Papelitos
16 Febbraio 2026

Nessuno (o quasi) mi può giudicare

Bastoni ha sbagliato, ma chi lo crocifigge non è migliore.

Lo abbiamo scritto subito, all’indomani del fattaccio: Alessandro Bastoni ha simulato, e poi ha fatto anche di peggio – perché ha prima platealmente chiesto il giallo per Pierre Kalulu e poi, una volta riuscito nell’inganno nei confronti dell’impreparato arbitro Federico La Penna, ha esultato come un invasato per l’espulsione dell’avversario. Entrambi i casi sono regolamentati come comportamenti antisportivi (Regola 12 del gioco del calcio) e, uniti alla simulazione portano almeno a 2 il numero di ammonizioni che avrebbe meritato il difensore della nazionale italiana in neanche dieci secondi. Insomma: se c’era qualcuno che andava espulso per doppia ammonizione, è Alessandro Bastoni.

Moralmente, poi, senza inerpicarci in virginali pudicizie, la situazione è addirittura più sconveniente. Quello che ha fatto il difensore dell’Inter è, semplicemente, sgradevole. Sia chiaro, non si tratta di niente di inumano. Con Terenzio diremmo: Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Ecco, Bastoni ha fatto qualcosa di molto umano, forse troppo umano, e probabilmente anche di controproducente dal suo stesso punto di vista, procurandosi un danno reputazionale che si porterà dietro, volente o nolente, per tutta la carriera – non stiamo dicendo che sia giusto ma, sapendo come vanno le cose, ci stiamo limitando ad un’analisi neutra e fattuale.

Ne è valsa davvero la pena? Probabilmente, visto le conseguenze, lui per primo risponderebbe di no.

Eppure, ciò che si è scatenato dopo oltrepassa il limite della misura: insulti gravi a lui e ai familiari, commenti colmi di odio affinché prendesse loro un male incurabile (giunti anche sotto il nostro post, e che per decenza non riportiamo), appelli a bandirlo dalla Nazionale, rilanciati addirittura dal nostro ex premier Enrico Letta – “Bastoni non va convocato in Nazionale“, ha scritto lapidario sul fu Twitter –, evocazione di complotti Marottiani – “Finché quest’uomo avrà un ruolo nel calcio italiano tutti avranno la sensazione che i campionati siano falsati“, ha dichiarato Saviano. Infine la morale di un club che ha sempre combattuto i moralismi come la Juventus.

Ormai l’anti interismo sta diventando, sempre più spesso, il nuovo grillismo, con Marotta dipinto come manovratore supremo del nostro calcio


In tal senso, vedere Giorgio Chiellini urlare nel sottopassaggio contro l’arbitro, insieme all’allenatore e all’amministratore delegato juventini: “Non si può fare una cosa del genere. Non esiste, non esiste, non esiste, non esiste, non esiste al mondo”, fa storcere il naso perché l’attuale Director of Football Strategy della Juventus era un giocatore che utilizzava qualsiasi modo per vincere, da quello sano di colpire forte a quello più furbo di lanciarsi in terra simulando. Tant’è che nell’era delle televisioni, dei replay e soprattutto dei social è già stato inchiodato al suo passato.

In un certo senso, come ha sottolineato qualcuno, Bastoni ha ripagato la Juventus con la sua stessa moneta (o medicina, che dir si voglia), sotto forma di motto caratteristico: «Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta». Se davvero è la sola cosa conta a contare, la vittoria può essere raggiunta con qualsiasi mezzo, e allora non possono proprio essere i bianconeri a impugnare il vittimismo. Ma c’è anche altro. Il Capodelegazione della nazionale, Gigi Buffon, nelle dichiarazioni post-partita del Milan-Juventus del gol fantasma di Sulley Muntari, nel 2012, disse:

se mi fossi reso conto che la palla era dentro, sono onesto nel dire che non avrei dato una mano all’arbitro”. Il giorno dopo, poi, ancor più a freddo, per rispondere alle critiche, citò Caterina Caselli: “Nessuno mi può giudicare”.

Allora, se questo è l’uomo scelto per svolgere un ruolo così importante per la nostra nazionale, nazionale di cui fa parte proprio Bastoni, come possiamo pretendere che il difensore interista sia escluso più o meno perennemente dai suoi convocati? Certo, le storie sono differenti, ma lo stesso Buffon esultò dopo la sua parata lanciando il contropiede bianconero, e allora si entra in un terreno minato in cui la morale torna ad essere quella del nostro ex portierone: Nessuno mi può giudicare, soprattutto tu (inteso come Juventus e come selezionatori della Nazionale).


Fatto sta che, da quasi 48 ore, sta andando in scena l’ennesima sagra dell’imbarazzo del calcio italiano, chiusa (si fa per dire) dalle dichiarazione di Rocchi: «La Penna è mortificato e gli siamo vicini, ma devo dirvi la verità che non è l’unico ad aver sbagliato: perché ieri c’è stata una simulazione chiara. L’ultima di una lunga serie in un campionato in cui cercano in tutti modi di fregarci». Parole che farebbero pure ridere, se non facessero piangere, e che ci sembra paradossale anche solo provare a commentare.

In chiusura, una riflessione. Perché non si può vivere di polarizzazioni sempre, di bianco e nero, e il benaltrismo non può nemmeno esaurire la questione: non basta ipotizzare che la Juventus non possa fare la morale, che l’esclusione dalla Nazionale sia sproporzionata, che i commenti colmi di odio con minacce di morte non abbiano diritto di cittadinanza (e grazie). Tutto ciò non può automaticamente assolvere un comportamento che certo non rappresenta la fine del mondo (o del calcio), ma che rimane respingente, condannabile, oggettivamente spiacevole. Altrimenti sembra che ai calciatori sia lecito tutto sul campo da gioco.

Per chi scrive, il tutto potrebbe risolversi con delle scuse da parte del giocatore, ma anche con l’augurio a Bastoni di comprendere quale sia il ruolo (e non solo in campo) di un calciatore d’élite, nel bene e nel male. E di comprendere che commenti come quelli recentemente rilasciati a Cattelan – «Per la gente in generale i sacrifici li fanno soli gli operai o i muratori. Chi non è dentro questo mondo fatica a capire il sacrificio del calciatore» – o comportamenti come quello dell’altra sera, beh, forse sarebbe meglio che se li tenesse per sé.

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