“Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince”. Così parlò un giorno Gary Lineker, ex rapinatore d’area che un afoso pomeriggio del 1986 ebbe la fortuna di vedere dal vivo, a pochi minuti l’uno dall’altro, il gol di mano più farabutto della storia e il gol del secolo – e la sfortuna di non averli realizzati lui. Un Lineker, oggi abrasivo commentatore di calcio in tv, il quale non è solo un bravo inventore di massime divertenti, ma può dentro di sé bearsi dell’essere un antenato di coloro che il calcio (quello moderno) lo hanno inventato. Gli inglesi.

 

 

Ma non tutti si trovano in accordo con la tesi della paternità britannica. C’è chi dice che nell’antichità lo sport dove la Germania vince fosse già stato testato da giapponesi, cinesi e greci. Non sono d’accordo i fiorentini, i quali affermano di essere stati i veri padri del gioco col pallone, in epoca rinascimentale. In un libro intitolato “Calcio!” e scritto dal colombiano Juan Esteban Costaín si afferma addirittura che la prima partita venne giocata in Piazza Santa Croce, a Firenze, nel 1530.

 

E i francesi? Possibile che a loro, i nostri vicini d’oltralpe i quali hanno inventato la fotografia, il cinema, l’automobile, la bicicletta, l’ombrello, l’alfabeto braille e persino il reggiseno non sia venuta la geniale idea? Tempo al tempo.

 

Se è infatti vero che i sudditi di sua maestà hanno cominciato a diffondere sul finire del diciannovesimo secolo in tutta l’isola britannica il nuovo football che si gioca coi piedi, lo è anche che si dimostrano con gli anni poco avvezzi a confrontarsi con chi si trova al di là del mare. Quel complesso di superiorità che tracima in boria porta gli inglesi a pensare qualcosa del tipo: noi lo abbiamo inventato e voi ce lo copiate, ma noi maestri non ci cimenteremo mai con voi, miseri dilettanti.

 

 

A quel punto entrano in scena i francesi, i quali a spocchia non sono certo da meno. Nel corso del ventesimo secolo, infatti, provano a stanare gli inglesi e allo stesso tempo nutrire il loro innato spirito competitivo dando vita, anno dopo anno, a quelli che ancora oggi sono i più importanti tornei calcistici del pianeta. Si parte con la FIFA, che non è un acronimo in lingua inglese ma l’abbreviazione di Fédération Internationale de Football Association. L’oggi massimo organismo calcistico del pianeta nasce a Parigi il 21 maggio 1904 e il suo primo presidente non può che essere un francese, Robert Guérin. Naturalmente gli inglesi non ne fanno parte, almeno agli inizi.

 

I Francesi e lo sport, fin dai primordi: qui Jules Rimet che consegna la coppa con il suo nome

30 luglio 1930: Jules Rimet, presidente della FIFA, consegna il primo trofeo mondiale (appunto la Coppa Rimet) a Paul Jude, il presidente dell’Associazione di calcio uruguaiana (Keystone/Getty Images).

 

 

Con la nascita della FIFA prende corpo quasi da subito l’idea di organizzare un torneo mondiale per le nazionali, cosa che diviene realtà nel 1928 al congresso di Amsterdam, quando alla presidenza c’è un altro francese, Jules Rimet, il quale darà il nome alla prima coppa del mondo, appunto la coppa Rimet, che si disputerà in Uruguay nel 1930. La creazione del trofeo viene commissionata a un orafo parigino, tale La Fleur, e naturalmente, gli inglesi non parteciperanno.

 

 

Dopo alcuni decenni di pausa e una guerra mondiale, negli anni cinquanta, la vena creativa dei francesi riaccende la sua fiamma. Si parte nel 1954, quando in seguito a due amichevoli di prestigio vinte dal Wolverhampton Wanderers contro lo Spartak Mosca e nientemeno che la Honved di Puskas, i giornali inglesi danno fiato alle trombe. Sul Daily Mail appare addirittura il titolone che celebra la squadra londinese come la migliore del mondo.

 

 

Apriti cielo! Per i giornalisti francesi quella boria è decisamente troppa, e così non passa troppo tempo che si fanno carico di una pronta replica, dalle pagine del quotidiano L’Equipe: detto in breve, scrivono che se il Wolverhampton vuole essere proclamata la migliore squadra al mondo, dovrebbe prima cimentarsi con TUTTE le squadre più forti del pianeta, citando anche Milan e Real Madrid. Allora, e solo allora, se ne potrà parlare.

 

I Wolves dei primi anni ’50, una corazzata vincente (Central Press/Hulton Archive/Getty Images).

 

 

Da queste dichiarazioni all’idea di creare un torneo europeo per squadre di club il passo è breve, e già il 17 novembre dello stesso anno appare, sulle pagine del quotidiano sportivo francese, il progetto per un Championnat d’Europe Interclubs, aperto alle squadre vincitrici di tutti i campionati europei. Uefa e Fifa inizialmente osteggiano l’iniziativa ma poi cedono, grazie anche a uno dei principali sponsor del nuovo progetto: un certo Santiago Bernabeu, al quale i successi in patria del suo Real Madrid non bastano più.

 

 

Nasce così la Coppa dei Campioni (l’Uefa ottiene che la denominazione “Europa” non venga citata nel nome del torneo), la cui prima edizione viene disputata nel 1955/56, con finale (indovina un po’?) a Parigi. E il Wolverhampton? Naturalmente non vi partecipa (come nessuna squadra inglese), come poteva venirvi in mente il contrario? Così, alla fine vince il Real Madrid, manco a dirlo. Don Bernabeu ci aveva visto bene.

 

 

I francesi, ormai in piena verve creativa, si inventano subito dopo il Pallone D’oro, destinato al miglior calciatore europeo nell’arco di una stagione una stagione. Promotore dell’idea è l’altro giornale sportivo francese, France Football, nel 1956. Il migliore verrà nominato ogni anno attraverso i voti della stampa specializzata, con premiazione finale a Parigi. La prima edizione è, appunto, quella del 1956, e la vince Stanley Matthews. Un calciatore inglese. Che smacco.

 

Sir Stanley Matthews appende gli scarpini al chiodo per l’ultima volta, a Stoke on Trent, a 50 anni (Getty Images/Mandatory Credit: Allsport Hulton/Archive)

 

 

Passa un solo anno ed ecco un’altra creazione transalpina nel calcio: la coppa Europa per nazioni. Stavolta il principale promotore è Henri Delaunay (al quale viene poi intitolata la coppa), segretario della federcalcio francese e primo segretario generale dell’Uefa. Delaunay muore nel 1955 lasciando l’eredità del progetto al figlio Pierre, il quale dà vita a una commissione di studio la quale nel febbraio 1957 redige la formula della neonata competizione.

 

 

Così, pur nello scetticismo generale e in tono minore, la coppa Europa per nazioni disputa la sua prima edizione nel 1960, con finale disputata (si, avete indovinato…) a Parigi. A vincere è l’URSS di Lev Jašin, mentre la Francia cadeva in semifinale al Parco dei Principi contro la Jugoslavia dopo aver dilapidato il vantaggio di 4-2. Naturalmente, gli inglesi non vi partecipano.

 

Curiosando tra la stampa transalpina si può notare che quelle sopra citate non sono le uniche cose che i francesi abbiano inventato, in ambito sportivo.

 

Delle olimpiadi moderne è ben nota la paternità dell’idea (Pierre De Coubertin dice qualcosa?), ma c’è dell’altro. È di origine francese, per esempio, la Vendée Globe, la competizione estrema di vela. Oppure, il Tour de France. No, non è una battuta: il Tour è nato nel 1903 (quattro anni prima del Giro d’Italia) ma loro asseriscono che è in pratica il primo campionato del mondo di ciclismo mai disputato, appunto prima che nascesse il Giro. Diamola per buona.

 

 

Qualcos’altro? Si, la Formula 1, è praticamente un’altra delle tante invenzioni francesi. Infatti la F.I.A. (Fédération Internationale de l’Automobile) è nata nel 1904 a Parigi (alla nascita e fino al 1946 si chiamava Association Internationale des Automobile Clubs Reconnus) e il primo torneo di F1 si è disputato nel 1950, sotto la presidenza di Jehan de Rohan.

 

Un’istantanea del leggendario Tour de France, dalla piccola cittadina di Pons, di quasi un secolo fa (Getty Images/Mandatory Credit: Allsport Hulton/Archive)

 

 

Per concludere, vediamo cosa hanno raccolto i transalpini dalla loro smania di competizione, giusto per restare nel calcio. Pallone d’oro: il primo arriva quasi subito, nel 1958 grazie a Kopa. Poi c’è l’epopea Platini (3 palloni d’oro dal 1983 al 1985), ai quali si aggiungono in seguito le vittorie di Papin (1991) e Zidane (1998). Si poteva fare di meglio, ma non male.

 

 

Nelle competizioni di squadra, invece, i francesi ci mettono parecchio ad aggiudicarsi un qualcosa da loro stessi creato. Nulla infatti viene vinto fino al 1984, quando Le Roi Platini guida una delle nazionali più divertenti mai viste alla vittoria dell’europeo casalingo, segnando praticamente in tutte le partite. Nel campionato del mondo (nel frattempo non più Rimet, dopo che il Brasile se la è portata a casa nel 1970) l’attesa è durata, come noto, fino al 1998, la bellezza di sessantotto anni.

 

 

Ma è negli anni di Platini che la Francia ha i maggiori rimpianti, quando una squadra forte e dal gioco brillante arriva per due volte (1982 e 1986) a carezzare il sogno della finale. Ma in entrambi i casi sono proprio loro ad infrangere i sogni francesi: i tedeschi. Lineker, d’altronde, lo aveva detto…