Cosa si auguravano gli Italiani durante il Capodanno del 1977? C’era chi riponeva la fiducia nel terzo governo Andreotti, chi sperava di trovare un colpevole alla Strage di Piazza Fontana, c’erano le femministe che desideravano una legge moderna sull’aborto e la sinistra indecisa fra condannare le Brigate Rosse o Ordine Nuovo.

 

 

C’era chi sognava una riapertura di Lotta Continua e chi ne credeva il degno erede il Movimento 77. Fra un brindisi e l’altro, in ogni casa italiana albergava l’auspicio di un nuovo periodo di conquiste sociali, espressione mutabile a discrezione del soggetto poiché, considerato il contesto, sarebbe valsa come conquista anche il ritorno alla tranquillità perduta.

 

Una celebre istantanea della strage di Piazza Fontana

 

 

Il mondo del calcio non resta isolato: siamo agli albori dei diritti televisivi e della TV a colori, con un campionato spaccato in due dalle grandi potenze torinesi. La Serie A degli anni di piombo è la rappresentazione sportiva dell’epoca storica vissuta dal Paese, con squadre che spesso incarnano gli animi della gente e dei territori, facendo mutare lo sport da intrattenimento evasivo a spettacolo realistico e identitario.

 

Di regole rispettate all’epoca ce ne sono davvero poche, l’unica è schierarsi con lealtà dalla parte del potere o da quella degli outsider, per poi passare al livello successivo, ossia la scelta estremista fascista o comunista.

 

Le bombe alla Banca Nazionale dell’Agricoltura sono ancora senza firma, ed è una delle motivazioni per cui la matrice nera di parecchi gruppi ultras italiani si rafforza, grazie soprattutto al fenomeno “Bande”. Che sia quella di Maestrelli o la Magliana, l’immaginario fascista deve molto alle dinamiche e alle storie della Roma settantina.

 

 

Chinaglia, Petrelli, Pulici, Martini, Oddi, Wilson, Garlaschelli, D’Amico, Nanni, Frustalupi e Re Cecconi offrono un mito sportivo con lo Scudetto del ’74, quello vinto con Giorgio Chinaglia capocannoniere e simpatizzante di Giorgio Almirante, più per la natura ribelle del politico che per i valori.

 

Re Cecconi Lazio 74

La Lazio del ’74, campione d’Italia. Re Cecconi è il biondo (foto LazioWiki)

 

 

Ma proprio un calciatore biancoceleste è la prima vittima celebre degli Anni di Piombo; è così che si apre il 1977, con un tragico e inaspettato lutto nel mondo del calcio. A farne le spese Luciano Re Cecconi, un nome – anzi un cognome – insolito e dovuto a un curioso evento da lui stesso raccontato in un’intervista a Franco Melli:

 

“Quel Re davanti al mio cognome, è un regalo del re. Vittorio Emanuele II passò per Busto Arsizio e per Nerviano e gradì la buona cucina, l’accoglienza ricevuta. Allora volle beneficiare la gente delle nostre campagna lombarde con un dono simbolico ma indelebile. Così, i Cecconi diventarono pomposamente Re Cecconi”.

 

Quando esordisce in Serie C col Pro Patria lavora ancora come carrozziere nell’officina del cugino, ma è da subito chiaro che i suoi polmoni possano compiere un carico di lavoro anomalo per qualsiasi altro calciatore, ed è allora che Tommaso Maestrelli entra indissolubilmente nella vita di Luciano.

 

 

Il tecnico lo vuole a Foggia per rafforzare il centrocampo pugliese in vista della promozione in A, traguardo raggiunto grazie al contributo del duetto che si ripeterà alla Lazio: Tommaso Maestrelli, inguaribile tatticista, e Luciano Re Cecconi, suo fedele destriero. L’exploit di Re Cecconi all’Olimpico va ben oltre gli impensabili traguardi raggiunti, è il bambino del coro in uno spogliatoio duro e sregolato, Crazy Gang romantica e innalzata a icona pop per la sua breve epicità.

 

Luciano Re Cecconi Italia

Luciano Re Cecconi con la maglia dell’Italia, accanto a Gigi Riva (foto da Il Post)

 

 

Pellicola drammatica da premio Oscar che tocca il fondo durante l’ultima giornata della stagione ’75-76, quando Re Cecconi salva la Lazio dalla retrocessione con una prestazione mastodontica in mezzo al campo. Così l’anno successivo Luciano Re Cecconi ha 28 anni, ma non è adatto a sostenere responsabilità pesanti come quella della ricostruzione laziale; in più l’infortunio procuratosi contro il Bologna per un’entrataccia killer di Tazio Roversi gli sta suggerendo di appendere gli scarpini al chiodo. Ed eccoci arrivare al 18 gennaio 1977, una serata tranquilla come le altre. Re Cecconi la trascorre con il compagno di squadra Pietro Ghedin e Giorgio Fraticcioli, profumiere.

 

 

Il trio bazzica per il quieto quartiere Fleming, in procinto di recarsi in una gioielleria del posto. Le versioni su quanto avvenuto nel negozio sono diverse e discostanti fra loro: ufficialmente s’ipotizza che Re Cecconi abbia simulato una rapina, provocando così il commerciante Bruno Tabocchini a sparare contro il calciatore per legittima difesa. Poi tante versioni, processi, inchieste, libri, in un tortuoso percorso verso una verità ancora avvolta nel mistero.

 

 

Nonostante la ferma posizione degli inquirenti riguardo alla ricostruzione dei fatti dopo l’assoluzione di Tabocchini, Pietro Ghedin ha dichiarato più volte l’assoluta innocenza di Re Cecconi, per l’appunto soggetto distante da simili goliardie. La completa verità sull’omicidio Re Cecconi resterà probabilmente sconosciuta, ma rimane una tragica fotografia sportiva degli Anni di Piombo: inspiegabile o meglio inspiegata, come troppi eventi di quel periodo.