Cordate che sono scatole vuote. Imprenditori senza impresa. Progetti senza progettazione. Fuochi di paglia, fallimenti. I problemi che corrodono il calcio dei dilettanti sono comuni in tutto lo Stivale. Tuttavia, ingrandendo molto su Google Maps, dalle parti della Liguria, ci si può imbattere in Millesimo: comune di tremila abitanti in provincia di Savona noto per la Festa Nazionale del Tartufo, salito agli onori della cronaca sportiva per la recente promozione in Serie D dell’omonima squadra.
Dalla Prima Categoria alla quarta serie a ritmo di record. In riva al Bormida è tutto molto anni ‘90. Il presidente è Eros Levratto, imprenditore millesimese nel settore del piping e della carpenteria metallica; i dirigenti sono del posto, come il mister che ha una merceria nel centro del paese; il tifo è casereccio e spotaneo, con fuochi d’artificio pre e post partita. Il capitano Michelangelo Bove è una bandiera, c’è dai tempi della Seconda Categoria, e poi c’è il talento sudamericano che fa impazzire pubblico e avversari.
“Quattro amici” in taverna
La scalata è rapidissima: vittoria della Prima Categoria nella stagione 23/24 e poi successi in Promozione ed Eccellenza. Ma tutto parte ben prima. Nella primavera del 2018, i ragazzi di Millesimo che compongono la rosa della squadra dell’allora polisportiva vincono i playoff della Seconda Categoria. Potrebbero giocare nella categoria superiore, ma si rendono conto delle difficoltà di un club che ha perso quasi tutto il settore giovanile.
Decidono di fare qualcosa in prima persona per il loro paese. Che per loro è importante e, riprendendo Pavese, non di certo per il gusto di andarsene via. Si riuniscono una sera nella taverna di Michelangelo Bove, giocatore e ancora oggi capitano giallorosso, e scelgono di rinunciare a quanto ottenuto sul campo per fondare l’Asd Millesimo abbandonando il vecchio club poi del tutto scomparso. Da quella riunione carbonara nasce la storia che ha portato nei semiprofessionisti. E nella stagione seguente, i giallorossi si riprendono tutto vincendo di gran carriera la Seconda Categoria.
Il tifo del Millesimo
Sono venuto dalla fine del mondo
Le stagioni pre e post Covid vedono il Millesimo navigare al centro della classifica della Prima Categoria. Il club è colpito dal grave lutto della scomparsa di mister Edy Amendola, il tecnico della prima promozione. Oggi, nonostante la rosa sia tutta nuova, capitan Michelangelo Bove continua a trasmettere i valori del compianto mister-gentiluomo gridando il suo nome nello spogliatoio prima di ogni partita. Ma nascosto dietro all’anonimato di questi campionati, Eros Levratto diventa nel frattempo presidente e pianifica la rapida scalata.
Nell’estate 23/24 arriva Riccardo Villar, fantasista nato “alla fine del mondo”, per usare l’espressione usata da papa Francesco, anche lui argentino e le cui radici sono vicine a Millesimo in virtù degli avi di Piana Crixia, località distante appena venticinque chilometri. Il fantasista 34enne proviene da San Salvador de Jujuy, località soprannominata “tazzina d’argento”. Lo ricorderanno in pochi, era arrivato in Italia nel 2004 scovato dalla Reggina ad appena 14 anni. Poi, il passaggio a Cesena e Salernitana prima dell’approdo all’Udinese di Totò Di Natale.
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Non esordisce in Serie A, veste le maglie anche di Como e Triestina e alla fine nel 2012 decide di tornare in Argentina. Nel 2022, ci riprova in Italia e va a giocare in Puglia. Dopodiché, tramite il procuratore, entra in contatto col Millesimo dove diventa anche dipendente dell’azienda di Levratto. Nelle tre stagioni successive trascina a suon di goal e assist la squadra fino alla Serie D. Notevole la rete da centrocampo nel derby contro il Bragno e sua la punizione dell’1-1 che ha portato il punto utile per il salto tra i semiprofessionisti il 25 marzo scorso.
Mister Macchia: “Nasco Guardiola, ma morirò Allegri”
Nessun ex professionista riciclato sulle panchine dei dilettanti. Né vecchi guru del calcio locale. L’allenatore è da tre anni il quarantenne Fabio Macchia, che non rientrando nelle precedenti categorie viene spesso denigrato da molti colleghi, a microfoni spenti evidentemente. Lavora nella merceria di famiglia, ma chi lo conosce bene sa che la testa è sempre al calcio, come nelle vacanze passate a vedere i ritiri delle squadre professionistiche. Tanti anni in Seconda Categoria nelle squadre della Val Bormida.
Uno partito dal basso con le ripartenze dal basso, quando dopo il 2010 tutti si improvvisano maestri di Tiki-Taka. Lo studio e l’urgenza di vincere con gli squadroni allestiti da Levratto hanno portato il talebano a essere un fautore del “camaleonte solido” di “ranieriana” memoria. Il Millesimo vince tre campionati di fila senza un modulo di riferimento, Villar libero di posizionarsi dove meglio preferisce e ogni partita e ogni match è preparato anche sull’avversario di turno. Un unico obiettivo svelato dopo una sconfitta 3-2 all’ultimo minuto: “Noi proviamo a vincerle tutte al costo di perderle”.
I “podcast” e i goal all’ultimo minuto
Tra le peculiarità di mister Fabio Macchia c’è la volontà di gestire i gruppi tramite il dialogo. Spiega tutte le sue decisioni, a volte un po’ troppo fa notare con ironia bonaria chi lo vive quotidianamente. Sono infatti leggendari i suoi messaggi vocali del sabato, stile podcast, che invia ai giocatori per motivarli, spiegare cosa si aspetta da loro e delucidare circa le sue decisioni.
Tutto dal sapore molto artigianale: la semplicità del calcio di provincia / Foto ASD Millesimo Calcio
Un travaglio mentale quello del tecnico da cui però tiene al riparto la squadra, diventata fortissima mentalmente e capace di ottenere la bellezza di otto punti nell’ultimo campionato segnando negli ultimi minuti. Più di una volta le inseguitrici hanno finito la partita vicino al Millesimo in classifica, salvo poi scoprire con un ultimo “refresh” dei siti locali che i giallorossi erano riusciti a vincere.
“Attaccavamo le loro figurine qualche anno fa”
La frase è stata pronunciata dal direttore generale Luciano Piccardo. Con ogni probabilità, infatti, il Millesimo giocherà nel Girone A della Serie D contro formazioni come l’Alessandria e il Varese. Ai tempi del “discorso della taverna”, i grigi piemontesi facevano i playoff in Serie C mentre il Millesimo era in fondo alla piramide calcistica savonese. Come da tre anni a questa parte, la squadra sarà una neopromossa ambiziosa e nient’altro. Ma quest’estate nessuno ci crederà. Il salto è grandissimo, ma ormai dalle parti dello stadio Viglino sanno come lavorare ai miracoli.
Il Millesimo in numeri
Le vittorie dei tre campionati sono arrivate con avversarie che hanno viaggiato a ritmo di record. L’avversaria in Prima Categoria è stata l’Argentina Arma, che ha totalizzato 66 punti in 26 partite. Ma i giallorossi sono riusciti a farne 70 senza mai perdere. Nel campionato di Promozione, il testa a testa è stato con i vicini di casa della Carcarese.
Decisiva la vittoria, guarda caso, all’ultimo minuto 1-0 nel girone di ritorno. La Carcarese fa la bellezza di 65 punti in tre partite. Il Millesimo però arriva a quota 70. Ritmo record anche quest’anno in Eccellenza: 59 punti frutto di 16 vittorie, 8 pareggi e 2 sconfitte hanno permesso di stappare lo spumante con tre giornate di anticipo. Dalla taverna al Moccagatta, il passo è sembrato breve. Nel mezzo, una di quelle storie di attaccamento, passione e artigianato calcistico che ci restituiscono il fascino dell’Italia profonda – e di uno sport che, lontano dallo spettacolo e dai riflettori, continua ad essere un grande fenomeno sociale.