Interviste
09 Gennaio 2019

Shkendija, non chiamateci macedoni

Intervista ai Ballistet, ultras dello Shkendija, tra nazionalismo albanese e supporto alla causa kosovara.

I Balcani sono da sempre una regione rovente nella geopolitica europea, un territorio che ha destato preoccupazioni per la Mitteleuropa prima con gli ottomani che spingevano i propri possedimenti fino alle porte di Vienna, poi con la Jugoslavia di Tito e le più recenti guerre degli anni 90. Lo smantellamento della ex Jugoslavia, e la frammentazione del territorio in diversi stati autonomi, non ha fatto cessare le frizioni interne che hanno da sempre contraddistinto la storia della regione. Agli inizi del 1990 la regione balcanica è stata interessata da una violentissima guerra etnica a causa dello strappo avvenuto all’interno della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia tra la Slovenia, la Croazia e la Serbia. Nel caos generale di quegli anni, un solo territorio riuscì ad ottenere l’indipendenza senza spargimenti di sangue: la Macedonia.

 

Il territorio macedone, incastonato tra Serbia, Grecia, Albania e Kosovo, nei primi anni da Stato indipendente non ha risentito di tensioni interne, riuscendo a gestire le varie identità presenti nei suoi confini. Fra le tante culture presenti all’interno dei propri confini, l’etnia albanese, corrispondente ad un quarto della popolazione totale, si è stabilita a ridosso del confine tra l’Albania ed il Kosovo. Fu proprio durante il periodo di tensioni tra la Serbia di Slobodan Milosevic ed il territorio kosovaro che in Macedonia iniziarono a manifestarsi le prime crepe della pacifica convivenza durata otto anni. 

La disgregazione della Jugoslavia ad opera dei vari nazionalismi interni che componevano lo stato federale, risvegliò il sogno albanese della Grande Albania, il mito della riunificazione di tutti i popoli albanesi sotto un unico grande stato. Il piano dell’ “Albania Etnica” raggiunse l’apice sotto le potenze dell’Asse, le quali riuscirono ad unificare i popoli albanesi presenti nell’area balcanica in un unico grande stato: le annessioni avvenute durante la seconda guerra mondiale tuttavia furono considerate nulle dalle potenze vincitrici che, con la stipulazione del trattato di Parigi del 1947, ripristinarono i confini originari smembrando il sogno albanese.

 

Il sentimento albanese nel territorio del Kosovo iniziò a farsi preponderante, cercando di ottenere maggiori autonomie da Belgrado. Ma l’ascesa di Milosevic, trascinato dal nazionalismo serbo, diede inizio ad una politica repressiva nei confronti della minoranza kosovara. In questo contesto instabile, i confini macedoni con l’Albania ed il Kosovo divennero punti di stazionamento dei gruppi armati dell’UCK (Esercito per la liberazione del Kosovo) che, con il perdurare del conflitto, riuscirono a condizionare il popolo albanese di Macedonia nell’ottenimento dell’indipendenza e nel richiedere l’annessione all’Albania. 

Con la fine del conflitto kosovaro e la costituzione del protettorato internazionale (1999), il gruppo dell’UCK diede inizio ad una operazione di conquista di piccoli villaggi lungo il confine in territorio macedone, con operazioni di smistamento etnico, invitando la popolazione non albanese o kosovara a lasciare il territorio occupato (2000-2001).

L’UCK dichiarò apertamente che lo scopo della sua attività era l’eliminazione della discriminazione nei confronti della comunità albanese nella Macedonia. Alla fine il governo macedone accettò le richieste della minoranza albanese pur di porre fine al conflitto, concedendo numerose concessioni istituzionali. Nell’estate del 2001 l’Accordo di Ohrid pose fine al conflitto attraverso una serie di emendamenti alla Costituzione del 1991, volta a modificare l’organizzazione costituzionale e politica del paese, introducendo standard elevati per i diritti delle comunità di minoranza in Macedonia: sostanzialmente la minoranza albanese riuscì ad ottenere un decentramento a livello locale di molte competenze del governo centrale. 

Proprio lungo i confini tra Macedonia ed il Kosovo sorge la città di Tetovo, situata nel Nord-ovest della Macedonia, in una posizione cruciale all’interno nella geopolitica dei Balcani. La città, infatti, sorge al confine tra Macedonia, Kosovo ed Albania ed è considerata la capitale della minoranza albanese presente nello stato macedone (pari al 25% della popolazione totale). Nonostante la pace dell’estate del 2001, nel 2015 un attentato terroristico avvenuto a Kumanovo, città situata ad 83 km ad ovest di Tetovo, ha riacceso la paura di rappresaglie da parte dell’UCK. Stando ad un documento diffuso dai media di Skopje, il gesto dell’UCK aveva l’obbiettivo di dare il via ad un processo d’instaurazione della “Repubblica di Illiria”.


Murale presente nella città di Tetovo raffigurante l’anno di nascita del gruppo Ballistet

Dopo lo scioglimento deciso dalle autorità, in occasione dell’indipendenza della Macedonia, nel 1992, venne rifondato lo Shkendija che ripartì dalla quarta categoria del calcio macedone scalando le varie categorie fino ad approdare nel massimo campionato nel 1995/96. L’esperienza nella massima serie macedone avrà vita breve, visto che la squadra retrocederà immediatamente nella Vtorata Fudbalska Liga, l’equivalente della nostra Serie B. Gli anni successivi per lo Shkëndija sono condizionati da prestazioni altalenanti tra promozioni e retrocessioni. L’ascesa del club avviene nella stagione 2010/11, in cui da neo promossa vince il campionato macedone davanti ai cugini del Teteks, gli acerrimi nemici di Tetovo: da quel momento sono arrivate due coppe di macedonia e due campionati. 

Al termine della stagione 2012-13, lo Shkendija si è poi ritrovato sull’orlo del baratro. I giocatori avevano abbandonato la squadra e il destino sembrava quello di scomparire nuovamente, ma questa volta non per motivi politici. Così i tifosi del club di Tetovo, i Ballistet, hanno intrapreso una campagna di comunicazione volta a trovare dei possibili acquirenti per salvare il club: alla causa si uniranno tanti personaggi pubblici tra cui Xherdan Shaqiri, giocatore della nazionale svizzera, originario del Kosovo, protagonista ai Mondiali di Russia di una esultanza molto discussa.

Il 31 luglio 2013 arriva quindi Lazim Destani, patron dell’Ecolog International, società operante nel settore della sicurezza: nativo di Tetovo ed etnicamente albanese, acquisisce la società calcistica ricapitalizzando l’intero debito e mantenendo stabili le finanze del club. L’Ecolog ha stretto collaborazioni durature con l’esercito americano, l’esercito francese, la Bundeswehr, l’EUFOR e la NATO. Inoltre ha partecipato e partecipa alle principali missioni militari, operando con i Ministeri della Difesa di Stati Uniti d’America, Germania, Francia, e anche con società internazionali private che includono Shell, Fluor, DynCorp, KBR, Total, Technip, Petronas, Lukoil, RasGas., Samsung, Weatherford, Qatargas per citarne solo alcuni. Un ruolo non secondario è stato svolto nelle guerre di Afghanistan, Iraq e Kosovo.

Il gruppo ultras Ballistet dello Shkendija immerge lo stadio di casa in una nuvola di fumogeni rossi

La storia del club si lega profondamente a quella dei suoi tifosi, il gruppo Ultras “Ballistët”, i “Frontisti” di Macedonia: essi prendono il nome da Balli Kombëtar, il movimento repubblicano e nazionalista fondato nel 1942 sul mito della “Grande Albania”, che si contraddistingueva per la riluttanza nei confronti dei partigiani del Movimento di Liberazione Nazionale e per il contrasto all’occupazione italiana.

 

Durante una sua visita in Croazia, Morina venne poi arrestato con un mandato di cattura emesso dalle autorità serbe e detenuto a Dubrovnik per dieci mesi. Rigettata la richiesta di estradizione dallo Stato croato, Morina venne riconsegnato allo stato italiano in cui risiedeva dal 2006, e solo pochi giorni fa la corte di appello di Bari ha respinto la richiesta di estradizione emessa dallo Stato serbo. Il giovane, in Italia, ha affermato che nel gesto non vi era nessuna intenzione politica:

“Nel mio gesto non c’era nulla di politico, al massimo può essere considerato una bravata, un atto goliardico, e invece è stato strumentalizzato. Non sono mai stato, ne sono e mai sarò un serbofobo. I serbi sono i nostri vicini”.

 

https://www.youtube.com/watch?v=KUavsrRUf-c&feature=youtu.be&t=435

 

 

Lo spettacolo del pubblico di casa infiamma il clima che si respira alla Ecolog Arena di Tetovo.

 

Coreografia Ballistet

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