Carrello vuoto
Lorenzo Ottone
18 Dicembre 2020

Il calcio liquido e la scomparsa del fattore identitario

Lorenzo Ottone

18 articoli
Abituiamoci a tifare tutti la stessa squadra: magari una All Star europea.

Malgrado le parole della primavera scorsa sull’inutilità del derby di Torino, torniamo a scriverne. Vorremmo che la scelta editoriale fosse dettata da un ravvedimento dell’autore, da un’epifania che ha instillato nuova fiducia riguardo quello che fu un derby glorioso, scontro di identità, attitudini e classi sociali oltre che mero incontro sportivo.

 

 

Dispiace deludere il lettore, ma il derby torna a trovare spazio su questa testata per nuovi imbarazzanti traguardi eguagliati: non tanto per ciò che è accaduto in campo, quanto invece per l’infelice uscita social del centrocampista granata Jacopo Segre, reo di aver postato una fotografia in cui sorridente sfoggia la maglia di Dybala scambiata a fine gara.

 

 

Inevitabili (e giustificate) le levate di scudi dei tifosi granata indignati, così come inevitabili sono prontamente seguite le raffazzonate scuse del calciatore. Uno scambio di affetto e stima reciproca, questa la parafrasata giustificazione del numero 6 granata. Per carità, parole anche comprensibili ma, nonostante ciò, fuori luogo considerate le circostanze straordinarie imposte dalla stracittadina.

 

segre dybala
La foto incriminata (fonte Toro.it)

 

 

Lungi da chi scrive è la facile tentazione di abbandonarsi alla sempre confortante panacea della retorica del si stava meglio quando si stava peggio. Lo si dica, ed anche fuori dai denti, che i calciatori erano amici fuori dal campo e scambiavano maglie anche in tempi in cui il calcio pareva essere, per l’appunto, uno sport più onorevole. George Best e Mike Summerbee, nonostante indossassero le casacche delle due sponde rivali di Manchester, erano soci in affari con trent’anni d’anticipo sulla premiata coppia Vieri-Maldini, anch’essi sportivamente rivali sotto la Madonnina ma intimi fuori dal cemento di San Siro.

 

 

A stupire, però, è il candore con cui i calciatori contemporanei sembrano cascare dalle nuvole, quasi stizziti dalle proteste dei tifosi, ogni qual volta commettono uno scivolone mediatico. Se c’era una certezza a cui il calcio progressivamente messo al guinzaglio dalla globalizzazione, privato della sua anarchia e spontaneità in seguito all’avvento della Premier League, ci aveva abituati era l’incremento dei PR e degli spin doctors nel mondo pallone, al fine di aiutare le squadre a comunicare sempre meglio come diligenti s.p.a.

 

A far notare la stupidità di un errore facilmente evitabile, e dunque ulteriormente grave, è Pasquale Bruno, ex di entrambe le sponde torinesi ma particolarmente legato ai granata, e di certo non un docente universitario di media e comunicazione. L’amarezza di ‘O Animale’ Bruno, a cui perdoniamo di scivolare un poco nella retorica di cui sopra, mette sotto accusa l’incapacità delle società calcistiche nell’educare i propri tesserati ai valori della squadra.

 

Il punto sollevato dall’ex difensore napoletano si presta ad una più ampia e doverosa riflessione: che interesse hanno le società a formare i propri calciatori quando le stesse seguono i calorosi inviti di UEFA e FIFA di creare un calcio che potremmo definire liquido, cioè sempre più privo di principi identitari? Se in Italia i leader indiscussi di questo nuovo approccio al calcio, in cui le rivalità sono accessorio che non impegna piuttosto che questione di campanilismo viscerale ai limiti della fede laica, sono i bianconeri, con il loro stadio-supermercato di stampo inglese ed americano, gli altri club di Serie A, diligenti, seguono a ruota, tra slogan, hashtag ed account social in inglese.

 

Senza più epica (quella delle sue radici elleniche, latine e celtiche) tanto meno etica, l’Italia sportiva e non, indolente, vaga nel più completo sbaraglio identitario. Le scuse, retoriche, di Segre sono quanto meglio rappresenta la superficialità di un calcio sempre più opulento ma mai così polarizzato dalle sue radici operaie e dai tifosi.

 

pasquale bruno
Pasquale Bruno in tackle su Renato Buso (Mandatory Credit: Allsport UK /Allsport)

 

 

Jacopo Segre è granata dentro. E sarà per sempre granata” queste le parole spese dall’argentino sui social, parole che nella loro superficiale freddezza racchiudono tutta l’insofferenza del calciatore contemporaneo nei confronti dei tifosi, così stupidamente ancorati alla visione del calcio come fattore identitario. Come dar torto a Segre, dopotutto, in questo Schengen globale che è diventato il calciomercato sarebbe naif stupirsi dinanzi a simile comportamento. Nessuno ha mai chiesto a Segre di essere granata a vita. Un minimo di etica e decoro è tutto ciò che basterebbe al disilluso e ferito tifoso del calcio liquido.

 

 

Il calcio liquido è infatti quel calcio della tardo-modernità in cui la rivalità appare quasi demodé e non necessaria, al pari della società liquida di Bauman in cui, tra i più giovani, cioè i coetanei dei calciatori, a dominare è il meme che fa simpatico ma non impegna, piuttosto che la difesa, identitaria, di un’opinione o di una bandiera. È il calcio delle tribune, baby, non più quello delle curve, prima messo in ginocchio e poi, grazie all’inaspettato aiuto del Covid, annichilito, peraltro in anticipo sulla tabella di marcia.

 

 

In questo calcio liquido la divisa della Juventus, indossata dal rapper statunitense Drake, diventa dunque un feticcio estetico svuotato della sua semiotica, come secondo il sociologo Ted Polhemus accade oggi con i tratti estetici delle sottoculture e dei movimenti giovanili. Agli occhi ingenui del 23enne Segre, come biasimarlo d’altronde, portare a casa la maglia della Juventus, per altro indossata dalla punta di diamante Dybala, è qualcosa di cui andare orgogliosi, oggetto di cui far sfoggio in quel bar sport del nuovo millennio che sono i social media.

 

Il dito, piuttosto, va puntato contro il presidente granata Urbano Cairo. Cairo che – baldanzoso e sciacallo durante il lockdown primaverile, mentre il suo Torino perdeva l’ennesimo derby, celebrava il virus per aver incrementato il fatturato della sua azienda a suon di vendite di spazi pubblicitari a case farmaceutiche – avrebbe piuttosto dovuto dedicarsi alla formazione dei suoi giocatori ed alla ricostruzione di quell’identità societaria da lui stesso sgretolata in 15 (d)annosi anni di presidenza.

 

Ciò che questo episodio lascia dietro di sé non è l’astio nei confronti di Segre, che di Torino in futuro si ricorderà giusto del Bicerin. Piuttosto emerge la necessità di ripensare alle radici come elemento cardine di ogni società, non come vezzo identitario ma soprattutto come veicolo per restituire dignità e rafforzare l’immagine di un club, tanto all’interno quanto all’esterno dei confini nazionali. Una squadra, più o meno storica o gloriosa che sia, non può e non deve ridursi ad essere una maglia dall’appeal esotico o un post sui social media.

 

 

Aldilà dei particolarismi sabaudi relativi a questo episodio, questo è un tema universale, forse ancora più stringente in campionati esteri, uno su tutti quello inglese, in cui il calcio liquido non è uno spettro, bensì la realtà dei fatti. Per fortuna ci sono ancora spiragli in cui si inserisce impavido il campanilismo, come a tenerci vivi, come nella scivolata di Jamie Vardy a spezzare, fisicamente, la bandierina arcobaleno dell’odiato Sheffield United e, simbolicamente, forse per caso, la mole di perbenismo asfissiante che sembra negare empatia a tutti, presunti oppressi e presunti oppressori. Una boccata d’aria di ancien régime nell’ipocrita delirio Robespierriano del calcio liquido portato in trionfo dalla FIFA.

 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Cultura
Annibale Gagliani
25 Maggio 2022

Enrico Berlinguer, il calciatore

Tra una passione autentica e la Juventus “comunista”.
Italia
Diego Mariottini
17 Maggio 2022

La Coppa UEFA tutta italiana della Juventus

Il primo trofeo bianconero in Europa, l'unico 100% tricolore.
Italia
Diego Mariottini
13 Maggio 2022

La maledizione (europea) del Torino

30 anni fa l'impresa sfiorata dalla squadra di Mondonico.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
1 Aprile 2022

L’Iran impari dalla FIFA il rispetto dei diritti umani!

La battaglia liberale, democratica e moralista dell'occidente prosegue a vele spiegate.
Editoriali
Andrea Antonioli
1 Marzo 2022

Figli e figliastri, da sempre

Ma davvero vi stupite dell'esclusione russa?
Cultura
Francesca Lezzi
29 Gennaio 2022

Cossiga e lo stile Juventus

Il più bianconero tra i nostri Presidenti della Repubblica.
Italia
Marco Armocida
6 Gennaio 2022

La crisi della Juventus non può sorprendere

Analisi alla prima parte di stagione della Vecchia Signora.
Papelitos
Alessandro Imperiali
26 Dicembre 2021

Il caos plusvalenze e la figuraccia della federazione

Ci risvegliamo tutti sudati, come troppo spesso capita.
Tifo
Alberto Fabbri
12 Dicembre 2021

ToroMio: un altro Toro è possibile!

Intervista a Guido Regis, presidente della più attiva associazione di tifosi granata.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
9 Dicembre 2021

Non studio, non lavoro, non guardo la tv

Non vado al cinema, non faccio sport.
Recensioni
Marco Armocida
30 Novembre 2021

All or Nothing Juventus, o della crisi di identità

Che cosa ci ha detto la serie prodotta da Amazon.
Podcast
La Redazione
25 Novembre 2021

Zigo contro Zigo

Gianfranco Zigoni si confessa. Dall'odio per il calcio professionistico all'amore per l'oratorio, per i grandi campioni come Best, per gli amici Vendrame e De André.
Estero
Luca Pulsoni
25 Novembre 2021

Orfani di Maradona

Un anno senza Diego e al calcio è già successo di tutto.
Interviste
Gianluca Palamidessi
21 Novembre 2021

The TED Inside: tifare Roma uccide

Il vero tifoso non vince mai.
Tifo
Emanuele Meschini
2 Novembre 2021

Avete mai giocato a PES con Andy Warhol?

Chi non salta, una mostra artistica tra calcio, cultura e identità.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Ottobre 2021

Evil Beckham

L'Europa si è svegliata.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Ottobre 2021

Scritto e diretto da Quentin Infantino

Mondiale ogni due anni? Sì, per i nostri figli!
Ritratti
Alberto Maresca
14 Ottobre 2021

Fabian O’Neill, un altro bicchiere grazie

Brindiamo ai 48 anni (e al talento perduto).
Ritratti
Diego Mariottini
2 Ottobre 2021

Omar Sivori, l’anarchico

Sbattere in faccia al mondo il proprio talento.
Papelitos
Marco Armocida
30 Settembre 2021

L’Italia chiamò

La Juventus è tornata (italianissima).
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre 2021

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Papelitos
Valerio Santori
15 Settembre 2021

Da Malmö a Malmö

Sta tornando la Juventus di Allegri?
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Settembre 2021

Ronaldo è un sogno

E insieme un incubo.
Ritratti
Marco Metelli
29 Agosto 2021

Enzo Maresca il saggio

Un allenatore da seguire.
Papelitos
Marco Armocida
26 Agosto 2021

Ci vuole equilibrio

La stampa italiana e la sindrome da titolite.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Agosto 2021

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.
Italia
Paolo Cammarano
10 Luglio 2021

Maurizio Sarri torna alle origini

La Lazio non è la Juventus, per sua fortuna.
Papelitos
Lorenzo Santucci
8 Luglio 2021

Mai più Europeo itinerante

Una formula fallimentare su tutta la linea.
Ritratti
Francesca Lezzi
21 Giugno 2021

Michel Platini, il re istrione

Lo spirito francese espresso nel campo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
14 Giugno 2021

Il calcio ha bisogno del TSO

L'Uefa ha costretto la Danimarca a giocare contro la Finlandia.
Italia
Lorenzo Santucci
28 Maggio 2021

Sempre il solito Conte

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Ritratti
Gianluigi Sottile
24 Maggio 2021

Sami Khedira fuori dagli schemi

Si ritira un calciatore dall'intelligenza differente.
Papelitos
Lorenzo Santucci
21 Maggio 2021

La FIFA sapeva tutto

Sulla Superlega Infantino avrebbe fatto il doppio gioco.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Maggio 2021

Errare è umano, perseverare…

La classe arbitrale italiana ha bisogno di una rivoluzione.
Tifo
Jacopo Benefico
24 Aprile 2021

I tifosi salveranno il calcio

Il calcio è del suo popolo, non dei consumatori.
Editoriali
Vito Alberto Amendolara
22 Aprile 2021

UEFA e FIFA, non ci sono poteri buoni

Le anime belle non sono credibili.
Papelitos
Sebastiano Caputo
21 Aprile 2021

La solitudine dei vinti e dei vincitori

Il calcio nell'epoca della sua riproducibilità tecnica.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Aprile 2021

È arrivato Robin Hood

Florentino Perez è venuto a “salvare il calcio”.
Editoriali
Andrea Antonioli
19 Aprile 2021

Fate la Superlega e levatevi dai c*glioni

Il calcio appartiene a noi, non a loro.
Estero
Michelangelo Freda
5 Aprile 2021

Il Fair Play Finanziario ha fatto acqua da tutte le parti

Da uno scopo nobile, dei risultati dannosi.
Papelitos
Luca Pulsoni
3 Aprile 2021

Alla faccia della Superlega

La Juventus perde punti con le piccole e medie squadre.
Papelitos
Lorenzo Santucci
1 Aprile 2021

La giustizia sportiva è una chimera

Dalla gestione del Covid alle bestemmie.
Editoriali
Andrea Antonioli
30 Marzo 2021

Psicopatologia del tifo

L'ultima grande narrazione collettiva rimasta.
Papelitos
Marco Armocida
13 Marzo 2021

È troppo facile prendersela con Cristiano Ronaldo

Da leggenda vivente a fardello il passo è in un click.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
10 Marzo 2021

L’identità non è un’opzione

Cosa ci ha detto l'eliminazione della Juventus.
Altro
Alessio Masala
19 Febbraio 2021

I Francesi hanno inventato (quasi) tutto

FIFA, Coppa Rimet, Pallone d'oro, Coppa dei Campioni, F1 etc.
Tifo
Emanuele Meschini
13 Febbraio 2021

L’Hajduk Spalato è uno stile di vita

Una squadra che non si “appartiene”, ma si vive.
Editoriali
Lorenzo Ottone
30 Gennaio 2021

Claudio Marchisio è l’influencer perfetto

Il poster boy che tutte le multinazionali vorrebbero.
Papelitos
Paolo Pollo
18 Gennaio 2021

Fuochi a San Siro

Inter v Juventus diventa il veglione di Capodanno.
Ritratti
Gianluigi Sottile
22 Dicembre 2020

La guerra di Mario Mandzukic

Un uomo contro lo spirito del suo tempo.