Signore e signori, indovina indovinello: qual è quella squadra, tifata dai rimastini d’Occidente, i cui colori sociali già ne introducono la mestizia – si è mai visto un club color… marroncino? Esatto avete indovinato, proprio lei… o lui, o loro, non vorrei che qualcuno si offendesse per un pronome troppo poco inclusivo: il St. Pauli! Ahhh, il St. Pauli, la squadra dei pirati (gai), dei ribelli (farlocchi), del calcio popolare (con 30 negozi e 120 milioni all’anno di solo merchandising), sostanzialmente Zerocalcare se fosse un club di calcio. Espressione di quella parte di mondo convinta davvero di star facendo la rivoluzione e combattere il capitalismo – mentre sorseggia una season IPA e commenta l’ultima serie inclusiva Netflix (a quando una produzione sul St. Pauli infatti?).
Pochi giorni fa ho trovato allora un bell’articolo, che ha rinsaldato la mia fede contrastiana.
Praticamente in questo pezzo pubblicato su tuttostpauli.com – bastava anche qualcosa eh, qualcosastpauli, tuttostpauli eh la miseria, manco fosse il Milan, ma cosa volete che succeda lì da giustificare il ‘tutto’: news sul nuovo colore dello smalto utilizzato dal capitano?; ultima nota del club o ultimo post dei suoi dirigenti contro Trump? (che magari schiatta, ma se esiste ed è stato creato è per reazione a gente così); nascita di un nuovo gruppo trans-femminista nel tifo? – vabè dicevo in questo articolo veniva attaccato frontalmente Contrasti, dimostrando tra l’altro una comprensione del testo degna dell’elettore medio di Vannacci (l’opposto antitetico-polare del St. Pauli, uno che ha ridotto la destra identitaria a macchietta, folclore e meme vivente, sapete mi immagino tipo l’action figure di Vannacci militare che gli tiri la cordicella dietro e lui, tutto impettito, ripete quelle 4-5 frasi di repertorio: i gay non sono normali; la sinistra difende i delinquenti; Paola Egonu non ha i tratti somatici degli italiani etc).
Questo il post condiviso dalle ‘Brigate Garibaldi’ che rilancia l’articolo🤎
Comunque si rimproverava al pezzo, già dal titolo, di definire il fascismo “una favola” – ma in che senso, che non è mai esistito? quello è … vabè lasciamo stare. Scherzi a parte, il delirio della redazione continuava con toni da armata di liberazione titina: «Un sito vergognoso e disqualificante (noi, che meraviglia 😍, ed è la prima volta che uso il ‘noi’ in quasi 7 anni di collaborazione ma oggi sono proprio orgoglioso) ha superato il limite della storia e del sopportabile. Si racconta come se il Sankt Pauli avesse addirittura inventato la “leggenda del razzismo”. Forse ci si dimentica del calciatore che a Marzabotto ha alzato il braccio destro, con i baffi di Hitler e la maglia nazifascista di Salò» (giuro, non riesco davvero a cogliere gli arditi nessi logici).
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