Cultura
06 Giugno 2025

Massimo Osti, C.P. Company e genio futurista

Omaggio a un grande erede dell'avanguardia italiana.

Nell’iride fluorescente, la pupilla si dilata e splende d’eccitazione nella penombra della carrozza. Sotto la calvizie elettrica, la fantasia è galvanizzata, la mente freme nell’immaginare cosa celi sotto la veste il compagno di viaggio. Nessun amplesso frenetico è pronto per essere consumato, ma la tensione è ugualmente giustificata. Marinetti chiede di sbirciare sotto il loden, ed i suoi fari si accendono di meraviglia. La vettura ferma, la coppia sale il celebre scalone, irrompe in un’aula della Sapienza. È la metà del dicembre 1914, si dibatte sulle sorti della Patria. I sostenitori del prof. Chiovenda trasaliscono alla vista dei due incendiari.

Urli, spinte, schiaffi, minacce. Il sodale parolibero Cangiullo estrae dalla tasca un berretto tricolore e si libera dal pudore del soprabito: alla vista del vestito antineutrale futurista scoppia il finimondo, rogo o trionfo per la Bandiera umanizzata. È l’esordio della creazione di Balla, che subito FTM ha battezzato come divisa per le manifestazioni interventiste; un’estetica di ideali e materiali già teorizzata ne’ Le Vetement masculin futuriste – Le manifeste. D’altronde l’abbigliamento non poteva non essere oggetto della forza rinnovatrice dell’avanguardia che si proponeva di trainare l’Europa ed il mondo fuori dalla Belle Epoqué, verso la poeticità della moderno.

Arte e vita sono da fondersi in un tutt’uno indistinguibile, l’una nell’altra e viceversa. Più che mera manifestazione artistica, il Futurismo diventa autentico stile di vita per Marinetti e soci, una religione civile.

L’odio per accademie e musei nasce dal bisogno di liberare l’arte, trasferendola nella strade della quotidianità. L’uomo e la donna, con i loro corpi, diventano allo stesso tempo autori e materiali delle pratiche artistiche, esposte al di fuori di cornici, cavalletti, palchi e vetrine. Il modo di vestirsi è elevato a espressione di un gesto vitale ed artistico, compiuto in qualsiasi scena della realtà quotidiana. In questo senso vanno considerati i calzini di colori spaiati di Boccioni e Severini, i panciotti sgargianti ed i vestiti trasformabili di Balla e Depero, le unghie tinte di verde dell’Evola futur-dadaista, i geroglifici sul volto e la giacca a righe giallonere di Majakovskij, scultura vivente nelle strade di Mosca.

Gli abiti futuristi saranno dunque:

Aggressivi

Agilizzanti

Dinamici

Semplici e comodi

Igienici

Gioiosi

Illuminanti

Volitivi

Asimmetrici

Di breve durata

Trasformabili


La Moda futurista è frutto di menti geniali che, contravvenendo i canoni dell’abbigliamento borghese, rendono il vestito espressione artistica anticonformista carica di messaggi e significati. Lo schiaffo al gusto corrente ed il gancio sinistro sul viso decrepito passatista sono i tentativi di trasferire l’Arte in tutti gli aspetti della vita. Arte – vita esplosiva, Italianità parossista, Antimuseo, Anticultura, Antiaccademia, Antilogica, Antigrazioso, Antisentimentale questi sono alcuni dei messaggi trasmessi dal vestiario, veicolo di contenuti politici, ideologici, artistici, comportamentali. E se la moda diviene un mezzo per esprimere uno stile di vita antagonista alla morale dominante, parlare di controcultura futurista non suona così fuori luogo . . .

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