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21 Marzo

La Ferrari è tornata, ed era ora

Luca Pulsoni

80 articoli
In Bahrain finisce in parata, e i segnali sono ottimi.

Charles Leclerc ha guardato negli specchietti e ha visto avvicinarsi la Red Bull di Max Verstappen. Mancava una manciata di metri alla curva verso sinistra e il musetto giallo puntava gli scarichi della Rossa. È stato in quel momento che Leclerc ha pigiato più forte che poteva sull’acceleratore per difendere la prima posizione dall’attacco del rivale. In fondo al rettilineo, Max tirava la staccata e Charles stringeva la traiettoria. Dopo la curva, Max era la preda e Charles il cacciatore. Un altro rettifilo e il duello si rinnovava: il ferrarista sorpassava e l’olandese controsorpassava. Fino a quando Verstappen, risucchiato dai cavalli della Ferrari, finiva lungo alla prima curva del diciannovesimo giro e dalla sua anteriore destra si alzava una nuvola di fumo. A quel punto Leclerc aveva la vittoria in pugno.  

Al giovane campione del mondo non è bastata la sosta anticipata ai box e nemmeno la safety car a undici giri dalla fine, entrata in pista a rimescolare le carte in tavola dopo che il motore dell’AlphaTauri di Gasly aveva iniziato a prendere fuoco. Verstappen nulla ha potuto contro un Leclerc e una Ferrari in stato di grazia. L’olandese, stretto nella morsa dei ferraristi, ha sventolato bandiera bianca a tre giri dal termine a causa di un guasto al motore. Al secondo posto si è portato dunque Carlos Sainz per una doppietta Ferrari che mancava da Singapore 2019, ultima vittoria della Rossa, 904 giorni fa. Per trovare l’ultimo 1-2 al debutto bisogna tornare addirittura al 2010, con Alonso e Massa. 

Sotto la luce artificiale del Bahrain la Ferrari è tornata a brillare. Leclerc, decima pole e terza vittoria in carriera, ha trionfato nel primo gran premio dell’era a effetto suolo.

Una Formula 1 rinnovata, con vetture futuristiche e prestazioni livellate. Maranello aveva puntato tutte le fiche sul 2022, la stagione che dovrà restituire gli antichi fasti al Cavallino dopo anni di delusioni. Mattia Binotto, sapiente condottiero della Scuderia, solleva il trofeo della vittoria e non rinnega la fiducia nei suoi uomini: «Non ho mai dubitato della squadra, anche nei momenti più difficili», ribadisce con orgoglio mentre Leclerc e Sainz si consegnano alla marea rossa delle tute dei meccanici.



I 57 giri nel deserto del Bahrain hanno già emesso una prima sentenza: la F1-75 è la macchina da battere. Il potente motore che si cela sotto l’abito rosso elegante ha spinto Leclerc e Sainz ai primi due posti, e le consorelle Haas e Alfa Romeo al quinto e sesto posto con il rientrante Kevin Magnussen e l’ex Mercedes Valtteri Bottas. A punti anche l’altra Alfa del debuttante cinese Zhou. Fanno quattro le macchine motorizzate Ferrari nei primi sei posti, cinque nei primi dieci.

Sintomo di un vantaggio tecnico già marcato sui rivali: le power unit ex Honda (gestite ora da Red Bull) hanno appiedato Verstappen, Perez e Gasly; alla Mercedes non è bastata invece la cura dimagrante per assecondare la voglia di riscatto di Lewis Hamilton. Il sette volte campione del mondo è riuscito a salire sul podio soltanto grazie al ritiro delle due Red Bull dopo una gara anonima. E la tagliola del budget cup non sembra giocare a favore degli sviluppi, motivo per cui la rincorsa alla Ferrari potrebbe già considerarsi in salita. Ottimismo avvalorato dalla prova impeccabile di Leclerc e dalla confermata solidità di Sainz. Il monegasco ha infatti mantenuto la prima posizione alla partenza, e soprattutto ha combattuto ad armi pari contro Verstappen.

«Charles è tornato a respirare quell’aria assaggiata a tratti nel 2019, confermando non solo di essere sempre lui, ma proponendosi in una versione ancora migliore rispetto al rookie terribile di tre anni fa», scrive Roberto Chinchero su Motorsport. 

La battaglia per il titolo insomma si preannuncia serrata. Nella stagione più lunga nella storia della Formula 1 (23 gare in attesa dell’ufficializzazione del GP del Qatar), è presto per lanciarsi in previsioni, ma la Ferrari sembra avere tutte le carte in regola per tornare a lottare per il titolo. Poi certamente Red Bull e Mercedes avranno margini di crescita – e dunque non andranno sottovalutate, anzi – ma per ora meglio godersi il presente: l’arrivo in parata di Leclerc e Sainz sotto i fuochi d’artificio a illuminare la notte del deserto. L’avevamo immaginata proprio così l’alba della nuova era. 

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