Vita, morte e limbo del principale gruppo ultras del Real Madrid.
Il male, diciamo: esiste. Il buio, pure. Qui tutto si confonde, è informe, come «la notte in cui tutte le vacche sono nere». Il bene, diciamo: esiste altrettanto. La luce, pure. Qui tutto è candore. Cerchio, armonia, direzione, senso. Ma cosa accade, quando è proprio il bianco a fondersi col nero? Come ci sentiamo, quando lo scandalo è fratello della prudenza?
La nostra storia inizia con questo genere di domande, nella città che più di ogni altra custodisce in sé la purezza: Madrid, dall’arabo Mayrit, significa infatti «luogo d’acqua abbondante». E dove, se non qui, poteva sorgere il Club per eccellenza, l’eleganza regale che detiene le fondamenta del fútbol mondiale?
Real Madrid è un nome che significa tante cose, tutte legate alla sfera celeste. Persino chi vorrebbe affibbiargli un potere illecito, smisurato e truffaldino, dovrebbe piegarsi dinnanzi alla mistica del Bernabeu, uno stadio in cui 90 minuti «son molto longo». Per non parlare dell’estetica Real, semplicemente primigenia, eternamente elegante – minimale prima ancora che il minimal andasse di moda.
Cosa accadrebbe, però, se un club con questa storia e questa identità rivelasse il suo «segreto» più indicibile, la sua oscurità più tetra?
Cosa ne sarebbe di questa narrazione, se venissero rivelati i peccati – e i dolori – della sua gente? Cosa ne sarebbe del candore, della luce, del bianco e dell’armonico, se si scoprisse che il tifo del Real Madrid, oggi, è puro Truman Show? Cosa, ancora, se venisse alla luce la vera storia del tifo blancos, e con essa la nascita, la vita e la morte del suo gruppo più estremista e radicale? Dato che portiamo nel nome l’esigenza di raccontare la complessità, abbiamo scavato negli archivi più remoti di una storia perduta, per consegnarla semplicemente alla verità dei fatti. Quella che state per leggere è la storia degli Ultras SUR.
La Grada: una brutta messinscena
Poiché il nostro racconto riguarda il passaggio dal candore al peccato, dal bianco al nero, può darsi che partire dalla fine, per risalire all’inizio, si riveli un’operazione efficace. Partire dalla fine, in questo senso, significa cominciare la nostra storia dalla Grada – nome col quale è vieppiù conosciuto il blocco, quasi monolitico, di tifosi stanziati alle spalle della porta posta a Nord del Santiago Bernabeu. Qui alberga il gruppo che, dal 2013 ad oggi, ha avuto l’onore – ma come vedremo soprattutto l’onere – di proseguire la storia degli Ultras Sur, costretti da Florentino Perez a lasciare incustodito quel loro spicchio di stadio.
Per quali ragioni? Stando alla versione ufficiale – cioè quella del club, nel nome e nella persona appunto del presidente Florentino Perez –, i membri degli Ultras Sur, già conniventi con un certo tipo di politica – di destra prima e di estrema destra poi –, tutti e indiscriminatamente, avevano ormai assunto un controllo tale, specie sul fenomeno della vendita (illecita) dei biglietti – vi ricorda qualcosa? –, da travalicare la sfera del tifo. Una sfera che, a detta di Florentino Perez, da anni rappresentava una copertura per interessi e attività di tipo criminoso – con un grosso giro di affari anche dal punto di vista del traffico di droga.
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