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Tifo
23 Luglio

Casuals, ep. II: il riscatto di Manchester

Gianluca Palamidessi

126 articoli
Gli scontri coi Reds, i furti dei negozi, la musica maledetta.

Spostandosi da Liverpool di appena trenta miglia lungo la M62 giungiamo a Manchester. Manchester è una città difficile da decifrare. Molto simile a Liverpool per parecchi aspetti, anche in questa desolante città, sempre grigia, perennemente bagnata dalle lacrime del proprio cielo, si sono vissuti negli anni del dopo-guerra i più ferventi movimenti giovanili, le trappole culturali di un’immigrazione feroce e la creazione di tendenze musicali di un certo rilievo, sovente accompagnate ad una congenita volontà di ribellione politica.

 

La Railway da Liverpool a Manchester

 

Inquadrare il movimento Casuals a Manchester non è dunque tanto semplice quanto lo è stato per il caso di Liverpool. Alla fine degli anni 70, proprio quando nel Merseyside esplode la cultura Casuals, si affermano internazionalmente i Beatles, emerge David Bowie, ed il Liverpool F. C., una delle due squadre della città, si ritrova ad essere tra le più forti del pianeta, ebbene, quando tutto questo accade a Liverpool, che vive come in un sogno il proprio sogno, Manchester è al polo opposto.

 

Qui, il Northern Soul è stato scalzato dalla disco e dal punk, ma entrambi i movimenti non riescono a parlare ai cuori e alle menti dei giovani mancuniani. Lo stesso dicasi di quelle due storiche band di Manchester il cui stile ricercato non riesce ad intercettare i gusti dei lads della working-class, Joy Division e Fall,

 

entrambi troppo sottili e misteriosi per colpire il ragazzo di strada. I lad di Salford, Wythenshawe e Ancoats non riuscivano a riconoscersi negli ululati di rabbia esistenziale di Ian Curtis o nelle liriche misantropiche di Mark E. Smith. 1

 

Fondato nel 1977, il gruppo dei Joy Division divenne presto un’icona di Manchester e del suo disagio esistenziale. Il cantautore Ian Curtis morì suicida a 23 anni, nel 1980.

 

In una situazione di questo tipo, è curioso che l’aiuto, per così dire, venga proprio dai nemici storici di sempre, gli Scouse di Liverpool. Non direttamente, s’intende. Ma trasversalmente. La vicinanza geografica da Liverpool e la voglia di rivalsa di una generazione culturalmente orfana sono i due ingredienti fondamentali che danno il via al movimento Casuals mancuniano, destinato a fare scuola per molti anni. A Salford, zona United, nei vicoli stretti e deprimenti dei ghetti bianchi del North di Manchester, si sviluppa la cultura Casuals sotto l’egida dei Perry Boys.

 

Jeans attillati, trainer, cardigan e le immancabili polo Fred Perry, da cui il nome del movimento. Zona United, sì, ma i citizens non rimangono di certo a guardare. Non contava troppo lo stadio, ancor meno l’appartenenza al club nello stretto senso della superiorità calcistica. Il City gioca meglio (incredibile, nevvero?), ma né i blu né i rossi di Manchester, i diavoli dello United, sono in grado di tenere testa allo schiacciasassi Liverpool, forte del periodo d’oro sotto Bill Shankly e Bob Paisley.

 

Mancuniani in trasferta (foto Football Casuals)

 

Così, la questione calcistica si trasforma in un attimo in questione cittadina, e non riguarda più né solo lo United né solo il City, ma la gente di Manchester in generale. Che si vada al Maine Road, vecchia e storica struttura citizen, o all’Old Trafford, puoi riconoscerli, i mancuniani. Vestiario Casuals, rabbia da vendere, incidenti ad ogni partita. Racconta Mark L una delle tante e pericolosissime trasferte a Leeds:

«A Leeds […] lo United si è tirato dietro qualcosa come 25.000 tifosi; abbiamo trovato la mob dei Leeds ad attenderci, tutti vestiti con donkey jacket e maglioni di lana grezza. E noi lì, con aspetto innocente ma risoluti come non mai, pronti a lanciare la carica»2.

 

Leeds United (foto Wish You Were Here)

 

Il Liverpool domina la scena. Liverpool domina la scena. I mancuniani non possono restare a guardare, e il riscatto non si fa attendere che di un paio d’anni. Già nel 1980 la cultura Casuals ha contaminato ogni strada di Manchester. L’odio tra le due città ha radici profondissime, e si origina nel passato della Storia britannica.

 

Si sviluppa almeno un secolo prima dell’esplosione della rivalità Casuals, quando entrambe le città erano centri mercantili in competizione. I ragazzi di Liverpool succhiano dalla loro epoca d’oro (1977-1984) ogni singolo attimo, irripetibile. Sanno d’esser superiori ai tristi abitanti di Manchester:

gli Scouser, questo è poco ma sicuro, amano alla follia prendere per il culo i Manc. 3

 

The Factory, uno dei posti più influenti di Manchester

 

«Stranamente tutti ad un certo punto hanno iniziato ad indossare cose tipo maglioncini Slazenger. Anche le ragazze c’erano dentro, tutte quelle collane d’oro e tutto il resto. Era un vero e proprio lifestyle, non un fatto di moda»4. (AJ)

 

Musica e Casuals, Casuals e musica. Una tendenza crea l’altra e dall’altra non si separa mai. Unite indissolubilmente nel loro corso e ricorso storico. Come spiega AJ, stranamente tutti, ad un certo punto, iniziano a vestirsi con Slazenger, Lacoste, Lois, Adidas ricercate, Pringle of Scotland, aggiungiamo noi. Non c’è una spiegazione vera e propria. Le cose andarono così. E furono anni meravigliosi.

 

Una cosa va ricordata, sopra le altre, quando parliamo di Manchester, e quindi di Liverpool, indirettamente; il movimento Casuals fu forse l’unica grande tendenza a nascere al di qua delle mura londinesi. Questo fatto non è banale. Londra diventerà Casuals solo più tardi.

 

Arsenal (foto Football Casuals)

 

«Per quello che mi ricordo i tifosi dei club di Londra iniziarono a vestirsi casual solo nel 1981, 1982. Ci avrebbero messo poco per recuperare il tempo perduto ma non state a credere a chi vi racconta che ci fossero già dentro alla grande prima di allora perché io me lo ricordo bene come sono andate le cose»5. (AJ)

 

Come fare, se Liverpool viaggia (e vince) per l’Europa, e Manchester deve accontentarsi di qualche vittoria sul suolo natio? Nasce il fenomeno dei “Grafters”, i truffatori. Non c’era bisogno di una partita europea, i mancuniani partivano per l’Europa con le peggiori scuse, usando Transalpino, proprio come i “cugini” Scouse (per esigenza differenti, almeno all’inizio), saccheggiando e ripulendo i migliori negozi nel nord della Germania, depredati dalla furia conquistatrice di ragazzi dai gusti raffinati e dai modi barbari.

 

«[…] i negozi avevano un solo commesso e i magazzini erano sprovvisti di telecamere o dispositivi anti-taccheggio. L’area nord di Manchester sembrava essere il punto focale della scena»6. (AJ)

 

Perry Boys con qualche guaio da sbrigare (foto Football Casuals)

 

Il movimento Casuals sorto a Manchester, come quello sorto a Liverpool, nacque e si sviluppò su due fronti, intimamente uniti tra di loro, cultura e tifo. Il Casuals autentico, sorto a Liverpool, fu agevolato dai brillanti successi dei Reds in Inghilterra e nel mondo. Il Casuals di Manchester, nato inizialmente come reazione  a quello di Liverpool, riuscì nel difficile connubio cultura-tifo sotto un’altra forma, ma con le stesse modalità Scouse. AJ riassume meglio di chiunque altro questo aspetto fondamentale, unicum di queste due piazze:

 

«Parecchie altre città avrebbero adottato il trend come una cosa strettamente hoolie [legata al tifo, ndr] del football, ma a Manchester e Liverpool si è trattato di qualcosa di più profondo, è stato un vero e proprio scossone culturale»7.


BIBLIOGRAFIA
Phil Thornton, Casuals, Milo Books Ltd, Lancs (2003), tradotto in italiano da Giulio Ravagni, edito da Boogaloo Publishing, 2013.

NOTE
1. Phil Thornton, Casuals, p. 37.
2. Phil Thornton, Casuals, p. 47.
3. Phil Thornton, Casuals, p. 39.
4. Phil Thornton, Casuals, p. 40.
5. Phil Thornton, Casuals, p. 41.
6. Phil Thornton, Casuals, p. 43.
7. Phil Thornton, Casuals, p. 45.

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