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Tifo
19 Aprile

Good music, good drugs, goodbye hooligans!

Riccardo Santilli

1 articoli
Non fu solo la Thatcher ad allontanare i tifosi più caldi dagli stadi.

Violenti, indisciplinati e ribelli, skinhead o herbert, mod o rude boy, subcultura giovanile o fenomeno di massa: hooligans. Protagonisti da tempo di film in salsa retorica, utile strumento di elogio alle virtù di “Lady di ferro” che ne spezzò le reni. Se è indubbio che Public Order Act e Football Spectators Act, introdotti dal governo Thatcher, ebbero un notevole effetto deterrente, tuttavia non descrivono sino in fondo il tramonto della “Terrace Culture”. C’è qualcosa di più dietro alla scomparsa dell’hooliganesimo che merita una riflessione, tanto più veritiera se la faccenda è vissuta sulla propria pelle. Ripeteva Bukowski che

“il problema principale è che c’è sempre stata una notevole differenza tra letteratura e vita, quelli che scrivono di letteratura non conoscono la vita e quelli che vivono la vita sono esclusi dalla letteratura, con qualche eccezione”.

 

Cass Pennant, non è di certo un letterato, almeno non uno di quelli che potresti trovare all’Hurlingham Club discutendo di Polo e Croquet. Pennant, enorme nero londinese, è uno dei membri originari della temutissima I.C.F (InterCity Firm) del West Ham, che passata la tempesta dei vent’anni scrive per giornali e cinema. Il suo “Congratulazioni – Hai appena incontrato la I.C.F.” è il resoconto di un’epoca ed una generazione che ha dominato l’Inghilterra degli anni ’70-80 fatta di risse, sbronze e assalti ai traghetti, tutto secondo un’etica ed un cerimoniale ben definito, che aveva il suo culmine nella conquista della curva avversaria.

 

Prima vita e solo infine letteratura

 

 

Riflettendo sui motivi che portarono al declino della violenza legata al calcio d’oltremanica, Pennant individua quattro diverse concause: la perdita delle gradinate, l’introduzione di regimi di polizia più incisivi, l’aumento del prezzo del biglietto con l’obbligo di prenotazione del posto a sedere ma anche l’insorgere del fenomeno dei rave party.

 

 

«L’esperienza della rave music ebbe un certo effetto sulla gente che andava alle partite di calcio. Anche se la fine fu dovuta a una naturale progressione di eventi, il collegamento con il fenomeno dei rave era interessante per me. Lavoravo già da un pezzo nel giro della sicurezza dei locali notturni. Ricordo i tempi di quei primi rave; cominciò tutto nell’estate dell’88. Vidi passare un po’ di ragazzi del Chelsea e dell’Arsenal, ma la maggior parte erano Millwall e West Ham.

 

Questo era un evento “east”, dal momento che si svolgeva da qualche parte nell’Essex, e sapevo che alcuni West Ham avevano partecipato a rave a Downham, che era “South”. La gente del football non cambia così facilmente. Io mi misi in guardia pronto per lo scontro, quando vidi arrivare un gruppo di persone. […] Ma arrivato al termine della serata, che in eventi come questi diventava sempre la mattina successiva, fui io ad imparare qualcosa. Non accadde nulla. Niente fu sul punto di accadere, niente sembrò lontanamente accadere» (Congratulazioni – Hai appena incontrato la I.C.F., di Cass Pennant, pp. 375-376).

 

 

La politica di tagli dell’assistenza sociale con la privatizzazione dei servizi – la quale colpì in particolar modo la “working class”, che all’hooliganesimo aveva dato impulso – unita all’avvento dell’acid house e della scena Madchester, portò questa gran massa di ragazzi dallo scontro fisico con le forze di polizia e con le altre firm a reinventarsi come organizzatori di rave e spacciatori.

 

hooligans
Non tutti seguirono questa strada ma ormai, come per l’eroina in Italia, la strada era tracciata

 

 

Così furono poste le basi per una nuova generazione meno interessata alla violenza da stadio e più agli acidi, come spiegava Mark Gilman nel suo rapporto del 1994 Football and drugs: two cultures clash. Si andavano formando nuove amicizie anche tra gruppi di tifoserie rivali attraverso i casual-rave e il motto, impensabile fino a qualche anno prima, diventava “good music, good drugs and no violence”.

 

 

Mentre la Madchester ebbe come centro di sviluppo l’area urbana di Manchester – caratterizzandosi per una originale fusione di alternative rock e dance music, unendo la cultura rock a quella rave e facendo da gestazione alla nascita del britpop dei fratelli Gallagher, dei Pulp e dei Blur – l’acid house, originaria di Chicago, fu portata a Londra dal dj londinese Paul Oakenfold che nel 1988 inaugurò due diversi locali, lo Spectrum e il Trip. Al termine di questi eventi, che si concludevano alle prime luci dell’alba, numerosi “ravers” si recavano nelle campagne limitrofe per proseguire i bagordi fino all’eventuale arrivo degli “Old bill” (la madama).

 

 

I Blues del Chelsea e qualche altro gruppo sparso a macchia di leopardo cercarono di opporsi a questo mutamento rispetto alle origini; celebri furono le T-shirt “Hooligans Against Acid” indossate a Stamford Bridge, sebbene a quasi trent’anni di distanza molti di loro si domandino ironicamente: ma in fondo, perché non “godersi” entrambi?

 

 

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