Calcio
31 Marzo 2017

La rivoluzione dei bravi ragazzi

Come l'eccezione della normalità sta conquistando il calcio italiano.

Immedesimarsi in un eroe non è mai stato semplice. Innanzi tutto si richiede che ci sia un eroe riconosciuto come tale, e si richiede dunque anche un’epica, capace di essere interpretata in rapporto storico con il lettore. Farsi ispirare da Odisseo o da Superman non richiede sforzi intellettuali qualitativamente sproporzionati, pur potendo avere sul piano pratico ricadute difformi. Oggigiorno infatti i media spingono non tanto verso l’ispirazione quanto verso l’imitazione seriale del modello: Pogba si può imitare, lo si può forse invidiare, ma difficilmente ci si può far ispirare da lui. Alla mondanità, in cui il calciatore ha comunque sempre indugiato, si è poi aggiunta la sregolatezza fino ad arrivare al giorno d’oggi, in cui stiamo vivendo la deriva dell’ignoranza e del bomberismo. Il calcio italiano ha dato l’esempio più eclatante con Mario Balotelli: apoteosi di predestinazione moltiplicata per sopravvalutazione, in lui ultimo si incarna il topos del ragazzaccio esagerato, sregolato e spendaccione, sì deriso ma al contempo considerato perfettamente coerente con il suo ambiente.

 

Balotelli-1024x681
Mario Balotelli si svaga a Saint Tropez

Eppure i nuovi talenti che stanno emergendo nel pallone nostrano sono l’esatto opposto di tutto ciò. Sono, semplicemente, dei bravi ragazzi. A loro la parola:

“Sono molto religioso, quando posso vado a messa […] L’anno scorso ho voluto fortemente che mia mamma smettesse di lavorare, perché non potevo più vederla così stanca” (Andrea Belotti)

.

“Cosa leggo? Dostoevskij, Delitto e Castigo. Poi Tolstoj! Non so, ma con la playstation mi sembra di perdere tempo” (Mattia Caldara)

Per Gagliardini invece ci pensa mamma Rosanna ad ammonire: «Roberto ha un difetto, è troppo buono e non sa dire di no». (Di quanti calciatori viene intervistata la madre?!, N.d.A.). E d’obbligo va citato Bernardeschi, che invece di graffiti da latinos si fa tatuare Audrey Hepburn e il Pater Noster. Queste Lucia Mondella del calcio, se lette in opposizione alla valanga di esempi contrari, sono iniezione di fiducia, mettono il cuore in pace: il nostalgismo dilagante, che chiede a gran voce il restaurarsi dei “veri valori” (?) del calcio, dovrebbe vedere in loro il ritorno a un’epoca aurea dello sport, in cui la priorità viene data all’Uomo, al Valore, alla Virtù. Tuttavia, appare quasi incomprensibile e del tutto ingiustificato che nei vari ritratti prodotti di questi ragazzi la normalità è considerata un’eccezione, una stranezza, un qualcosa da sottolineare con l’aria di chi vede in costoro dei poveri ingenui, che ancora non sono stati educati alla malizia di chi invece sa come va il mondo. Sono normali e sono pure giovani: incredibile. Tanto incredibile che spesso chi parla di loro mantiene un dissimulato atteggiamento di superiorità, quasi a voler intendere che non sono abbastanza personaggi, destinati a passare e lasciare spazio ad altri. Al contrario, dato che l’elenco non è certo breve, la loro fortuna è quella di portare sul campo un rendimento tale che non se ne può più parlare come di un’epifania effimera, né si può porre l’accento sulle loro inclinazioni personali a giustificazione delle prestazioni (come se il fatto di essere composti ed educati porti episodicamente a dei buoni risultati).
Belotti ora è in cima alla classifica dei cannonieri, segna a ripetizione gol di ogni tipo ed è stabilmente entrato nel giro della Nazionale. Anche Donnarumma e Bernardeschi sono una certezza; Caldara invece sta acquisendo la prima caratteristica che si chiede al suo ruolo: la continuità; Locatelli, anche se altalenante, sta trovando la sua dimensione e Gagliardini è titolare fisso nell’Inter.

II secondo gol di Caldara in Napoli v Atalanta 0-2, del 25 febbraio 2017

 

Questa eccezionalità della normalità pare essere una peculiarità del calcio di alto livello, sempre più scollato dal suo popolo e dalla sua cultura. Cristiano Ronaldo – neo padre surrogante – e Messi – notoriamente il campione meno empatico della Storia, tanto che in Argentina el pueblo si riconosceva in Tevez e non nella pulga -, per citarne due a caso, non hanno alcun legame diretto con la società civile che li venera, ma è tutto normale. Pari se non peggiori al calcio sono solo i grandi carrozzoni americani di NBA e NFL, e infatti lì si ripete la stessa irreperibilità dell’atleta normale. Altri sport invece, forse perché più volgari come ad esempio il ciclismo, non si sono allontanati del tutto dall’Uomo-sportivo, che diventa campione ma non si trasfigura mai; vero è che sono sport meno ricchi, anche se vedere in ciò l’unica causa/soluzione del problema non sembra corretto.
Questi bravi ragazzi non sono, quindi, solo un’aspettativa per il ricambio generazionale della “classe dirigente” del calcio nazionale. Sono soprattutto una speranza per il riequilibrio di uno sport che ha gli stadi sempre più vuoti e che perde appassionati, anche per l’impossibilità di immedesimarsi: disaffezione prima, indifferenza o addirittura repulsione poi.

https://www.youtube.com/watch?v=2Jqb62fZcH8

Manuel Locatelli in lacrime dopo il primo gol in Serie A

 

Il modo di fruire il calcio è in rapida evoluzione e, poiché è più facile accendere uno smartphone che un cuore – e dunque si deve ricercare sempre la notizia e l’extraordinario – tentare di invertire la rotta appare impossibile se non inutile. Tuttavia questi ragazzi stranamente normali possono essere lo strumento di indirizzo di un processo: l’avanguardia di una nuova generazione, già dotata di innata καλοκαγαθία, la dote di “essere belli e buoni”, valorosi in battaglia e virtuosi nella vita. Dal punto di vista dell’immedesimazione e dell’ispirazione questo calcio è carente. Ecco allora che il moto innovatore di questi giovani non va più descritto come una macchietta o uno scherzo destinato a durare poco, ma va incentivato ed assecondato. Facendo leva su di esso va rovesciato il paradigma: che l’essere dei semplici, bravi ragazzi sia così il canone su cui costruire l’eroismo, come d’altronde è sempre stato.

Ti potrebbe interessare

Giacinto Facchetti, capitano mio capitano
Ritratti
Andrea Catalano
18 Luglio 2020

Giacinto Facchetti, capitano mio capitano

Il 18 Luglio del '42 nasceva una leggenda dell'Inter e colonna della Nazionale.
Il modello AlbinoLeffe tra futuro e distopia
Calcio
Gianluca Palamidessi
14 Marzo 2021

Il modello AlbinoLeffe tra futuro e distopia

Luci e ombre della società bergamasca.
Di Biagio e la ricostruzione dell'Italia
Calcio
Nicola Caineri Zenati
17 Marzo 2018

Di Biagio e la ricostruzione dell'Italia

Ripartire da zero (o quasi).
Le origini del successo dell'Italrugby
Altri Sport
La Redazione
18 Marzo 2024

Le origini del successo dell'Italrugby

Il miglior Sei Nazioni della storia della palla ovale italiana impone delle riflessioni.
Adesso basta con la nostalgia
Papelitos
Matteo Zega
09 Luglio 2026

Adesso basta con la nostalgia

La Nazionale del 2006 ed un sentimento ormai paralizzante.