Se vi trovate nei pressi del St. Andrew’s durante il match day del Birmingham City, e da qualche pub suona il pezzo Warrior Groove dei DSM, vi conviene cambiare strada. Da un momento all’altro potrebbero riversarsi in strada centinaia di tifosi al coro “Zulu. Zulu, Zulu”. Detto altrimenti, stareste per incontrare gli Zulu Warriors.
Birmingham, per i locali semplicemente Brum, si trova nella contea delle West Midlands, nell’Inghilterra centrale ed è, solamente dopo Londra, la città più popolosa del Regno Unito. Da qui il suo soprannome di “Second City”. Birmingham è stata per diverso tempo la prima città manifatturiera del mondo, rappresentando fino al 1980 circa la base economica della sua Nazione. Più o meno fino a quando non sono comparsi nella scena hooligans gli Zulu. Probabilmente sono stati incolpati anche di questo.
Se chiedete a un inglese di che città siano originari i Beatles, tutti vi risponderanno Liverpool. E gli Oasis? Di Manchester naturalmente. Quasi nessuno però vi saprà dire che Ozzy Osborne, front-man dei Black Sabbath, come peraltro i Duran Duran, vengono da Birmingham. Quest’ultima band in particolare, nel 1984, farà uscire il suo brano più identificativo: Wild Boys. Non ce ne vogliano i DSM ma per periodo di pubblicazione e testo, questa ci sembra essere la colonna sonora ideale delle terribili azioni compiute dagli Zulu.
“You got sirens for a welcome There’s bloodstain for your pain And your telephone been ringing while You’re dancing in the rain Wild boys wonder where is glory Where is all you angels Now the figureheads have fell And lovers war with arrows over Secrets they could tell
They tried to tame you Looks like they’ll try again
Wild boys never lose it Wild boys never chose this way Wild boys never close your eyes Wild boys always shine”.
Duran Duran, Wild Boys (1984)
Ad onor del vero, però, la città nell’ultimo decennio ha cominciato ad essere conosciuta anche al di fuori del territorio britannico. Grande merito va alla popolarità della serie “Peaky Blinders”, assai romanzata e foriera di errori storici, ma allo stesso tempo in grado di descrivere perfettamente lo strato popolare dei quartieri profondi di Brum. Qui naviga e opera gente violenta, gretta e con ben poco da perdere. Elementi comuni agli Zulu Warriors.
Sono molti, chiaramente, gli aspetti che accomunano i Peaky Blinders, quelli esistiti realmente, e gli Zulu. In primis il tifo per il Birmingham e l’odio per i Villains, i tifosi dell’Aston Villa, l’altra squadra della città. Non poteva essere altrimenti: Small Heat, quartiere periferico di Birmingham, è la casa di entrambi (claret & blue e blues). A soli 800 metri di distanza troviamo sia il St. Andrew’s, stadio dei Brum da inizio ‘900, che il The Garrison, storico pub e roccaforte dei gangster, presente anche nella serie tv.
Facciamo però un passo indietro agli albori del calcio inglese: è il 1895 e gli acerrimi rivali dell’Aston Villa riescono a battere il West Bromwich Albion in finale di FA Cup. Euforica, la dirigenza claret and blue vuole festeggiare la seconda coppa della sua storia mettendo in mostra il trofeo in un negozio sportivo su Newtown Row, precisamente il William Shillocock. Va tutto per il meglio fino alla notte tra il 10 e l’11 settembre: la coppa scompare. A nulla servirà la ricompensa pari a 10 sterline stabilita dalla federazione inglese. La coppa, ormai, è nelle mani dei Peaky Blinders. A rubarla, come verrà dimostrato in seguito da testimonianze e indagini della polizia, è John “Stosher” Stait, membro della gang più famosa d’Inghilterra. Troppo grande era l’odio nei confronti dei rivali per dar loro la soddisfazione di festeggiare un successo. È sorprendente come ancora oggi l’Aston Villa, in assenza del trofeo originale mai ritrovato, sia costretta ad esporne una copia nel proprio museo.
Diametralmente opposti, invece, sono i motivi di odio nei confronti dei rivali per gli Zulu Warriors. Facciamo un po’ di ordine: le football ends del Birmingham, facinorose e rabbiose, sono state occupate fino all’inizio degli anni ’80 da gruppi di skinheads e bootboys, per lo più dichiaratamente razzisti. Proprio in questo periodo però in Gran Bretagna, luogo che da sempre è terreno fertile per la nascita e lo sviluppo delle più svariate sottoculture giovanili, prende vita il 2 tone ska, anche detto second wave ska, ossia un genere musicale che mescola ska con elementi punk rock.
Nell’Inghilterra della Thatcher dove le tensioni razziali erano – oltre che irrisolte – all’ordine del giorno, per i giovani il genere musicale (presto divenuto un vero e proprio movimento) rappresentò il desiderio di superare queste divisioni. Il 2 tone ska è esploso prima a Coventry e poi proprio a Birmingham. Qui, da ultimo, ha trovato terreno fertile nella vita notturna della city, tribolata e caotica come la gente che ne popola le strade. Molti gruppi di tifosi del Birmingham hanno cominciato ad incontrarsi e a mescolarsi proprio nei locali: il Powerhouse, in centro città, costituisce la base di questo cambiamento. Piccolo inciso: se state indossando o avete un qualsiasi indumento targato Weekend Offender, avrete sicuramente notato un’etichetta con scritto “too much too young”. Si tratta di un omaggio a questa sottocultura.
Lo splendido reportage di Copa 90 sul derby tra Birmingham e Aston Villa
Nel giro di qualche anno gli skinhead e i bootboyslasciano il proprio posto a un gruppo chiamato The Apex che, per la prima volta, riesce ad unire bianchi e neri sulle gradinate. Dopo qualche tempo, il gruppo prenderà il nome di Zulu Warriors. Curioso è l’episodio a cui si deve l’idea di questo strambo, affascinante e caratteristico nome. Nel 1982 i tifosi del Manchester City, stupiti dal mix multirazziale e culturale dei tifosi del Birmingham, iniziano a cantare, con un pizzico di razzismo: “Zulus, Zulus”, con chiaro riferimento agli Zulu africani.
La cosa non dispiace affatto ai tifosi blues che anzi sfruttano l’occasione per far proprio un nome incredibilmente rappresentativo. Prende così vita la più grande crew multirazziale della storia inglese. Sarà proprio questo il principale motivo di odio nei confronti dei Villains. Niente a che fare quindi con coppe, vittorie, risultati sportivi più o meno memorabili: ciò che qui più conta è l’identità di un gruppo di tifosi rispetto a un altro. I tifosi dell’Aston Villa, bianchi e politicamente tendenti a destra, diventano il bersaglio prediletto – come se già l’odio reciproco non fosse sufficiente – degli Zulu.
Nel giro di qualche anno gli Zulu diventano numerosi e rispettati. Sono centinaia e cominciano a fare paura. La reputazione dei facinorosi tifosi Blues cresce soprattutto dopo che 25 di loro hanno il coraggio di scontrarsi e mettere in fuga l’intera firm del Portsmouth, la famigerata 6.57 Crew. Un episodio che verrà sempre ricordato dagli Zulu come l’apogeo della firm. La partita che però li consegna tragicamente alla storia del movimento hooligans britannico è Birmingham-Leeds United (11 maggio 1985): “more the Battle of Agincourt than a football match”, secondo Sir Oliver Bury Popplewell, il giudice che si occuperà del caso. Il resoconto ufficiale recita: 145 poliziotti feriti, 125 arresti, 50 tifosi all’ospedale e un morto. Perde la vita il quindicenne Ian Hambridge, alla sua prima partita allo stadio. Muore schiacciato da un muro alto 3,5 metri caduto a causa della pressione di tifosi e polizia.
Il St Andrew’s, la casa degli Zulu
Cattivi, folli, ben vestiti. Oltre al 2 tone ska, va ricordato, gli Zulu sono anche tra i principali protagonisti del movimento Casual. Soliti al saccheggio dei migliori negozi di Northampton, Oxford e Nottingham, gli Zulu costruiscono la propria immagine anche grazie a brand come Burberry, Aquascutum, Best Company, giacche della Ciao e giacconi Sergio Tacchini.
La violenza del gruppo è ormai rinomata in terra d’Albione, ma presto la sua natura – relegata agli episodi da stadio – si trasforma in vera e propria criminalità organizzata. È il 1987 quando gli Zulus entrano nel mirino della polizia del West Midland per il coinvolgimento nello spaccio di droga. Con a capo il sergente detective Michael Layton, comincia quell’anno la “Operation Red Card”, un’operazione fortemente voluta dal governo Thatcher. Per la lady di ferro, d’altronde, mettere la parola fine al fenomeno hooligans è la priorità assoluta.
Si tratta di una delle prime indagini che prevede l’infiltrarsi di ufficiali di polizia all’interno della firm. La partita, questa volta, la vince la polizia. Decine e decine di Zulu vengono arrestati grazie all’uso di telecamere nascoste. Avvolti nel mito, da sempre vicini ai più poveri e ai senzatetto di Birmingham, gli Zulu rimangono una delle firm più affascinanti e inarrivabili del Regno Unito. They ruled the world, unofficially of course.
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