Ci risiamo. Immancabile come le figuracce Rai, con i Mondiali è tornata a rimbalzare sui media occidentali la solita, fumosa retorica sulla lezione di civiltà del Giappone, per via dall’abitudine di pulire spalti e spogliatoi prima di abbandonare lo stadio, secondo la tradizione dell’o-soji. Per quanto possa essere un gesto lodevole, l’esaltazione reiterata della pratica – ogni quattro anni, per qualcuno hanno già vinto loro – rischia di risultare mero esercizio moralistico, se non addirittura folcloristico.
Insieme ai meme sull’allenatore Moriyasu, intento a scrivere sul death noteo ad agitare lavagnette giganti, il rischio è quello di dipingere la nazionale giapponese come una caricatura di sé stessa e del Paese che rappresenta: una squadra simpatica ma innocua, educata ma inconcludente, che giocoforza finirà per rimanere schiacciata appena il gioco si farà duro. Dimenticando, anche con un pizzico di suprematismo calcistico, che i Samurai Blu non sono a questo Mondiale per ricevere complimenti da libro cuore, ma per rovesciare il banco.
Andando, se necessario, anche contro la propria natura.
Già impantanato nelle polemiche, il Mondiale nordamericano sta rivelando, volente o nolente, le schizofrenie tardo-imperiali degli Stati Uniti. L’egemone è affaticato, bipolare, affogato nella propria arroganza: secondo qualcuno, i segnali di decadenza sono chiari, e la transizione del potere verso oriente è solo questione di tempo. Tuttavia, il secolo asiatico preconizzato da qualche decennio sta ancora tardando a manifestarsi; anche nel calcio, dove la vecchia Europa resta baricentro nevralgico, la transizione verso l’Asia appare ancora inimmaginabile, testimoniata dai goffi tentativi (cinesi prima, sauditi poi) di tramutarsi, a suon di danaro, in nuovi poli d’attrazione per il talento.
Eppure, nel panorama calcistico nel continente, qualcosa si sta scuotendo. Soprattutto in Giappone, dove il movimento sta crescendo in maniera sbalorditiva. Indice dell’ammirevole capacità della nazione di evolvere, di tramutare i propri ingranaggi, spesso in tempi brevissimi.
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