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Italia
13 Luglio

Lotito e la Salernitana, una triste storia all’italiana

La telenovela della multiproprietà.

Claudio Lotito ha vinto ancora una volta: la Salernitana è stata ammessa in Serie A, stravolgendo le regole precarie del calcio italiano. Nei giorni scorsi il Consiglio Federale della FIGC si è infatti espresso a favore dell’ammissione del club campano, approvando il trust (uno strumento anglosassone con cui si affidano dei beni ad un trustee, chiamato a gestirli secondo determinate regole) proposto da Claudio Lotito. Per la prima volta, due squadre che condividono/condividevano la stessa proprietà, parteciperanno allo stesso campionato.

Ma andiamo con ordine. Nella passata stagione l’Us Salernitana 1919 ha conquistato per la terza volta la Serie A. Al triplice fischio della gara vinta contro il Pescara (0-3), il 10 maggio 2021, negli uffici della FIGC è però calato il gelo. Nessuno era preparato ad affrontare il tema delle multiproprietà, e molti speravano che una situazione del genere non si presentasse mai (o, comunque, più in avanti possibile). Per chi non lo sapesse il club campano appartiene alla famiglia Lotito, con le quote divise tra la Omnia Service One srl – che risulta al 100% di Enrico Lotito, figlio 25enne di Claudio – e La Morgenstern srl – al 100% di Memini srl e nel Gruppo di Marco Mezzaroma, cognato di Claudio Lotito. 

La  Lazio, invece, appartiene per il 67% alla Lazio Events srl, la holding costituita nel 2004 per salvare il club dal default dopo la gestione Cragnotti, controllata dall’imprenditore romano attraverso tre veicoli (Snam Lazio Sud, Linda e Bona Dea). Questa situazione di multiproprietà rientra puntualmente nell’articolo 16 delle NOIF (le norme organizzative interne federali) che vieta, o almeno vietava, categoricamente la partecipazione di due squadre con la stessa proprietà al medesimo campionato. 

“Non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determinano in capo al medesimo soggetto controlli diretti o indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica. Ai fini di cui al comma 1, un soggetto ha una posizione di controllo di una società quando allo stesso, ai suoi parenti o affini entro il quarto grado sono riconducibili, anche indirettamente, la maggioranza dei voti di organi decisionali ovvero un’influenza dominante in ragione di partecipazioni particolarmente qualificate o di particolari vincoli contrattuali”,

Art.16 N.O.I.F., modificato il 17 maggio 2021

La FIGC in queste settimane, nonostante l’ostentato pugno duro, in privato ha strizzato l’occhio alla Salernitana e a Lotito, cercando di trovare una soluzione per tutelare – giustamente – le esigenze dei tifosi granata, vittime di una situazione imbarazzante per tutto il calcio italiano. Per questo la Federazione si è dimostrata sempre ben disposta nei confronti di Lotito, concedendo proroghe su proroghe per consentire l’iscrizione del club. Al tempo stesso i vertici federali hanno imposto delle regole per la cessione della società, affinché tutto avvenisse nel modo più trasparente possibile.

Timeline Salernitana Trust Lotito

In un primo momento Gravina aveva fissato al 25 giugno il termine per la risoluzione della multiproprietà, che poteva avvenire in due modi: tramite la cessione del pacchetto azionario o tramite la costituzione di un trust lontano da qualsiasi influenza da parte di Lotito, chiedendo nello specifico l’attuazione mediante una società e non una persona fisica. Ovviamente il patron laziale ha fatto pressioni per smussare alcuni angoli, così da non perdere completamente la presa sul club. In effetti il 25 giugno, giorno della scadenza del termine fissato dalla FIGC, Lotito aveva presentato un trust che non soddisfaceva appieno le richieste della Federazione (con un documento presentato che non era un atto pubblico, ma solo una bozza).

A questo erano seguiti altri vuoti normativi: intanto non era stato chiarito il criterio della scelta del generale Marchetti come amministratore del trust, notoriamente vicino a Lotito: lo stesso Marchetti, capitano della finanza in pensione, che era stato candidato alla presidenza della Lega Calcio proprio da Lotito nel 2017. Insomma, non una figura super partes come richiesto dalla Federazione che pretendeva, per l’appunto, che il trust fosse affidato ad una società specializzata. Al tempo stesso la FIGC aveva evidenziato la mancanza di garanzie sull’indipendenza economica del trust: in sostanza, proposta bocciata e rispedita al mittente con la possibilità di presentare una nuova soluzione entro e non oltre il 3 luglio (con il verdetto finale da parte del Consiglio Federale il 7 luglio).

Una situazione paradossale, con i tifosi della Salernitana vittime di un sistema fallace, in agonia dopo una stagione entusiasmante.

Così le prime riunioni di Serie A si sono svolte senza la presenza di rappresentanti del club, mentre i tifosi osservavano inermi dopo aver festeggiato i 102 anni di storia. In questo clima ovviamente, dopo la prima bocciatura ed un duro comunicato stampa dei tifosi, Lotito doveva per forza seguire le indicazioni della FIGC, modificando il trust e concedendo quell’indipendenza economica richiesta. Dopo giorni concitati, con la presentazione avvenuta nei termini prestabiliti, la FIGC ha accolto il trust con il parere positivo della Covisoc (organo di controllo interno alla Federazione). Tutti i massimi esponenti del calcio italiano hanno votato a favore tranne l’avvocato Mauro Balata, presidente della Lega di Serie B, che ha espresso il suo dissenso per la scelta.

102 anni di storia, per una delle squadre di provincia e tradizione del calcio italiano.

Lotito sostanzialmente ha iscritto la Salernitana in Serie A mediante l’utilizzo del “blind trust” con lo scopo di separare il soggetto dal proprio patrimonio, e così evitare il conflitto di interessi. Senza perderci in particolari specifici e cavilli burocratici, possiamo dire che il tutto sarà soggetto a diverse condizioni: intanto la Salernitana, in caso di mancata cessione, perderebbe l’affiliazione nell’arco di sei mesi (per dirla in parole semplici, verrebbe esclusa dal campionato di Serie A). Al tempo stesso saranno vietate le triangolazioni con la Lazio in sede di calciomercato, mentre la FIGC avrà sempre la possibilità di accedere ai flussi informativi della Salernitana da qui al 31 dicembre, termine ultimo per la cessione delle quote societarie. 

A rappresentare il club campano in Lega saranno la Melior Trust, già utilizzata da Cellino e rappresentata da Isabella Isgrò, e la Widar Trust, rappresentata da Paolo Bertoli. Il generale Ugo Marchetti invece, amministratore del club, ha sottoscritto una dichiarazione di indipendenza e sarà sottoposto all’osservazione del cosiddetto “guardiano”, con i trustee che potranno nominare un ente terzo per verificare l’autonomia dello stesso Marchetti. L’unica nota stonata di questa procedura è l’autonomia economica del club: la Salernitana ha un parco giocatori ridotto, con tantissimi prestiti e pochi calciatori di spessore.

Per far fronte al massimo campionato nel business plan del trust Salernitana 2021, approvato dal Consiglio Federale, compare la “misera” cifra di 20milioni di euro.

Ma da dove arriva questo denaro? Lotito ha presentato un trust in cui i fondi per la gestione del club deriveranno dai diritti tv e dai contratti di sconto con istituti bancari a garanzia (con cui, tra l’altro, bisognerà acquistare e pagare ai calciatori il premio promozione, circa 1,5mln). Spulciando i dati economici della Salernitana, scopriamo che in Serie B il monte ingaggi è stato pari a 10mln e in Serie A è destinato ad impennarsi. Ma al di là delle ipotesi, quel che è certo è che la Salernitana, in questa stagione, non avrà una forza economica importante – per usare un eufemismo.


Comunque dopo mesi di possibili acquirenti esteri, da Andrea Radrizzani alla famiglia reale Saudita fino al rischio esclusione, la Salernitana è in Serie A. Una vittoria per Lotito, che dimostra ancora una volta le sue qualità nel mondo sportivo: il club, ammesso nel massimo campionato, ha acquisito valore e la cessione garantirà un profitto al patron laziale che, al momento, chiede circa 80 milioni di euro (una cifra eccessiva considerata la mancanza di immobili riconducibili al club e un parco calciatori, attualmente, di poco valore).

Tutta questa vicenda certifica però anche l’indecisione del sistema calcio italiano, impreparato a rispondere celermente a situazioni sì di emergenza, ma preventivate o comunque preventivabili. La stessa Federazione non ha chiesto alcun genere di consulenza esterna, né un parere all’Antitrust per la trasparenza dell’operazione e l’indipendenza del club stesso. Ora, dopo questo episodio, ci aspettiamo da parte dei vertici del calcio italiano un’ulteriore restrizione sulle multiproprietà per evitare casi simili, ricordando che in Italia ci sono altre situazioni speculari come quella che vede il Bari e il Napoli gestite entrambe dalla famiglia De Laurentiis.

Difficile dire come intervenire, in una materia complicata da addetti al settore. Quello che preoccupa è anche la situazione internazionale, che potrebbe portare a nuovi monopoli nello sport concentrando risorse nelle mani di pochi: basta vedere come ha agito l’integerrima Uefa che, negli anni passati, ha autorizzato le multiproprietà e la partecipazione alle stesse competizioni europee delle società targate Red Bull (Lipsia e Salisburgo). In uno scenario del genere è molto difficile capire come muoversi, e anche sapere quello che ci aspetta.

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