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5 Giugno

Mancini e Gravina, i visionari!

Il pareggio in Nations League con la Germania vale quanto un Mondiale.

L’edicola di stamane è un film degli orrori. Ieri sera, per una partita che valeva quanto il Trofeo Peroni – anzi, magari valesse così tanto –, l’Italia di Mancini già fuori dal Mondiale pareggiava 1-1 contro una Germania sdentata e priva di alcuni dei suoi migliori interpreti. In un Dall’Ara pienissimo e insieme silenziosissimo – è più o meno questa la sostanza degli incubi – faceva il suo esordio (“Suo” dovremmo scriverlo con la maiuscola?) quel giovane talento azzurro di Gnonto, lo stesso che fino a 48h non esisteva neanche su Wikipedia. E che oggi già sembra essere il messi(a) del calcio nazionale, nella solita retorica gonfiata da top player che i giovani rischia solo di bruciarli.

Eppure eccoli lì i quotidiani nazionali, le radio (Repice ma che ti è successo?) e le televisioni esaltarsi letteralmente per il nulla: un pareggio in Nations League (ci avete frantumato le noci, che competizione è?) contro una Germania priva di significato, ombra di se stessa, a pochi giorni di distanza da una delle debacle più imbarazzanti della nostra storia, lo 0-3 contro l’Argentina nella Finalissima di Wembley (altro trofeo creato per tirar su due spicci, ma almeno era una finale). Sulla Gazzetta dello Sport Luigi Garlando – non nuovo a certe imprese – scrive che è tornato “il vero Mancio visionario e cattivo” (non significa davvero nulla, quindi ve lo riportiamo come lo leggiamo).

Sul sito della Rosea, poi, trovate tutta una serie di articoletti offerti da Gazza+ (pagare moneta vedere Gnonto) per studiare e approfondire “l’uomo del momento” – da un altro titolo letto all’interno del sito web stamane. Non troppo meglio ha fatto il Corriere dello Sport, che si salva in corner da un titolo esagerato (IL RISVEGLIO) grazie all’ottimo editoriale di A. Barbano, che inizia il pezzo in prima pagina con le parole: “Nelle crisi più profonde bisogna toccare il fondo per salvarsi”. Ecco, ricordiamolo. Per noi, per i ragazzi che non vedranno il mondiale (di nuovo), per tutti i giovanissimi che cresceranno senza la Nazionale in Coppa del Mondo. È un immaginario distrutto, demolito. Che ha lasciato tanti feriti, soprattutto tra i tifosi. Ma pochissimi responsabili: su Mancini e Gravina, al contrario, è stata fatta una sorta di operazione chirurgica.


CONTINUA ALL’INTERNO DEL GAZZETTINO DOMENICALE

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