Estero
29 Giugno 2026

Giappone, altro che folklore

Speciale Mondiali: Gruppo F.

Ci risiamo. Immancabile come le figuracce Rai, con i Mondiali è tornata a rimbalzare sui media occidentali la solita, fumosa retorica sulla lezione di civiltà del Giappone, per via dall’abitudine di pulire spalti e spogliatoi prima di abbandonare lo stadio, secondo la tradizione dell’o-soji. Per quanto possa essere un gesto lodevole, l’esaltazione reiterata della pratica – ogni quattro anni, per qualcuno hanno già vinto loro – rischia di risultare mero esercizio moralistico, se non addirittura folcloristico.

Insieme ai meme sull’allenatore Moriyasu, intento a scrivere sul death note o ad agitare lavagnette giganti, il rischio è quello di dipingere la nazionale giapponese come una caricatura di sé stessa e del Paese che rappresenta: una squadra simpatica ma innocua, educata ma inconcludente, che giocoforza finirà per rimanere schiacciata appena il gioco si farà duro. Dimenticando, anche con un pizzico di suprematismo calcistico, che i Samurai Blu non sono a questo Mondiale per ricevere complimenti da libro cuore, ma per rovesciare il banco.

Andando, se necessario, anche contro la propria natura.

Già impantanato nelle polemiche, il Mondiale nordamericano sta rivelando, volente o nolente, le schizofrenie tardo-imperiali degli Stati Uniti. L’egemone è affaticato, bipolare, affogato nella propria arroganza: secondo qualcuno, i segnali di decadenza sono chiari, e la transizione del potere verso oriente è solo questione di tempo. Tuttavia, il secolo asiatico preconizzato da qualche decennio sta ancora tardando a manifestarsi; anche nel calcio, dove la vecchia Europa resta baricentro nevralgico, la transizione verso l’Asia appare ancora inimmaginabile, testimoniata dai goffi tentativi (cinesi prima, sauditi poi) di tramutarsi, a suon di danaro, in nuovi poli d’attrazione per il talento.

Eppure, nel panorama calcistico nel continente, qualcosa si sta scuotendo. Soprattutto in Giappone, dove il movimento sta crescendo in maniera sbalorditiva. Indice dell’ammirevole capacità della nazione di evolvere, di tramutare i propri ingranaggi, spesso in tempi brevissimi.

Contrasti ULTRA

Dopo sette anni lanciamo la nostra sfida. E chiediamo il vostro sostegno per farlo. Contrasti ULTRA, il piano di abbonamenti della rivista, è lo sbocco naturale di un progetto che vuole svincolarsi dalle logiche dei trend topic e del clickbaiting, delle pubblicità invasive e degli investitori invadenti. Un progetto che vuole costruirsi un futuro solido e indipendente.

L'abbonamento darà accesso ai migliori articoli del sito e ad una newsletter settimanale di lotta, di visione e di governo. Il vostro sostegno, in questo grande passo, sarà decisivo: per continuare a rifiutare i compromessi, e percorrere fino alla fine questa strada - lunga, tortuosa, solitaria - che ci siamo scelti. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo. Grazie.

Abbonati

Ti potrebbe interessare

Il calcio post-coloniale
Estero
Andrea Mainente
22 Giugno 2026

Il calcio post-coloniale

Speciale Mondiali: le Nazionali colonizzate.
I mondiali dello Zio Sam
Estero
Matteo Zega
11 Giugno 2026

I mondiali dello Zio Sam

Il peggior Mondiale di sempre (per ora).
Messico, all'ombra dei cartelli
Estero
Eleonora Montani
11 Giugno 2026

Messico, all'ombra dei cartelli

Speciale Mondiali: Gruppo A.
Inghilterra, tra tifo violento e identitario
Tifo
Gianluca Palamidessi
25 Giugno 2026

Inghilterra, tra tifo violento e identitario

Speciale Mondiali: Gruppo L.
Brasile, evangelismo militante
Estero
Massimiliano Vino e Eleonora Montani
14 Giugno 2026

Brasile, evangelismo militante

Speciale Mondiali: Gruppo C.