Il taxi mi lascia dove il Riachuelo forma l’ansa che, con il suo profilo a bocca, dà il nome al quartiere. Sotto il cielo grigio del primissimo pomeriggio di metà agosto, il panorama è tutt’altro che da cartolina e ci vuole poca fantasia per capire perché gli abitanti siano stati soprannominati dai loro detrattori “bosteros”, derivante dal termine “bostero”, traducibile come letamaio, più o meno letteralmente. Secondo un’altra fonte invece, il nome sarebbe una storpiatura dell’originale “botero”, ovvero traghettatore, in riferimento alla tradizionale maniera di attraversare il corso d’acqua e collegare le due “labbra” del quartiere.
Al di là dell’origine incerta, sulle sponde del Rio de La Plata, ogni nomignolo vanta un duplice significato, e tanto è denigratorio quanto vale come rivendicazione di appartenenza: così per i locali il soprannome è un richiamo al carattere popolare del barrio e soprattutto sinonimo di seguace del Boca Juniors.
I colori delle case che si affacciano sul celebre Caminito rendono omaggio alle radici della zona e riprendono lo scenario di inizio ‘900, quando questa fu letteralmente colonizzata da emigranti italiani, per lo più liguri.
Per costruire le loro precarie abitazioni, i cosiddetti “Conventillos”, gli “Xeneizes” utilizzavano materiali di scarto dei cantieri navali, come legno e ferro dalle chiglie, che poi venivano tinteggiati con le vernici che si potevano recuperare grazie alla fantasia ed all’ingegno.
L’esito di questa soluzione è stata un variopinto mosaico di facciate, che fu ripristinato negli anni ’50 quando si cercò di preservare, almeno lungo il Caminito, l’estetica del quartiere ormai compromessa dal cemento brutalista dell’edilizia popolare. Oggi la strada appare come un coloratissimo coacervo di negozi di souvenir, chincaglierie ed articoli sportivi, cafè e ristorantini per turisti, dove si celebrano le massime icone argentine, su tutte Diego, Evita Perón ed il tango, oltre ovviamente alla fede nel Boca Juniors.
Secondo la tradizione, l’attuale toponimo della via deriverebbe proprio dalla musica popolare: negli Anni ’20 il percorso avrebbe ispirato la melodia del celebre brano “Caminito”, al compositore locale Juan de Dios Filiberto. A celebrare il battesimo fu poi l’amico ed artista Benito Quinquela Martín, figlio adottivo di genovesi e già mente del restauro di cui sopra.
Il calendario della Primera División oppone Boca Juniors e San Lorenzo alle 15 ed io sono ancora in attesa del biglietto, quando mancano poco meno di due ore al calcio d’inizio; tutta la mia fiducia è riposta nell’amico Lucas, che vanta una cugina attiva per una sezione de La Doce.
Un quartiere che vive di calcio, ad ogni ora
Dopo due empanadas di pollo, sorseggio un pocillo quando finalmente si manifesta: alle 14.15 mi aspetta all’angolo tra Espinosa e Martín Rodriguez. Mentre già vedo il profilo della Bombonera in lontananza, Google Maps raffredda il mio entusiamo; considerando i blocchi della polizia, dovrò scarpinare una ventina di minuti per raggiungerlo, aggirando tutto il perimetro dell’impianto. Gambe in spalla, lascio la via invasa dai turisti e mi getto nel flusso azul y oro che irrora le vene del quartiere.
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