Giunta al giro di boa, la competizione per nazionali più antica al mondo non ha riservato sorprese. In fondo era ampiamente prevedibile, considerato il format proposto. Delle 12 formazioni presentatesi ai nastri di partenza, ben 8 squadre avrebbero avuto accesso alla fase finale: facendo qualificare ben due delle 3 terze classificate nei rispettivi gironi, l’incidenza degli imprevisti è stata davvero ridotta ai minimi termini.

 

I padroni di casa verdeoro hanno convinto vincendo in goleada due partite su tre, ma soprattutto chiudendo il lucchetto difensivo e mantenendo la porta di Allison saldamente inviolata, rimarcando così il ruolo di favoriti principali alla conquista del titolo. Nonostante l’imbarcata storica contro il Brasile, anche il Perù trascinato dal Barbaro Guerrero (migliore marcatore in attività della competizione al pari di Edu Vargas), prosegue il cammino nella competizione come migliore terza classificata del torneo. Tuttavia, nel girone A, la favola più lieta di questa prima parte di Copa America è la qualificazione alla fase finale del Venezuela, seconda del girone e ancora imbattuta. La squadra capitanata dal General Rincón in verità vantava ottime referenze già prima dell’inizio della competizione e il ruolino di marcia nel girone dimostra il buono stato della Vino Tinto, mina vagante per ogni avversario.

 

I favoriti

 

Dire che l’Argentina di Messi abbia faticato sembra quasi un eufemismo e nonostante l’accesso alla fase successiva come seconda classificata si porta dietro più punti interrogativi che esclamativi. La sconfitta netta contro la prima Colombia del dopo-Pekerman ha messo il turbo proprio alla Cafetera, unica squadra a punteggio pieno al termine della prima fase. Ormai i talenti maturi di James, Falcao, Mina e Ospina trascinano una squadra finalmente pronta al salto di qualità, passaggio obbligato e finora sistematicamente fallito dalla generazione d’oro colombiana.

 

Nel girone C, il Cile bicampeón de America era atteso a una prova di riscatto dopo il brutto fallimento della mancata qualificazione mondiale e la squadra di Rueda non si è fatta pregare. I cileni hanno messo la qualificazione in cassaforte dopo le prime due giornate con altrettante vittorie e solo all’ultima giornata è arrivato lo sgambetto (atteso) dall’Uruguay di Cavani, Matador della Roja agli sgoccioli dell’ultimo match.

 

Tutta la gioia del Matador e del Pistolero dopo il gol vittoria contro il Cile (Photo by Alexandre Schneider/Getty Images)

 

La Celeste in fondo non ha fatto né più né meno di ciò che ci si aspetta dalla squadra Charrúa: vince ogni volta che se ne presenta l’occasione e si fa strada nella parte bassa del tabellone, la più accessibile, quella che proietta l’Uruguay a una possibile semifinale esplosiva con la Colombia, rispettivamente Perù e Cile permettendo. Comprensibile sperare che nella parte alta Paraguay e Venezuela svolgano il ruolo di vittime sacrificali per poter assistere al grande clasico del calcio latino, un Brasile-Argentina che al Minerão potrebbe risvegliare l’incubo mondiale del 2014 o riscattare definitivamente Belo Horizonte dall’onta del 1-7 interno contro la Germania.

 

La Bolivia aveva poche chance di raccogliere punti nel suo cammino, mentre l’Ecuador avrebbe potuto certamente fare meglio nel girone C, dove anche il Giappone gli è arrivato davanti. I Nipponici e il Qatar salutano il Brasile e pongono fine alla loro vacanza-studio in America Latina, e con loro finalmente può scattare il verde che stavamo aspettando. Gustatevi un buen mate e preparatevi a lunghe nottate. Che la vera Copa America abbia inizio.