Reportage da Atalanta-Athletic Club, vista con gli occhi della tifoseria ospite.
Si dice che andare in trasferta, per seguire una qualsivoglia squadra, sia una delle esperienze più autentiche che si possa fare in uno stadio. Solo i più fedeli e puri supporters (hintxas in questo caso) hanno voglia di fare un sacrificio, economico e temporale, di tale valore. Questo può essere vero in parte perché quando le notti di Champions League, come quella tra Atalanta e Athletic Club, ti permettono di fare anche una breve vacanza in un’affascinante città europea, allo zoccolo duro si aggiungono ben volentieri anche altri tifosi “comuni”. Quella che rimane immodificabile è la sensazione di unione e fratellanza che si crea all’interno del settore ospiti, quel pochi contro i più che, figurativamente, ricorda i 300 spartani contro i persiani nella battaglia delle Termopili.
La partita “da ospite”, come scritto, è Atalanta-Athletic Club. Una scelta viziata da una personale simpatia per i bilbaini (e per tutto ciò che è basco) e dall’opportunità di vivere da vicino, in una serata di gala, una rinomata tifoseria della penisola iberica. La posta in palio non è da poco, visto che si parla della penultima giornata della nuova League Phase di Champions, in cui entrambe si giocano tanto. L’Atalanta può scrivere l’ennesima bella pagina della sua storia, qualificandosi tra le prime otto e accedendo direttamente agli ottavi di finale. L’Athletic Club si gioca la sua ultima chance per entrare nella fascia che dà accesso ai playoff, da difendere eventualmente all’ultima giornata.
Prendo l’autobus e parto in direzione Bergamo, arrivando al terminal di fronte alla stazione intorno alle ore 16. Lì vicino è stata intelligentemente allestita una fan zone per i tifosi baschi, in modo da dar loro una giusta accoglienza e al contempo circoscriverli in un’area d’aggregazione. Prima di addentrarmici, faccio un giro nei dintorni per respirare l’aria in Città Bassa, dove subito noto tanti adesivi atalantini attaccati a pali e cartelli.
Non dovrebbero esserci problemi tra le tifoserie, dato che le società e il comune hanno preso parte a delle iniziative congiunte di amicizia, come il piantamento della quercia simbolo della libertà basca (il Gernikako Arbola) e lo svolgimento di una partita di calcio camminato, organizzata dagli Italiako Lehoiak, la numerosa peña italiana dell’Athletic. In ogni caso, da buon italiano in trasferta, occulto la sciarpa biancorossa che porto al collo. Mi accolgo ben presto che il clima è sereno, con tanti tifosi athletizales che passeggiano fieri con le loro magliette e drappi biancorossi.
I primi sguardi d’intesa e di stima, poi tutti dentro la fan zone, dove la birra scorre a fiumi, tanto da finire prima del previsto. Qui si trova gente d’ogni tipo: anziani con in testa il tipico berretto basco, famiglie al completo con tante donne, ragazze in erasmus e giovani che seguono l’opinabile moda del North Face.
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