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Tifo
15 Luglio

L’AS Roma è dei suoi tifosi

Alberto Fabbri

78 articoli
Intervista a Walter Campanile, presidente onorario di MyRoma, l'associazione dei tifosi romanisti.

Dopo aver conosciuto “Nelle Origini il Futuro”, tramite le parole del presidente Massimiliano Romiti, intervistiamo Walter Campanile, presidente onorario di My Roma – ASR Supporters Trust, primo soggetto di azionariato popolare della nostra Serie A e co-fondatrice del suddetto comitato. L’associazione dei tifosi romanisti può essere considerata a tutti gli effetti l’apripista del movimento nostrano, e continua a rappresentare un punto di riferimento per questo tipo di progetti; ispirata al modello dei Trust europei e partorita dal grembo dell’inimitabile ambiente romanista, ha dimostrato che l’azionariato popolare può essere una realtà anche nel nostro Paese, perfino in una società quotata in borsa.

Come nasce il vostro progetto? Perché avete scelto proprio la formula del Trust “all’inglese”?

La nostra associazione è stata fondata ufficialmente il 27 maggio 2010, ma è frutto di un percorso iniziato quasi un anno prima. Infatti, già nel settembre 2009 era stato avviato un progetto per informare l’ambiente romanista sulla possibilità di avviare il primo soggetto giuridico italiano che potesse condurre all’azionariato popolare. Insomma, abbiamo dovuto seminare su un terreno vergine, inaridito dallo scetticismo e dall’ignoranza; figuratevi quali possono essere state le reazioni del tifo di un club quotato in borsa..sembrava una vera utopia!

L’obiettivo più difficile è, oggi come allora, convincere la tifoseria e l’intera opinione pubblica sull’importanza di sviluppare una rappresentanza di sostenitori, responsabile e democratica, all’interno della società. Con il fine ultimo non di influire sulle scelte tecniche, ci mancherebbe, bensì di rafforzare il radicamento della società giallorossa nel tessuto sociale, cittadino in primis, in tutti i modi possibili. Dopo aver studiato i tre principali modelli di azionariato popolare, Trust inglese, 50%+1 tedesco e tradizionale spagnolo, abbiamo optato per l’associazione, in quanto era il soggetto che nell’ordinamento giuridico italiano più si avvicinava ai Trust europei, fondati sui principi di democraticità e nessuno scopo di lucro soggettivo. Quindi anche nella nostra realtà vale la regola di un voto per testa e si persegue uno scopo sociale, cioè di lucro oggettivo.


Come si può descrivere oggi la vostra componente sociale?

Ad oggi possiamo dire di avere un rappresentanza assolutamente trasversale nell’ambiente romanista. Nonni e nipoti, padri e figli, studenti e lavoratori, nella nostra associazione sono coinvolte tutte le categorie del tifo giallorosso. Una eterogeneità che comporta anche una scelta “estetica”: lo striscione di MyRoma non è mai stato appeso in nessun settore dell’Olimpico, proprio per evitare che potesse essere associato ad una particolare classe o gruppo di tifosi. Il nostro obiettivo, ribadisco, è rafforzare il legame tra il club e la tifoseria tutta; quindi abbiamo deciso di esporre il nostro striscione soltanto alle partite della Primavera, che si seguono da un’unica tribuna al Centro Sportivo Fulvio Bernardini. 

Di recente il Barcellona ha annunciato di voler eliminare i vincoli per associarsi al club, nel tentativo di ampliare la base di soci raccogliendo così più risorse. Anche voi avete pensato ad iniziative analoghe?

Posso dire che anche in MyRoma si discuterà di alcune novità nel criterio di tesseramento dei soci. In questo momento però, la proposta deve essere ancora approvata dal Consiglio direttivo, quindi è prematuro parlarne. 

Il simbolo di MyRoma: etica ed estetica

Prima ha citato il centro tecnico Bernardini, a Trigoria, che è stato il fulcro di alcune della vostre principali iniziative. Quali sono i principali risultati ottenuti nel vostro cammino?

Innanzitutto bisogna soffermarsi sul fatto che l’acquisto di quote del pacchetto azionario è soltanto una delle vie per mettere in pratica l’azionariato popolare, un modo sicuramente di grande risalto mediatico, ma allo stesso tempo molto impegnativo economicamente. Oggi possediamo circa 100000 azioni, tuttavia si rischia di non stare al passo con gli aumenti di capitale e vedere quindi la propria percentuale di azioni diluirsi nel tempo. Allora, in questi anni ci siamo impegnati in numerose iniziative, anche molto diverse tra loro, allo scopo di avvicinare reciprocamente club e tifoseria con ogni mezzo. 

Potrei cominciare dall’apertura dello Sportello del tifoso (oggi Centro Servizi AS Roma), poi la semplificazione dei processi di hometicketing, o l’organizzazione di un servizio di bus per permettere ai tifosi disabili di raggiungere all’Olimpico; per lo stesso scopo sociale, abbiamo allestito l’audiodescrizione delle partite per tifosi non vedenti allo stadio e creato il gruppo di donatori di sangue di MyRoma. Come puoi capire, nell’ottica di radicamento del club sul territorio e di coinvolgimento di tutto il tifo romanista, l’impegno in iniziative di queste genere è importantissimo per noi.


Allo stesso modo, in quanto tifosi, è fondamentale tutelare i simboli della nostra passione e tramandare le tradizioni alle generazioni future; l’avvenire della Roma e dei suoi tifosi sta nel rispetto della sua storia. Per questo nasce il progetto del Museo MyRoma, la richiesta alla società di aprire regolarmente il centro di allenamento di Trigoria, e ancora la “Festa del papà giallorosso”, per celebrare questa fede che si tramanda di padre in figlio.

Certo non sempre sono rose e fiori con la società AS Roma e ci sono state occasioni in cui ci siamo dovuti opporre alle scelte della dirigenza. Posso citare la contestazione alla proposta di impiego dei Fan Token, una sorta di moneta virtuale per acquistare prodotti e servizi marchiati AS Roma, e la campagna contro il nuovo stemma. Contestualmente ci siamo trovati a condurre battaglie che andavano perfino oltre l’orizzonte romanista: innanzitutto l’approvazione della AS Roma Card Away, che ha rappresentato un viatico per far tornare in trasferta gli allora “non tesserati” di numerose altre squadre italiane, e il ricorso al Garante della Privacy contro la Tessera del Tifoso, grazie al supporto dell’Avvocato Contucci. L’azionariato popolare può diventare uno strumento per migliorare l’intero mondo del calcio ed ovviamente dello sport italiano.

Quali obiettivi vi prefiggete per il futuro?

Potrei dire che l’obiettivo immediato sia riprendere tutte le attività che sono state sospese in questo anno e mezzo di pandemia, ma sarebbe riduttivo. Infatti, oltre all’impegno a Roma e per i tifosi della Roma, da qualche anno abbiamo deciso di sposare una prospettiva nazionale. Come ben sapete, siamo cofondatori del comitato NOIF, insieme a ToroMio e APA Milan, due realtà a noi quasi coeve con cui abbiamo deciso di unire le forze; dopo anni di esperienze comuni, abbia deciso di fare squadra insieme ufficialmente dal 2018. 

Oggi il NOIF riunisce una decina di associazioni di tifosi in tutta Italia, che fanno fronte comune per l’approvazione della prima legge sull’azionariato popolare nel nostro Paese. Potrei dire che, ad oggi, proprio questo sia il nostro massimo obiettivo! Certo l’attività nel contesto romanista rimane imprescindibile ed adesso ancora più necessaria, per ristabilire il legame che si allentato in questi tempi critici, ma la partita più ambiziosa e sfidante si gioca a livello nazionale. 


L’azionariato popolare è un fenomeno in netta crescita nelle serie minori, ma stenta a prendere piede in Serie A e B. Quali sono le principali difficoltà? Perché in Italia sembra esserci una certa “arretratezza culturale” sul tema, rispetto all’estero?

Appunto, come già raccontato dal presidente Romiti di NOIF, in Italia dobbiamo scontrarci innanzitutto con una mentalità retrograda e affezionata ad un concetto di mecenatismo sportivo. Noi stessi abbiamo dovuto affrontare lo scetticismo di tutto l’ambiente, prima di fondare ufficialmente la nostra associazione. Dall’estero arrivano numerose fonti di ispirazione, ma non sempre si riesce a cogliere l’essenza di questi esempi. Spesso è già un impresa far capire alle persone che l’obiettivo non sia intervenire sulle scelte tecniche della società, bensì avvicinare alla comunità quello che è un bene collettivo! Il fatto che, in questi anni, si stiano moltiplicando le iniziative nate dal basso su iniziativa dei tifosi fa sicuramente ben sperare; tuttavia, il vero obiettivo deve essere innescare una rivoluzione culturale su ampia scala. Un nuovo modo di pensare il calcio, lo sport e l’intera società.

Nel 2011 abbiamo visitato Amburgo e siamo stati ospiti delle tifoserie delle due squadre cittadine. Da questa bella esperienza è stato tratto un documentario (disponibile su YouTube) che aiuta a comprendere quanto sia profondo il concetto di azionariato popolare; vivere il proprio club 365 giorni all’anno tramite il volontariato, impegnarsi per la tutela e la valorizzazione del bene collettivo, difendere le tradizioni e coinvolgere i più giovani non solo nelle attività sportive, ma anche in quelle educative: rinsaldare il legame tra club, territorio e tifoseria va ben oltre l’acquisto di quote societarie! Abbiamo visto come il “Fanladen” (il Centro di coordinamento dei tifosi) sia un organo indipendente ed allo stesso tempo imprescindibile all’interno delle società sportive tedesche.

In Italia, il comitato NOIF sta cercando innanzitutto di avviare un movimento d’opinione, perchè è arrivato il momento di condurre un’azione collettiva che coinvolga tifosi, giornalisti, addetti ai lavori e dirigenti. Il primo passo di questo percorso sono convinto debba essere l’approvazione delle legge che abbiamo promosso direttamente. Il punto fondamentale, e se vogliamo rivoluzionario, è l’introduzione del soggetto giuridico che dovrà rappresentare i tifosi all’interno della società; in altre parole la prima pietra su cui costruire quella che noi chiamiamo una “Comunità sportiva”.

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