Altri Sport
22 Novembre 2017

Il morso dei Pumas

L'Italia dell'ovale torna con i piedi per terra dopo la vittoria contro le Fiji.

Cinquantasei minuti sul cronometro, quasi cinquantasette, l’Italia è nei 22 metri argentini e sta facendo una bella pressione. Pochi centimetri alla volta, veramente pochi, ma ci siamo. I Pumas soffrono, e neanche poco. Hanno vissuto un 2017 travagliato, vincendo un solo match nell’ultimo anno solare, ma sanno che da quell’azione dipende tutto il resto della partita. Jaco Peyper, arbitro sudafricano, allarga il braccio verso di noi, abbiamo il vantaggio. Avere il vantaggio significa, in parole povere, che male che vada si può contare su un calcio di punizione a favore. A meno che la palla non passi per i pali o venga schiacciata in meta, in quel caso il vantaggio sarebbe acquisito. Marcello Violi, mediano di mischia azzurro, estrae la palla dal raggruppamento, fa un passo, non ha esitazioni. Esplode un drop, palla in mezzo ai pali, tre punti e sorpasso azzurro. Sapete, un gesto del genere può dire tante cose, basta saperle interpretare. Può dire agli argentini che gli uomini di O’Shea hanno tra le loro fila dei discreti Robin Hood, può voler dire che potenzialmente sappiamo ribattere colpo su colpo, visto che questo è il settimo sorpasso di una partita dura e combattuta. Esistono diversi tipi di drop nel rugby. C’è quello di Jonny Wilkinson, che ti fa vincere una Coppa del Mondo. C’è quello che prova Adam Jones, professione pilone, ma solo per prendersi un calcio di punizione a suo dire decisivo. Ma un calcio di rimbalzo così, con molti uomini schierati al largo, con i Pumas in grossa difficoltà e terrorizzati dal dover perdere una partita che sulla loro carta sembrava abbordabile, beh, non è un gran segnale per i giganti vestiti di azzurro. Non fraintendete: una delle prime cose che ti insegnano su un campo da rugby è che, se vuoi mettere alle corde l’avversario, devi cercare di segnare punti ogni volta che entri nella sua metà campo. Mete, calci di punizioni, drop, qualsiasi soluzione. Ma segnare, far capire che si è concreti. Altra cosa che ti insegnano, però, è che l’avversario deve essere valutato anche per come decide di punirti. E se l’Italia decide di piazzare un drop così, senza nemmeno provare ad allargare l’ovale, senza nemmeno forzare la linea di difesa una volta di più significa che la spia della benzina è accesa da un bel po’.

Tango argentino tra le linee in quel di Firenze
Tango argentino tra le linee in quel di Firenze

Sta di fatto che negli ultimi 24 minuti scarsi gli azzurri non segnano più, mentre i Pumas mettono a segno due mete condannandoci ad un 31 a 15 forse un po’ troppo severo nelle dimensioni, visto quanto successo nel primo tempo. Nessuno mette in discussione la vittoria argentina, ci mancherebbe, ma i primi 40 minuti hanno visto un’Italia concreta, solida in difesa e monumentale nelle fasi statiche. Soprattutto in mischia, dove la nostra prima linea ha suonato una sinfonia assente nello spartito degli argentini. Il 9 a 8 con cui siamo arrivati all’intervallo, per certi versi, ci stava pure stretto, nonostante una meta subita per due placcaggi troppo molli su Cancelliere, libero di schiacciare. Gli azzurri hanno ribattuto colpo su colpo, la sfida dalla piazzola tra Sanchez e il nostro numero 10 Carlo Canna è proseguita anche nella ripresa. Nessuno sembrava cedere. Poi quel drop, in un momento in cui il pallone non doveva toccare tomaia alcuna. I Pumas stavano soffrendo, e neanche poco. Hanno vissuto un 2017 travagliato, difficile, hanno vinto solo un match nell’ultimo anno solare, lo sappiamo già.  Ma quello che forse non riusciamo a dirci fino in fondo è che i nostri avversari hanno affrontato Inghilterra, Australia, Sudafrica e gli All Blacks. Più volte. Sono match di un livello diverso, partite che ti insegnano sempre qualcosa. Da sconfitte contro mostri del genere impari a pensare, ragionare e vivere a velocità il più delle volte superiori a quelle a cui sei abituato. E se sei bravo, se hai imparato bene, quando ti trovi di fronte avversari più “umani” sai cosa devi fare. E lo fai senza che la lancetta dell’ossigeno scenda sotto il livello di guardia. Se la sono vista brutta, nella splendida cornice di Firenze. Sotto ma di un solo punto, e per di più con una squadra che ha fatto capire che certi momenti di rottura non li sa ancora gestire, che davanti a certi traguardi volanti non sa ancora dare il giusto colpo di reni. Mettendo a posto mischia e touche grazie ad una panchina più lunga della nostra, i Pumas hanno alzato i giri del loro motore. E al 69’ con la meta di Kremer, si sono tolti un peso mica da ridere. Qualche minuto dopo segnerà pure Tuculet, ma il match aveva già dato il suo responso, con una Argentina più solida e “lunga” e una squadra azzurra che non ha dimostrato di non avere molta dimestichezza col poker e con l’arte del bluff.

Quando i Pumas azzannano
Quando i Pumas azzannano

Vincono i Pumas, meritatamente, noi ora aspettiamo gli Springboks. No, scordatevi l’impresa dell’anno scorso, a Padova sarà un’altra cosa. Ma se vogliamo crescere e diventare competitivi contro queste corazzate dovremo passare anche per questi sentieri. Scontri con avversari più forti, sconfitte più o meno pesanti, gestualità errate. Serve tutto. Dovremo ricominciare da drop che tutto sembrano e che invece, a lungo andare, risultano effimeri.

Effimeri in un mondo di concretezza.

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Sergio Parisse
Ritratti
Cristian Lovisetto
15 Marzo 2019

Sergio Parisse

Venerabile gigante.
Sei Nazioni 2019, terzo atto
Altri Sport
Cristian Lovisetto
26 Febbraio 2019

Sei Nazioni 2019, terzo atto

Come è andata la terza giornata di gioco tra i titani europei della palla ovale.
6 Nazioni 2019, secondo atto
Altri Sport
Cristian Lovisetto
10 Febbraio 2019

6 Nazioni 2019, secondo atto

Inghilterra dominatrice. Irlanda, Galles e Scozia in scia. Francia e Italia in affanno.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Una vita in tribuna stampa
Interviste
Sebastiano Caputo
25 Novembre 2016

Una vita in tribuna stampa

Abbiamo parlato di calcio italiano e di narrazione sportiva con Alessandro Vocalelli, direttore del Corriere dello Sport e del Guerin Sportivo.
Nessuno tocchi Maradona
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
25 Novembre 2020

Nessuno tocchi Maradona

L'arte è arte perché amorale, al di là del bene e del male.
La parabola di Re Carlos
Altri Sport
Cristian Lovisetto
11 Maggio 2017

La parabola di Re Carlos

Alla corte di Carlos Spencer. Lì dove il rugby è più bello.
Le macerie sportive dei Benetton
Altri Sport
Raffaele Scarpellini
08 Gennaio 2021

Le macerie sportive dei Benetton

La famiglia Verde nello sport, un impero decaduto.
Germania 2006
Calcio
Maurizio Fierro
07 Luglio 2022

Germania 2006

Contro tutto e tutti.