Carrello vuoto
Editoriali
7 Agosto

Allegri, l’Italiano perfetto

Andrea Antonioli

70 articoli
Intelligente, pratico e anti-dogmatico, anarchico ma conservatore.

Leggendo Gianni Brera, colui che è più o meno considerato unanimemente il padre nobile del giornalismo sportivo italiano, tra le tante cose balza subito all’occhio un dibattito di un’attualità quasi sconcertante: già allora infatti la stampa, assetata di bel gioco, tattiche innovative e schemi offensivi, iniziava a portare avanti la sua crociata ideologica e progressista, in sostanza con gli stessi argomenti odierni. L’obiettivo allora era il catenaccio, o più in generale quell’atteggiamento rinunciatario e conservatore tipicamente italiano, di quel conservatorismo pigro però, che in ultima istanza era nient’altro che un non mettersi in gioco, un rifiutare il confronto con il cambiamento.

Brera al contrario rivendicava orgoglioso, basandosi non solo su valore della tradizione ma soprattutto sui risultati effettivi, il carattere tipicamente italiano anche nel calcio.

D’altronde noi, almeno dal secondo dopoguerra in avanti, siamo sempre stati avanguardisti (solo) nell’imitare gli stranieri: una costante e patologica esterofilia verso il progresso d’oltralpe, d’oltremanica o d’oltreoceano che ci ha inoculato un patologico complesso di inferiorità. Eppure siamo Italiani, abbiamo dato alla storia più di chiunque altro. Abbiamo fatto, plasmato, scritto e decorato la storia; siamo stati la storia. Una volta si parlava di “genio italiano” e non solo in patria, bensì all’estero; nella letteratura, nel cinema, nelle arti. Fino al secondo ‘900 non erano solo i reazionari a chiamare in causa il carattere nazionale ma anche tanti pensatori comunisti, socialisti, democratici, liberali.

Posizioni che a sostenerle oggi, nell’epoca della fine della storia, ottengono biasimo se non pubblico ludibrio. Siamo sprofondati con tutte le scarpe, e con quel poco di cervello che ci è rimasto, nel totalitarismo “culturale” in cui le identità nazionali contano niente, sono puri costrutti sociali, archetipi collettivi che in realtà non spiegano nulla – e guai a obiettare qualcosa! Ebbene, noi andiamo in direzione ostinata e contraria. Crediamo nel determinismo ambientale anche nel calcio, in barba ad Arrigo Sacchi e compagnia cantante: siamo convinti che ogni Paese abbia la sua scuola, la sua tradizione sportiva, il suo “carattere nazionale”, che affonda le radici in una tradizione condivisa.

Gianni Brera, italianissimo

Sì perché noi, già molto prima del discorso sportivo, siamo un Paese stra-ordinario: capace sempre di reinventarsi, per non dire riciclarsi, un popolo che più banderuola non si può, inaffidabile, individualista, anarchico ma conservatore, come direbbe Prezzolini; una Nazione che ha voltato faccia in due guerre mondiali, che non porta mai nulla fino in fondo, menefreghista e indolente, ma che allo stesso non affonda mai. Male che vada galleggia, ma spesso, appunto, si reinventa.

Noi Italiani siamo fatti così, odiamo il dogmatismo. Crediamo che ci serva, guardiamo sempre altrove in un continuo paragone in cui però sbagliamo il primo e il secondo termine, di quel paragone. Se notate chiamiamo sempre in causa esempi “virtuosi” dell’efficienza, come la Germania, l’Inghilterra, gli Stati Uniti o anche la Francia. E ci lamentiamo pure di non essere affidabili e produttivi come loro, invece di guardarci allo specchio e fare una seria e severa autoanalisi, storica e culturale.

Ma che diavolo c’entra tutto questo con Allegri, direte voi? Ebbene Allegri è l’Italiano perfetto, nel senso migliore del termine. Intelligente, anti-dogmatico, un po’ anarchico ma in fondo conservatore, soprattutto estremamente adattabile. Quando l’allenatore livornese rivendica la prassi contro la teoria, non porta avanti una sua dottrina, bensì si inscrive in una tradizione tutta italiana.

Anarchico conservatore, come Prezzolini (Foto di Giorgio Perottino – Juventus FC/Juventus FC via Getty Images )

È stato assai soddisfacente, negli ultimi anni, vedere commentatori con lavagne tattiche o addetti-stampa ficcanaso che lo ammorbavano con i moduli, mentre lui rispondeva con gli uomini. E quegli uomini li ha presi, girati, mescolati e rimescolati, li ha aggiustati e li ha cambiati, e nel caos è sempre riuscito a creare una stabilità, altra virtù tipicamente italiana. La regola è l’applicazione della regola, come diceva Wittgenstein, che in effetti si ricredette in tal senso quando iniziò a girare per l’Europa e a conoscere altri popoli (prima era un dogmatico pure lui).

Non c’è una regola in sé, che bisogna seguire come fosse la sacra messa. Non è la pratica che segue la teoria, ma la teoria che segue la pratica. In concreto non si parte con un’idea, ma questa la si sviluppa solo in seguito alle partite, ai giocatori, al gruppo, alle predisposizioni individuali in un determinato momento.

“Se ci avessero insegnato di meno, avremmo imparato di più” (Regola 1, Massimiliano Allegri)

L’intelligenza sta anche qui, nel sapere quando un “modulo” non serve più: allora bisognerà aver insegnato ai calciatori non il Piano B, ma ancor prima a sapere quando e come utilizzarlo, quel piano di riserva. I giocatori devono essere educati a saper fare tante cose bene, devono capire il gioco ancor prima di essere bravi professionisti, devono saper leggere le situazioni e le partite: in tal senso l’allenatore è un educatore. Non solo di tattica, di esercizi ripetuti fino alla nausea e meccanismi perfetti, ma di consapevolezza: perché arriverà sempre quel momento in cui sarà indispensabile cambiare, e questo nessuno è in grado di farlo come gli italiani.

“Voglio giocatori pensanti e non polli d’allevamento” (Regola 4, Massimiliano Allegri)

TURIN, ITALY – MAY 19: Juventus player Andrea Barzagli hugs his head coach Massimiliano Allegri and say farewall goodbye to the world of the football during the Serie A match between Juventus and Atalanta BC on May 19, 2019 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino – Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

È in fondo la stessa convinzione di Carlo Ancelotti che con questa filosofia, come sapete, ha vinto tutto. Non basta la solita espressione sull’ottimo gestore di uomini. Cosa vuol dire “gestire gli uomini”? Ci immaginiamo subito la gestione umana, personale, caratteriale, diciamo l’equilibrio di spogliatoio: invece significa molto di più. Significa padroneggiare l’arte dell’adattamento, sviluppare una filosofia della differenza all’interno dell’unità.

Vuol dire tornare a un concetto più originario, non affidarsi a un sistema più forte delle difficoltà e capace di oltrepassarle, bensì superare quelle difficoltà dall’interno quando si dovessero presentare. Saper vincere le partite in cui si gioca male, se vi piace dirlo così. I discorsi sul bel gioco  – che poi anche su questo ha ragione Allegri, cosa vuol dire bel gioco? che qualcuno ce lo spieghi una volta per tutte e ce lo motivi – lasciano il tempo che trovano.

“La vita e il calcio sono simili: è tutta una questione di equilibrio” (Regola 16, Massimiliano Allegri)

Ma senza entrare nella filosofia relativista e riscendendo sul campo, ci domandiamo a cosa serva vincere 5-0 con l’Udinese o il Bologna, a che pro segnare 100 gol in campionato e offrire un gioco spumeggiante nel girone di Champions se nel momento della difficoltà i giocatori non sapranno come gestire la pressione, o non saranno sufficientemente in grado di leggere la partita.

L’anno scorso sono arrivate valanghe di critiche ad Allegri in primis per essere stato “surclassato” dal punto di vista tecnico – ma non dimentichiamoci anche fisico – dai ragazzi terribili dell’Ajax, ma soprattutto per aver perso il confronto incappando nell’eliminazione. E il giorno dopo una stampa terribilmente faziosa ci ha fatto credere che gioco propositivo e risultati non solo potessero coincidere, ma quasi dovessero naturalmente identificarsi: bene, accogliamo allora la più semplice delle lezioni di Brera e ricorriamo ai numeri, per non morire di teoria.

“La squadra diventa responsabile quando sa accendere e spegnere l’interruttore” (Regola 23, Massimiliano Allegri)

Prendiamo quindi le ultime Champions League: dove era il bel gioco? Dov’erano l’Ajax del calcio totale, lo stesso City di Guardiola, il Napoli di Sarri, lo spumeggiante Borussia Dortmund e via discorrendo? Tutte le passate sei edizioni, sostanzialmente, sono state vinte dai più forti (una tacca il Barcellona, quattro il Real Madrid che tra Ancelotti e Zidane non era certo una squadra propositiva, anzi, l’esatto opposto, una il Liverpool).

E in quelle sei occasioni, chi si è giocato la vittoria finale con i più forti? Per quattro volte delle squadre, come dire, reattive (?), speculative (?) difensiviste (??), scegliete voi le etichette che più vi soddisfano, a noi piacciono poco e niente: due volte la Juventus di Allegri, altre due l’Atletico Madrid del Cholo Simeone, una formazione che l’allora direttore di Sky Sport ha definito l’anti-calcio, affermando che “faceva schifo”. Senza comprendere in questo novero il Tottenham di Pochettino, allenatore che in Italia vedremmo benissimo proprio per la sua intelligenza eclettica.

“Per vincere un altro campionato dobbiamo subire meno gol di tutti” (Regola 13, Massimiliano Allegri)

Scuola italiana (Foto di Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

E allora, con l’addio di Allegri e l’arrivo di Sarri, l’anno scorso a Torino ha vinto ancora una volta lo Zeitgeist, lo spirito del tempo: hanno trionfato i teorici e i nerd del calcio, coloro che, pur non avendo mai allenato, pretendono di avere un’opinione con lo stesso peso specifico di quella dell'(ex) tecnico bianconero, vincitore di sei scudetti.

Non chiamiamo in causa la Juventus e Andrea Agnelli in questo ragionamento, tutt’altro (Agnelli è uomo troppo intelligente e pragmatico per basare le sue decisioni su dogmi progressisti ripetuti a pappagallo da altri). Stiamo però affermando che lo scontro di mondi, di weltanschauung come direbbero i tedeschi, lo hanno vinto i teorici per non dire i teoretici: i dogmatici, gli intellettuali, gli esterofili. E si sono visti i risultati: la Juventus ha rigettato il nuovo allenatore come corpo estraneo.

“Gli attori principali sono sempre i giocatori” (Regola 15, Massimiliano Allegri)

Certo, oggi non ce la sentiamo più di affermare che il nostro carattere nazionale calcistico debba essere “catenacciaro”: ma non possiamo nemmeno assecondare quest’ansia bulimica di progresso, in un processo di scientificizzazione corrosivo che si auto-alimenta all’infinito. La storia italiana è storia di uomini, nel bene o nel male: anche quando abbiamo provato a prendere in mano le redini del nostro destino, scegliendo la via delle rivoluzioni, dei regimi o delle guerre, è stato sempre un po’ tutto, come dicevano i nostri nonni, all’ “acqua di rose”.

Un po’ perché siamo anarcoidi e conservatori – per non dire menefreghisti e pigri – un po’ perché invece abbiamo l’umanismo nel sangue, o comunque siamo consapevoli di poterci sempre salvare in corner. È l’ingegno eclettico il nostro particolarismo nazionale, il rifiuto dei dogmi e dei sistemi.

“L’organizzazione deve essere al servizio della fantasia e dell’estro” (Regola 24, Massimiliano Allegri)

Allegri, in tal senso, è l’Italiano perfetto, guida naturale della migliore squadra nazionale che non ha mai rinnegato le proprie radici, e anzi su di esse ha fondato il proprio dominio: basta leggere il libro di Max uscito nel 2019, una sorta di manifesto autobiografico profondamente umano, pre-culturale e pre-calcistico, con il titolo che è tutto un programma: “È molto semplice” (Sperling & Kupfer, 2019). Non abbiamo qui tempo e modo di soffermarci, però in queste pagine è riassunto l’Allegri-pensiero che, anche a non volerlo sposare, ci inchioda alla nostra esperienza e alle nostre contraddizioni.

Ci ritorneremo, ma di fondo il segreto sta nella semplicità, che poi è la cosa più difficile: lontano dall’ansia del progresso, dalla chiacchiera da salotto, dal “si dice” culturale e inculturale, dai sistemi e dai dogmi (degli altri). Per ricordarci chi siamo e da dove veniamo.

“La semplicità è la cosa più difficile” (Regola 3, Massimiliano Allegri)

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Papelitos
Gianluca Palamidessi
10 Marzo

L’identità non è un’opzione

Cosa ci ha detto l'eliminazione della Juventus.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
16 Maggio

Alen Boksic, l’alieno

Perduto è l'amore di una classe così pura.
Papelitos
Federico Brasile
2 Novembre

La copertina va alla Roma

Torna la miglior espressione del Bar Sport, in cui raccontiamo a modo nostro le notti europee delle italiane.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
8 Dicembre

Meno Sarri più Inzaghi

Lazio-Juventus non è stata una sorpresa.
Tennis
Diego D'Avanzo
7 Agosto

Leandro Arpinati: il dissidente creatore dello sport fascista

Anarchico, poi gerarca e ideatore dello sport in camicia nera. Infine fiero dissidente.
Interviste
Luigi Fattore
26 Luglio

Sconcerti d’estate

Fregarsene del lettore, imparare una cosa nuova al giorno e diventare riconoscibili.
Papelitos
Valerio Santori
15 Settembre

Da Malmö a Malmö

Sta tornando la Juventus di Allegri?
Calcio
Antonio Aloi
17 Febbraio

Non esiste solo la costruzione dal basso

La palla lunga, se codificata, può essere un'alternativa.
Editoriali
La Redazione
5 Giugno

Cosa ci resta di Cardiff

La strada della progettazione è vincente e non si interrompe, ma c'è ancora molto lavoro da fare (specie per i giornalisti).
Ritratti
Matteo Mancin
8 Marzo

Bruno Pizzul, un’icona nazionale

Uno dei più grandi artigiani della parola sportiva.
Recensioni
La Redazione
7 Febbraio

La morte di Scirea nella voce di Ciotti

Il commovente annuncio in diretta televisiva.
Storie
Domenico Rocca
19 Giugno

Cento anni di Salernitana

La Salernitana è sopravvissuta un secolo a tanti bassi e pochi alti ma risultati, categorie, presidenti e dirigenti non hanno minimamente scalfito l'autentica passione di tutta una città.
Recensioni
La Redazione
20 Dicembre

Giulio Andreotti intervistato da Gianni Brera

Da un'intervista del 1983.
Ritratti
Jacopo Benefico
28 Marzo

Enzo Jannacci, l’arcimilanista

La storia rossonera di un artista a tutto tondo, capace di rappresentare una milanesità ormai perduta.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Aprile

Serie A, c’è solo la Juventus

In una scialba giornata di campionato, la Juventus mette una seria ipoteca sul settimo scudetto consecutivo.
Ritratti
Marco Metelli
5 Giugno

Alberto Malesani, umano troppo umano

Sorridere in faccia al fallimento.
Papelitos
Vittorio Ray
27 Settembre

Totti è nella nuca

Inventare calcio girati di spalle.
Papelitos
Luca Pulsoni
3 Aprile

Alla faccia della Superlega

La Juventus perde punti con le piccole e medie squadre.
Ritratti
Vito Alberto Amendolara
24 Settembre

Paolo Rossi vuol dire Italia

Icona popolare e nazionale.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
16 Ottobre

Lezioni

Cosa ci ha insegnato l'8a giornata di campionato con il triplice incontro tra le prime (presunte) sei forze del campionato.
Papelitos
Paolo Pollo
18 Gennaio

Fuochi a San Siro

Inter v Juventus diventa il veglione di Capodanno.
Interviste
Andrea Antonioli
15 Febbraio

Un direttore operaio, anarchico e conservatore

Chiacchierata d'altri tempi (e in libertà) con Italo Cucci.
Interviste
Michelangelo Freda
25 Settembre

Tobias Jones – God save the Ultras

Intervista allo scrittore e giornalista inglese Tobias Jones, esperto di sottoculture italiane e del fenomeno ultras nel nostro Paese.
Ritratti
Diego Mariottini
21 Gennaio

Giuliano Fiorini è la lazialità

Nel giorno dell'anniversario della sua nascita, un ricordo dell’uomo che salvò la Lazio a sette minuti dalla fine di tutto.
Calcio
Alberto Fabbri
13 Dicembre

Ultras d’Italia, ep. III

I sanguinosi anni Ottanta.
Recensioni
Alberto Fabbri
26 Novembre

ILVA Football Club

Ai piedi degli altiforni il pallone è un inno alla vita.
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Papelitos
Federico Brasile
16 Aprile

Italianissima Roma

L'arte dell'adattamento e della difesa.
Calcio
Luigi Fattore
3 Giugno

Il diritto e il dovere di vincere

Giocarsi la Storia in una notte.
Ritratti
Matteo Mancin
9 Novembre

Sandro Ciotti

L'uomo, l'artista, l'inconfondibile voce.
Storie
Sebastiano Caputo
6 Novembre

Confessioni di un allenatore mancato

A passeggio con Massimo Fini nella bella e grigia Milano alla ricerca del calcio nazional-popolare detestato dagli str*** in tribuna d'onore.
Cultura
Annibale Gagliani
5 Luglio

Berlinguer, l’amore e il calcio

Il Compromesso storico, Agnelli, la Juventus e Togliatti.
Papelitos
Luigi Fattore
18 Maggio

Le dittature sono noiose

La Juventus vince la finale di Coppa Italia senza grandi sforzi.
Calcio
Paolo Pollo
1 Marzo

Quanto ci mancano i Toscani

Allegri, Spalletti, Sarri, Mazzarri: non conoscevamo la noia.
Recensioni
Alberto Fabbri
22 Marzo

Il ricordo di un’estate italiana

Dopo il Mondiale delle Notti Magiche l'Italia ed il calcio non sarebbero stati più gli stessi.
Calcio
Alberto Fabbri
29 Dicembre

Nessun vaccino per il calcio italiano

All'estero piani concreti, in Italia fumo negli occhi.
Ritratti
Luca Pulsoni
26 Gennaio

Valentino Mazzola, il primo degli Invincibili

La leggenda del giocatore simbolo del Grande Torino.
Papelitos
Federico Brasile
24 Luglio

L’Udinese di Gotti è meravigliosamente reazionaria

Catenaccio e contropiede 2.0: viva l'arte italiana dell'adattamento.
Calcio
Gezim Qadraku
4 Marzo

Vero nueve

La rinascita di un ruolo storico per il calcio (italiano). Dopo le esplosioni di Petagna con l'Atalanta e di Belotti con il Torino è arrivato il momento di Alberto Cerri, classe 1996.
Tifosi
Domenico Rocca
14 Aprile

Reggina v Messina, nemmeno il ponte potrebbe unirle

Il destino ed il tempo scandiscono la storia del derby dello stretto.
Editoriali
Lorenzo Santucci
1 Marzo

Si scrive Serie A, si legge WWE

Il rinvio delle partite è la decisione tardiva di un sistema ipocrita.
Papelitos
Giuseppe Gerardi
4 Maggio

I cavalieri di Montecarlo

Con una prestazione solida e limpida, la Juventus passa 2-0 a Monaco.
Calcio
Marco Metelli
7 Dicembre

Tremendismo granata

La scalata al Paradiso del Toro dei miracoli.
Ritratti
Sabato Del Pozzo
26 Maggio

Osvaldo, una vita da Rockstar

La carriera Rock & Roll di un talento incompreso.
Calcio
Federico Brasile
4 Febbraio

Quella vecchia volpe di Rocco Commisso

Come non amare il funambolico e spettacolare patron viola?
Interviste
Andrea Antonioli
10 Dicembre

Signori si nasce, giornalisti si diventa

Intervista a Roberto Beccantini.
Calcio
Marco Gambaudo
23 Dicembre

Il fu Mattia Perin

Le scelte sbagliate di un portiere straordinario.
Calcio
Giuseppe Cappiello
23 Ottobre

Cosa significa tifare la Bari

Una religione laica, tra San Nicola e la città vecchia.
Interviste
Matteo Fontana
24 Gennaio

A tu per tu con Gianfranco Zigoni

Il grande Zigo si racconta.
Editoriali
Lorenzo Ottone
18 Dicembre

Il calcio liquido e la scomparsa del fattore identitario

Abituiamoci a tifare tutti la stessa squadra: magari una All Star europea.