Dopo decenni di rimandi e posticipazioni i club italiani si sono accorti dell’importanza dello stadio di proprietà. È però importante introdurre una nuova idea di stadio che si distacchi dal modello di Italia 90 (con stadi fuori dai contesti urbani, circondati da grandi parcheggi, con elevate capienze e poco comfort per i tifosi) e si avvicini alla visione europea per uno stadio moderno e funzionale al contesto urbano. In questo campo Milan e Inter hanno avviato il processo decisionale per un grande progetto nell’area di San Siro; oltre all’impianto è previsto infatti un comparto con funzioni extracalcistiche.

 

 

I club hanno a lungo discusso con il comune su alcuni temi accordandosi sulle volumetrie, sulla conservazione del Meazza e sulla presenza di un’area verde significativa. Molti altri temi sono però stati tralasciati, e alla luce di un progetto urbano di importanza sovracomunale è necessario considerare ogni aspetto.

 

 

Gli elaborati progettuali sono stati presentati alla popolazione per la prima volta nel settembre 2019 al Politecnico di Milano. Successivamente, la conservazione del Meazza è stata considerata imprescindibile per il comune, e i club hanno ripensato i progetti rifunzionalizzando l’odierno impianto e diminuendo le volumetrie. I render presentati in entrambe le occasioni si concentravano su aspetti soggetti al gusto personale, lo stadio con una forma più squadrata oppure con due anelli che si incrociano.

 

Dopo la prima presentazione dei progetti si sono formate due fazioni contrapposte, quella favorevole e quella contraria al progetto. Sono stati coinvolti “solo” il comune di Milano e i due club mentre le opinioni dei cittadini sono state accantonate e non ascoltate. Le problematiche ancora presenti sono molteplici: la vicinanza del nuovo impianto alle case, la gestione di un San Siro rifunzionalizzato, la viabilità, il numero di posti allo stadio e l’area confinante dell’ex ippodromo del trotto.

 

Il nuovo impianto di Milano destinato quasi esclusivamente al calcio si posiziona a circa 30 metri dalle case di via Tesio. Questa vicinanza secondo i residenti causerà un forte inquinamento acustico, mentre secondo le due società l’abbassamento del terreno di gioco sotto il livello della strada di 7 metri e l’involucro esterno dello stadio permetteranno al suono di fuoriuscire soltanto dall’alto. Altro problema potrebbe essere il flusso di persone in uscita dallo stadio, con una capienza di circa 60.000 spettatori, che andrebbe quindi a disperdersi per il quartiere creando potenziale disturbo ai residenti come avviene oggi alla fine delle partite.

 

 

Il Comune ha imposto quale vincolo imprescindibile il mantenimento di segno che ricordi il vecchio stadio. San Siro ha una storia che parte dal 1925 ed è quindi un simbolo della città non solo dal punto di vista sportivo. Milan e Inter hanno quindi dovuto adattarsi a questa richiesta e investiranno circa 74 milioni di euro per abbatterlo in parte e rifunzionalizzarlo per poi darlo in gestione al comune. La rifunzionalizzazione appare però complessa da applicare anche perché non esiste un precedente in Europa: l’unico altro caso di rifunzionalizzazione nel continente è a Rotterdam, dove è ancora in fase embrionale una seconda vita per lo stadio De Kuip.

 

italia 90 san siro

La cerimonia d’apertura di Italia 90, a San Siro (foto di Bongarts/Getty Images)

 

 

Un’altra problematica poco affrontata dai progettisti è quella connessa ai posti auto: il nuovo comparto, nell’idea dei progettisti, dovrebbe essere quasi totalmente libero da automobili. Le infrastrutture della mobilità pubblica sono presenti sul territorio con alcuni mezzi di superficie più la metropolitana. Quest’ultima risulta essere forse sottodimensionata visto che è la meno capiente tra le metro di Milano. Inoltre, fermata dedicata allo stadio potrebbe essere particolarmente affollata negli orari vicini alle partite.

 

 

I posti auto previsti sono 2.800 interrati per lo stadio e 1.500 per il comparto a fronte di 60.000 posti per l’impianto e moltissime altre persone che dovrebbero affollare il comparto multifunzionale che comprenderà uffici, il parco, il centro commerciale e altre volumetrie. Sarà quindi quasi impossibile trovare un parcheggio quando si svolgeranno le partite e questo obbligherà tifosi e residenti a un cambio di mobilità preferendo la mobilità pubblica o dolce.

 

 

La viabilità sarà un altro punto potenzialmente problematico. Dal punto di vista urbanistico e progettuale è estremamente positivo che un’area non viva solo a fasi alterne accendendosi e spegnendosi quando c’è un evento. Il comparto multifunzionale attivo tutto l’anno inciderà pesantemente sulla viabilità dell’area e il carico urbanistico potrebbe ulteriormente aumentare quando al traffico cittadino dovesse aggiungersi quello della partita.

 

 


Nuovo San Siro, nuovi costi


 

Il nuovo stadio dal punto di vista progettuale dovrebbe contenere 60.000 persone a fronte degli odierni 80.000. Con lo stadio Meazza le due squadre di Milano hanno tassi di riempimento dell’impianto che si attestano intorno al 71% per l’Inter e al 65% per il Milan. Pare quindi adeguato che le due squadre di Milano giochino in uno stadio con una capacità ridotta, ma questo porterà certamente all’aumento del prezzo medio del biglietto (oggi entrare a San Siro per vedere una partita ha un prezzo che oscilla dai 10 euro per gli universitari fino a circa 200 per le partite contro le squadre di alta classifica).

 

 

Dopo la costruzione di un nuovo stadio i club aumenterebbero certamente la cifra media richiesta per assistere alla partita estromettendo una parte meno abbiente del pubblico, come hanno fatto tutte le altre squadre che si sono dotate di una nuova infrastruttura. Un altro problema potrebbe essere connesso ai concerti perché lo stadio è pensato per il calcio ed è quindi difficilmente adattabile, per motivi di sicurezza e di capienza, a questi grandi eventi, e i posti disponibili avrebbero quindi un prezzo maggiore.

 

 

Ad est del comparto multifunzionale si colloca un’area che ad oggi è in stato di semi abbandono ma è di proprietà di Hines dal 2019, società che ha già investito su Milano circa 3 miliardi di euro nel settore dell’edilizia specificatamente nella rigenerazione urbana. L’area ha una vocazione mista a prevalenza residenziale e gli investitori statunitensi hanno già presentato un primo piano che prevedrebbe un parco di circa 30.000 mq e l’edificazione di circa mille appartamenti destinati prevalentemente alla locazione. Il valore di questa area è ovviamente soggetto al completamento dei progetti di San Siro ed è quindi estremamente favorevole che lo stadio si sposti nell’area più ad ovest.

 

12 aprile 2005, quarto di finale tra Milan e Inter. Materazzi e Rui Costa osservano i fumogeni, protagonisti dell’incontro (foto di Mike Hewitt/Getty Images)

 

 

Oggi l’area di San Siro si contraddistingue per l’infrastruttura sportiva. Ad esclusione di questa grande funzione urbana sono presenti residenze, pochi servizi, poche superfici commerciali e una limitata metratura di verde pubblico. Il quartiere è sempre stato sottoposto a una forma di stress urbano causato da eventi con cadenza settimanale come le partite di calcio oppure i concerti. La zona, quindi, potrà cogliere questa nuova sfida che appesantisce ulteriormente il carico urbano di un’area che potrebbe rafforzare e diversificare il proprio ruolo nella città.

 

 

Rispetto però ai primi progetti, dove era presente una fortissima speculazione edilizia sul territorio, i club hanno dovuto rimaneggiare i masterplan e adattarli maggiormente alle richieste dell’attore pubblico, la conservazione del Meazza, la diminuzione dell’indice di edificabilità per il comparto multifunzionale e altre accortezze a favore della città, che hanno portato il progetto a una scala più consona a Milano grazie alle imposizioni del comune.

 

 

Un progetto a grande scala come quello di San Siro ha moltissime variabili da definire ed è complesso dare una risposta precisa a ogni possibile questione. Nonostante il sindaco Sala, in un primo momento, abbia invitato i club a collaborare con i cittadini, successivamente ha accantonato anch’egli l’idea di un processo partecipativo interloquendo direttamente con i club. Dopo una prima fase dove le problematiche parranno insostenibili, i cittadini (che utilizzano il comparto multifunzionale) e i tifosi (che ripagheranno lo stadio) si adatteranno alle nuove insidie; è comunque importante ricordare che l’investimento è totalmente privato e costituirà una possibilità di rilancio per un’area che, ad oggi, ha soltanto lo stadio come infrastruttura di interesse.

 


Questo articolo è il riadattamento di un paragrafo di una tesi di Laurea dell’autore (La nuova area dello Stadio a Milano).

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