L'uscita da X della società amburghese è solo l'ultimo atto contraddittorio di una lunga lista.
Potreste giustamente chiedervi cosa c’entri la decisione del St. Pauli – club tedesco neopromosso in Bundesliga – di uscire da X, fu Twitter, con la tifo review settimanale, uno spazio che voi accaniti e cari lettori di Contrasti ULTRA avete ormai imparato a conoscere. Una prima risposta viene dall’essenza stessa del club di Amburgo, un’essenza rivendicata con orgoglio e insopportabile armamentario retorico dagli stessi tifosi del St. Pauli, ma anche purtroppo da chi per anni si è fatto promotore delle sue vicende sportive e (pseudo) politiche: St. Pauli, infatti, non indica innanzitutto un club di calcio ma uno storico quartiere di Amburgo.
Un quartiere che ha fatto della libertà – da tutti i valori, direbbe Nietzsche – il proprio caposaldo popolare: nel quartiere di St. Pauli, è indubbio, non vi sentirete giudicati per l’amore omosex, nessuno vi squadrerà per gli anfibi, i capelli verdi o blu, la pelata da (left) Skinhead et similia. Appunto, nessuno vi giudicherà se rientrate nei canoni insieme liberali e stereotipi, liberali sì ma tutt’altro che libertari e democratici, che contraddistinguono questa realtà. Da cui una seconda risposta alla domanda di inizio articolo: a St. Pauli non si può scindere il tifo dal club, perché il club è retto sui principi del tifo. Principi che, per inciso, finiscono spesso per contraddirsi – tanto sono radicali.
La notizia l’avrete letta sicuramente, ma è bene riportarla alla vostra memoria: con un comunicato pubblicato sul proprio sito web, il club di Amburgo ha annunciato l’addio dalla piattaforma X, invitando tutti i suoi followers a spostarsi su Bluesky – sorta di Twitter 1.0, dove moltissimi anche tra i personaggi pubblici, più o meno (soprattutto meno) di spicco, si stanno trasferendo. Il motivo è presto detto: «da quando Musk ha preso il controllo di Twitter, il vecchio nome della piattaforma, ha trasformato X in una macchina dell’odio. Le leggende sul razzismo e sulla cospirazione si diffondono senza ostacoli o vengono addirittura curate. Insulti e minacce sono raramente sanzionati e vengono venduti come presunta libertà di espressione».
E ancora: «Musk aveva già sostenuto attivamente Trump durante la campagna elettorale, anche con l’aiuto di X. Si può presumere che X promuoverà anche contenuti autoritari, misantropici e radicali di destra nella campagna elettorale tedesca, manipolando così il discorso pubblico».
La dittatura, il fascismo, e altre favole di questo tipo insomma. Soprattutto, secondo il club di Amburgo, la fine della libertà d’espressione (presunta, si legge, sul social di Musk). Certo, è quantomeno curioso, tanto per iniziare . . .
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