fatto, mica un dettaglio: sconfessato da Setti, il ds Marroccu, additato su piazza come il maggior responsabile di questo mezzo disastro, è ora un Ministro Senza Portafoglio. E a scadenza, come lo yogurt. Intanto, a Verona sperano che la telenovHellas sia finita qua: c’è una salvezza tutta in salita da inseguire e afferrare con i denti. I tifosi, che alle sofferenze son ben abituati, sanno che sarà durissima, ma sanno anche nel calcio i miracoli esistono. Non li fanno, però, i Tafazzi.

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