Estero
11 Giugno 2026

I mondiali dello Zio Sam

Il peggior Mondiale di sempre (per ora).

“Abbiamo tutti bisogno di un evento come la coppa del Mondo Fifa per unire le persone, ora più che mai. Ringrazio sinceramente il presidente degli Stati Uniti per il suo sostegno, poiché dimostra ancora una volta che il calcio unisce il mondo”.

Gianni Infantino, marzo 2026

“Sarà la peggiore Coppa del Mondo di sempre”, tuona in conferenza stampa El Loco Marcelo Bielsa, CT dell’Uruguay, stroncando già prima del fischio iniziale quello che sarà l’evento sportivo più redditizio di sempre. Su di lui, che denuncia anche una specie di censura politica (“Ci proibiscono di parlare. Chi prova a criticare viene sanzionato”), pende già un provvedimento disciplinare della Fifa. Il mondiale americano non è ancora iniziato, ma fanno già discutere l’organizzazione sportiva e quella logistica, le dinamiche politico amministrative e soprattutto le rigide misure di sicurezza adottate dagli Stati Uniti nei confronti di calciatori, dirigenti e staff.

Controlli e perquisizioni, ispezioni e addirittura rimpatri hanno già fatto il giro del mondo. Ad Omar Artan, arbitro somalo eletto Miglior Arbitro d’Africa nel 2025, è stato negato l’ingresso nel Paese in quanto la Somalia rientra nella lista di divieto di viaggio voluta dall’amministrazione Trump. Particolarmente rigidi anche i controlli alla nazionale uzbeka (guidata da Fabio Cannavaro) e al Senegal, con tanto di metal detector e cani antidroga.

Il calciatore iracheno Aymen Hussein – che ha perso il padre nella lotta contro Al Qaeda e il fratello per mano dell’Isis – è stato fermato dalla polizia di frontiera a Chicago e interrogato per sette ore. Il fotografo della squadra, invece, dopo dieci ore di interrogatorio è stato addirittura respinto e rispedito in Iraq. Problemi anche per l’Iran, ovviamente: alcuni membri della delegazione non hanno ottenuto i visti e a molti tifosi è stato revocato (dopo esser stato concesso) il permesso di ingresso negli USA.

Quelle citate sono solo alcune delle controversie in atto. Il primo mondiale a 48 squadre, originariamente simbolo di una riuscita ed armonica globalizzazione, inizia all’insegna delle reciproche diffidenze, delle tensioni internazionali e dei disordini interni. Oltre alle difficoltà burocratiche e politiche degli States, infatti, anche il Messico fronteggia una grave crisi interna: secondo fonti ufficiali, sono 130mila le persone sparite nel Paese per cause non ben definite. Da settimane, dunque, il Paese è al centro di proteste e sollevazioni contro il governo di Claudia Sheinbaum, che fanno temere disordini e tafferugli nella partita inaugurale di domani sera (Messico-Sudafrica, ore 21 italiane) allo Stadio Azteca.



Mentre la Fifa e Washington minimizzano, è chiaro che come sempre non si sta parlando di solo calcio. Le manifestazioni sportive di questo calibro esibiscono da sempre ambizioni, mire e mitomanie dei leader ospitanti, e l’amministrazione Trump si trova attualmente ad un punto di non ritorno: i Mondiali arrivano a seguito della controproducente (eufemismo) guerra in Iran e anticipano di qualche mese le elezioni di Midterm, a novembre, le quali probabilmente segneranno il destino di questa legislatura.

I Mondiali che domani sera avranno avvio saranno all’insegna del “soccertainment” – neologismo intelligentemente coniato da Lorenzo Vendemiale sul Fatto di lunedì scorso -, dunque della spettacolare ostentazione dell’estetica (e dell’etica) americana, che da almeno ottant’anni colonizza l’immaginario dell’Occidente tutto. Con 13 miliardi di dollari di indotto complessivo nel triennio 2023-2026, la Fifa World Cup punterà i riflettori su una stagione nevralgica per la Casa Bianca, e, da non trascurare, intersecheranno i festeggiamenti del 4 luglio per i 250 anni dell’indipendenza americana, amplificando e le relative retoriche. Perciò, al di là del vincitore sul campo, sarà curioso osservare vinti e sconfitti ben al di sopra del rettangolo di gioco.


Copertina Insidefoto

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